Nell’Appennino Tosco Emiliano il 70% di tutte le specie presenti in Italia!

Quando in auto scavalcate il passo della Cisa per recarvi al mare in Versilia, guardatevi un attimo intorno. Quei selvaggi crinali dell’Appennino Tosco Emiliano sono stati iscritti dal Consiglio internazionale di coordinamento dell’Unesco nelle riserve MAB (Man and the Biosphere Programme). Leggiamo dal sito Unesco di che cosa si tratta: “Il Programma MAB (Man and the Biosphere)  è stato avviato negli anni ’70 allo scopo di migliorare il rapporto tra uomo e ambiente e ridurre la perdita di biodiversità attraverso programmi di ricerca e capacity-building. Ha portato al riconoscimento delle Riserve della Biosfera, aree marine e/o terrestri che gli Stati membri s’impegnano a gestire nell’ottica della conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile, nel pieno coinvolgimento delle comunità locali. Scopo della proclamazione delle Riserve è promuovere e dimostrare una relazione equilibrata fra la comunità umana e gli ecosistemi, creare siti privilegiati per la ricerca, la formazione e l’educazione ambientale, oltre che poli di sperimentazione di politiche mirate di sviluppo e pianificazione territoriale”.

L’Appennino Tosco Emiliano è stato dunque ufficialmente riconosciuto come “sito privilegiato per la conservazione delle risorse e dello sviluppo sostenibile”. Ed ecco la motivazione, traducendo quanto pubblicato sul sito dell’Unesco: “La Riserva della Biosfera dell’Appennino Tosco-Emiliano (Italia) è situata nelle regioni Toscana ed Emilia-Romagna, nell’Italia Centro-settentrionale. Essa copre il crinale appenninico tosco-emiliano dal passo della Cisa al passo delle Forbici. Questa striscia di crinale segna il confine geografico e climatico tra l’Europa continentale e l’Europa mediterranea… La riserva contiene il 70% di tutte le specie presenti in Italia, incluse specie di uccelli, anfibi, rettili, mammiferi, pesci, il lupo e l’aquila reale, ma anche una grande biodiversità nelle piante, con almeno 260 specie acquatiche e terrestri. La principale attività economica è l’agricoltura, con varie tipologie a seconda del paesaggio. Recentemente si è sviluppata un’economia turistica per migliorare il legame tra turismo e agricoltura, con, ad esempio, i ristoranti con menu “a chilometri zero” che utilizzano i prodotti locali”.

Il riconoscimento internazionale ha reso orgogliosi soprattutto i comitati Cisatel, La luna sul monte e Cisa-Cirone, che hanno a più riprese difeso proprio la zona attorno al passo della Cisa, qui menzionato dall’Unesco, dalle ondate della grande speculazione eolica, generata esclusivamente dagli eccessi di incentivazione governativa a quel settore.

“Una grande e riuscita operazione”, ha commentato il sottosegretario alla presidenza della Regione Emilia-Romagna Andrea Rossi, “che per l’Emilia-Romagna è motivo di profonda soddisfazione. Assieme al Delta del Po, la montagna tosco-emiliana diventa luogo di tutela ambientale e di promozione di uno stile di vita. Credo sia significativo che siano proprio due territori che in passato hanno subìto un impoverimento demografico ed economico a vedere riconosciuto un grande valore. Valore che non è legato solo al paesaggio, ma anche alle produzioni agroalimentari, agli insediamenti storici, al patrimonio di biodiversità”.

“Forte sarà l’impegno della Regione”, ha concluso il sottosegretario, “per sostenere questi territori, che oggi hanno ottenuto un riconoscimento straordinario”.

Particolarmente ispirate appaiono le parole del presidente del parco, Fausto Giovanelli, qui riportate“L’appartenenza alla Rete MaB rappresenta un punto d’arrivo e un successo; si accresce così il valore del lavoro e dell’intelligenza di generazioni, dei nostri genitori, dei nostri nonni e delle persone che investono il proprio impegno sull’Appennino. Questo successo è un riconoscimento anche alla bellezza e alla ricchezza ecologica delle nostre montagne che separano e connettono l’Europa e il Mediterraneo. MaB è un inizio per dare ai bambini, alle ragazze e ai ragazzi l’orgoglio di appartenenza alla nostra terra, insieme con il supporto e le conoscenze necessarie per progredire sulla via dell’innovazione e dello sviluppo sostenibile, con la responsabilità e la volontà di collaborare tra di loro e con tutta la gente e i territori della Rete UNESCO e di tutto il pianeta”.

Questo il commento del ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti: “L’Unesco evidenzia la straordinaria biodiversità e ricchezza di paesaggi del nostro Paese e, al tempo stesso, riconosce la capacità delle comunità locali di saper trovare il giusto equilibrio fra uomo e natura, valorizzando l’insieme delle risorse umane, naturali, culturali, paesaggistiche e produttive presenti sul territorio“.

E ancora: “Il riconoscimento pervenuto da Parigi mi riempie di orgoglio e conferma la bontà dell’azione di salvaguardia dell’ambiente avviata dal governo italiano. Alla mia gioia di Ministro si unisce la mia gioia di emiliano per il risultato raggiunto dal mio territorio: sono doppiamente felice, doppiamente orgoglioso”.

In generale, l’Unesco in questi ultimi anni sembra voler premiare i luoghi che hanno saputo creare e preservare nel tempo un’identità e una peculiarità. Ma se per i siti antichi si tende a privilegiare le componenti culturale e religiosa, quando si tratta di iscrivere ambienti rurali o addirittura urbani relativamente recenti – chiaro monito al dissesto, all’urbanizzazione e all’impoverimento selvaggio del territorio, alle loro possibili conseguenze, a cominciare dal global warming in atto – si dà la preferenza a quelle aree dove lo sviluppo agricolo o industriale è stato perpetrato in un modo che la storia ha dimostrato a suo modo sostenibile, anche al di là delle stesse intenzioni e conoscenze dei progettisti. (Ser)

Fonte: https://reteresistenzacrinali.wordpress.com/2015/06/25/lappennino-tosco-emiliano-proclamato-riserva-biosfera-unesco/

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