Giù le mani dalla verde “montagnetta” di San Siro!

Giò i man, giù le mani. Questo il 13 febbraio  2015 l’invito perentorio di MountCity a non alterare a Milano il verde del Monte Stella con inopportuni muri, totem, pareti, panchine in pietra. Ha fatto piacere scoprire, in un canicolare pomeriggio del 7 luglio, che “giò i man” è diventato lo slogan di un movimento di protesta guidato dal verde Enrico Fedrighini. Un movimento che di recente ha ricevuto un importante imprimatur con un appello al sindaco Pisapia firmato da storici dell’arte, architetti, urbanisti intellettuali.

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Un rendering del teatrino progettato sulle pendici del Monte Stella per il Giardino dei Giusti. Appare chiaro, tuttavia, che la “montagnetta” deve restare così come è adesso, senza camminamenti, muretti e muri, ma solo ricoperta di prati e alberi.

Alla “camminata” del 7 luglio inequivocabile è stato il linguaggio degli striscioni con l’invito a togliere le mani “ladre” dai parchi cittadini sfuggiti per fortuna a inopportune alterazioni in vista dell’Expo, come il canale che avrebbe collegato il Parco di Trenno con la grande esposizione di Rho Pero. Il tutto non certo per rendere più piacevole e fruibile il verde prezioso di Milano, ma per alimentare il pozzo senza fondo dell’esposizione universale con i suoi padiglioni pieni di nulla e le pacchiane esibizioni notturne dell’Albero della vita in un tripudio di suoni e luci da Gardaland.

Il Monte Stella, la montagna de San Sir o più brevemente la montagnetta, come la chiamano i milanesi, è una collinetta artificiale costruita dopo il 1945 con l’accumulo di macerie provocate dai bombardamenti degli alleati durante la II guerra mondiale e con altro materiale proveniente dalla demolizione degli ultimi tratti dei bastioni. Oggi è un’area verde accogliente, luogo privilegiato non solo dai residenti in zona, per fare sport, footing e passeggiate, e che offre a chi arriva in città dalle autostrade a ovest una visione ariosa e piacevole di Milano, nonostante le brutture costruite da poco nei dintorni.

Fedrighini
Il “verde” Enrico Fedrighini, da tempo schierato in difesa dei parchi milanesi (ph. Serafin/MountCity)

Ora come si è visto la montagnetta sta per subire un’inaccettabile prepotenza. “No ai muri, si al parco”, recitava il 7 luglio un altro striscione. Il Giardino dei Giusti venne realizzato e inaugurato il 24 gennaio 2003 in un’area di 3.700 mq, su proposta di Gabriele Nissim, storico italiano e presidente del comitato Giardino dei giusti, con l’idea di dedicare un luogo specifico di Milano alla memoria di tutte quelle persone nel mondo che si erano contraddistinte per la loro resistenza morale.

Nell’ottobre 2013, in vista dell’Expo 2015, il Comune ha deciso di affidare per i prossimi dieci anni l’intera area di sua proprietà, 7.300 mq, all’Associazione Giardino dei giusti  per valorizzarla con nuove strutture. E’ proprio su queste strutture che si indirizza ora la protesta. E’ forse opportuno alterare il verde di queste pendici boscose con muri, totem, pareti metalliche e, udite udite, un auditorium? A opporsi a un impatto tanto inopportuno da apparire dissennato sono, assieme alle brave persone che hanno “camminato” in segno di protesta in quel torrido 7 luglio (diverse le famiglie, numerosi i padri con i bambinetti in collo), gli urbanisti Meneghetti, Mioni, Berdini, Brenna, Gibelli, Gardella e i professori di Composizione architettonica del Politecnico Vitale, Bonaretti, Fosso e Bordogna.

Striscione
Un aspetto della manifestazione del 7 luglio per l’integrità del Monte Stella (ph. Serafin/MountCity)

Hanno preso posizione con Giuliana Parabiago, direttrice di Vogue e portavoce del comitato Amici del Qt8, le scrittrici Erminia dell’Oro e Vivian Lamarque e il giornalista Tullio Barbato per anni alla guida di Radio Meneghina. Hanno fatto sentire le loro voci anche Carlo Bertelli, Piero Bevilacqua e Salvatore Settis e il vice presidente emerito della Corte Costituzionale Paolo Maddalena. Ha fatto infine piacere ritrovare tra quanti pacificamente dimostrano perché il Giardino dei Giusti non finisca per stravolgere il prezioso paesaggio del Monte Stella Giulia Barbieri, fervente protagonista di mille battaglie per l’integrità del Monte Bianco e ora, per conto di Mountain Wilderness, del Parco dello Stelvio. Sembrerebbe proprio un esempio eloquente, la Barbieri, di come la difesa dell’ambiente alpino passi anche attraverso l’amore dei milanesi per la loro “mountcity”.

