Cervino, grandi abbuffate. Il “diner” in onore dei fratelli Schmid

Diner Zermatt 1931
Il “diner” in onore degli Schmid all’Hotel Mont Cervin di Zermatt (collezione A. Recalcati/Itineralpina)

La storia alpinistica del Cervino non è fatta solo di epiche scalate, virili sacrifici, vite finite prematuramente in mezzo alle tempeste. Nel centocinquantennale della prima ascensione, un ghiotto cimelio emerge dalle raccolte del milanese Angelo Recalcati, studioso di fama mondiale della storia dell’alpinismo e a sua volta alpinista di valore. Riguarda l’epilogo…gastronomico della trionfale conquista della parete nord realizzata nel 1931 dai fratelli tedeschi Franz (1904-1992) e Toni (1909-1932) Schmid. La cittadinanza di Zermatt, che due giorni prima li aveva accolti trionfalmente malconci ma trionfanti dopo la scalata, organizzò infatti in loro onore il 3 agosto un banchetto luculliano nei saloni dell’Hotel Mont Cervin.

Recalcati è tra i pochissimi al mondo a possedere copia del menu-gourmet controfirmato dai fratelli Schmid. Chissà se nel clima delle celebrazioni un moderno chef vorrà riproporlo ai moderni palati. Ecco la sequenza delle portate diligentemente battute a macchina: consommé double madrilène, langue de boeuf aux épinards, timbale de poulet maison, salade, chou-fleur polonaise, bombe Mont-Cervin avec friandises.

Si può immaginare con quanto entusiasmo Toni e Franz abbiano fatto onore a tutte le portate dopo essersi ripresi dalla tormentata esperienza conclusa ai piedi della grande croce sommitale tra fulmini e saette. “Lo stomaco che protesta”, hanno scritto nella loro relazione, “viene calmato con una tavoletta di cioccolato…Entriamo in Zermatt festante, l’intera popolazione ci accoglie con un immenso entusiasmo”. Anche il partito nazista tributò agli Schmid grandi onori, e una medaglia d’oro la ricevettero nel 1931 ai Giochi olimpici di Los Ageles.

A quel tempo alcuni esperti considerarono l’impresa molto audace e anche avventata, ma fu riconosciuto che rappresentava una tappa fondamentale nella conquista della Gran Becca. Dopo 34 ore sulla parete, con un bivacco in piedi, Franz e Toni giunsero sulla cima in piena tempesta e dopo una discesa problematica raggiunsero il rifugio Solvay dove aspettarono altre 36 ore prima di poter riprendere la via di Zermatt. Oggi lo svizzero Dani Arnold ha dimostrato che quella stessa salita si può fare in solitaria senza corda in un’ora e 46 minuti

Fratelli Schmid copia
Franz e Toni Schmid in un fotomontaggio dell’epoca.

Una scalata ancora oggi impegnativa

Dalla Hornli hutte seguire il sentiero che porta all’attacco dello sperone della normale Svizzera. Alla base di questo, traversare a destra su pendio glaciale e, giunti alla base rocciosa a fianco dell’imponente seraccata che la sovrasta, arrampicare per circa 30 metri (corda fissa presente sul margine superiore). Salire per circa una lunghezza di corda a margine del seracco e portarsi sul pianoro del Matterhorngletscher alla base del grande pendio di neve della parete N (ore 1-1.30).

L’attacco si trova lungo l’evidente pendio nevoso a destra dello sperone roccioso. Superare la terminale e salire sulla verticale per circa 200 metri, pendio a 50°-55°. Iniziare ad obliquare verso destra, seguendo le linee di debolezza del pendio. Utile essere a questa altezza con le prime luci del mattino. Per altri 200 metri si continua in conserva in direzione dell’evidente rampa (obliqua da sinistra a destra faccia a monte) che sale in traverso al centro della parete nord. Sosta su due chiodi e cordone a destra della rampa alla base di alcuni brevi salti rocciosi. Qui termina il primo terzo della parete. In base alle condizione di questo tratto è possibile affrontare subito la rampa oppure superare per circa trenta metri le balze rocciose sovrastanti la sosta puntando verso verso il diedro-rampa (sosta, due chiodi).

Autografo Schmid
Gli autografi dei fratelli Schmid sul menu (collezione A. Recalcati/Itineralpina, per gentile concessione)

Proseguire per circa duecento metri sempre salendo lungo la rampa, possibili alcune protezioni veloci su roccia, presenti chiodi in loco e soste, e sostare poco prima che la rampa termini in un camino incassato. Qui obliquare a destra su tratti di misto che solcano una fascia rocciosa per circa due lunghezze (un chiodo in loco) fino a raggiungere un pulpito roccioso (chiodo, possibile sosta) o pochi metri sopra sosta (due chiodi, cordino) alla base della parete rocciosa sovrastante. Qui termina il secondo terzo della parete. A sinistra evidente goulotte che obliqua verso sinistra. Salire lungo la goulotte (ghiaccio duro) per circa due tiri di corda (chiodo sulla rocce a sinistra), fino a quando la stessa si divide in più linee verticali (sosta su ghiaccio). Qui obliquare a destra, seguire l’esile goulotte a ridosso della parete rocciosa a destra (un chiodo), per poi traversare decisamente a destra su misto delicato (utili friend medi) per circa trenta metri fino a sosta (cordino). Linea non obbligatoria, dipende dalle condizioni del ghiaccio, possibile già traversare a destra dalla sosta su ghiaccio.

Proseguire in traverso a destra (un chiodo ad anello e chiodo a lama in loco) e salire su misto fino al pendio sovrastante (sosta). Proseguire per due tiri di corda sulle fasce rocciose e placche innevate (delicato, difficile da proteggere, utili friend e nut) fino all’evidente canale-pendio a destra. Salire fino alla fascia rocciosa sovrastante, superarla in traverso a destra, misto delicato (roccia, IV) fino all’evidente pendio nevoso sovrastante. Qui è possibile traversare ulteriormente a destra per raggiungere il tratto finale della cresta di Zmutt (ultimi cento metri in comune), oppure proseguire verticalmente sulle linee di debolezza del pendio (neve e misto) fino alla croce di vetta (10-15 ore in base alle condizioni).

Discesa per la cresta Nord-Est Hornligrat (Via normale svizzera).

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