RISPETTARE IL MONTE STELLA MEMORIALE DI MILANO

Sul rispetto da riservare al Monte Stella “memoriale di Milano” si sono espressi il 24 giugno 2015 in www.arcipelagomilano.it Graziella Tonon e Giancarlo Consonni, custodi dell’archivio di Piero Bottoni che ha concepito il Giardino dei Giusti come un’oasi di pace, monito contro gli orrori della guerra.

Mettiamola così: se la più prestigiosa e la più apprezzata delle associazioni chiedesse di disporre di una balza del Giardino di Boboli per collocarvi muri, muretti, totem e un teatro all’aperto per rendere visibile il proprio messaggio, cosa pensereste? Il Monte Stella di Milano non è il Giardino di Boboli, ma quanto ad architettura del paesaggio è un gioiello della contemporaneità: in Italia ha inaugurato una nuova sintesi tra disegno urbano e progetto del paesaggio che ha fatto scuola.

In più quello è il memoriale di Milano. Là sotto ci sono membra e ossa della città ambrosiana. È infatti costruito con le macerie prodotte dal secondo conflitto mondiale che ha distrutto il 13% del patrimonio edilizio della città: nel definirne configurazione e carattere, Piero Bottoni ha voluto farne un messaggio di pace contro tutte le guerre. Percorrendone le balze, si può apprezzare la sapiente composizione in cui gli elementi naturali sono stati chiamati a giocare la loro parte, in un’ascensione che porta, al culmine, a spaziare con lo sguardo sulla città in continua trasformazione.

Su una di queste balze dal 2002 si è innestata l’iniziativa bellissima del Giardino dei Giusti. Ne è venuta un’integrazione, anche simbolica, che fin qui ha funzionato bene. Ora però l’associazione Gariwo, non contenta della modalità fin qui seguita, ha chiesto di seguire un’altra linea: più incentrata sulla comunicazione, sul segnare il territorio con muri, muretti, totem e un teatro all’aperto. Una pesante manomissione che snaturerebbe l’unitarietà dell’organismo Monte Stella. L’operazione, che ha trovato pieno sostegno nell’Amministrazione comunale, ha incontrato la forte opposizione degli abitanti (più di mille firme) e di intellettuali ed esperti (oltre 230 firme).

Monte Stella
Il Monte Stella nasce nel dopoguerra con le rovine dei bombardamenti (arch. Bottoni, per gentile concess.).

Purtroppo il confronto non è mantenuto nel merito. Un rappresentante di Gariwo per primo ha assunto la grave responsabilità di evocare fantasmi, scrivendo su Facebook: «La verità […] è che gratta gratta troveremo oscuri interessi dietro il Comitato per i no». E ancora: «Sotto sotto il giudeo massonico ritorna anche se mascherato dalle migliori intenzioni». Di fronte a queste uscite, abbiamo cercato di mettere in guardia alcuni illustri sottoscrittori di un appello lanciato da Gariwo dalla scelta irresponsabile di mettere fuori gioco dissenso e proteste bollandoli come inquinati da antisemitismo. Apriti cielo! Lo stesso esponente di Gariwo va sostenendo che i promotori dell’appello avrebbero ingannato i sottoscrittori, non mostrando loro la delicatezza (!) delle trasformazioni proposte. No: i firmatari hanno sottoscritto dopo aver visto il confronto tra lo stato attuale e i rendering del progetto. È una verifica che chi legge, se vuole, può fare di personasul sito dedicato.

Molti sono i nomi prestigiosi (e tra questi diversi di appartenenza ebraica) che chiedono di rispettare l’architettura del Monte Stella, salvaguardando nel contempo il Giardino dei Giusti, meravigliosa iniziativa, così com’è. È questa adesione ampia e qualificata che si cerca di demolire ricorrendo a travisamenti e insinuazioni. Gariwo dovrebbe invece meditare se, con il progetto che umilia il Monte Stella, non abbia imboccato una strada sbagliata. Si vuole sgombrare il campo da strumentalizzazioni ed equivoci? Si faccia una grande festa popolare dove insieme Gariwo, i Comitati dei cittadini e la città tutta celebrano il Giardino dei Giusti e il Monte Stella: due memoriali che finora hanno ben convissuto.

Ma questo comporta che vengano abbandonati progetti che devastano un parco tra i più belli di Milano.

Graziella Tonon e Giancarlo Consonni

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