Valchiavenna sotto osservazione

Novate Mezzola, ridente paese della Valchiavenna in provincia di Sondrio, è da tempo al centro dell’attenzione di chi si occupa di ambiente. Preoccupa un’area che risulta contaminata da cromo esavalente e altri metalli. E’ stata abbandonata dalla Falk dopo avere dismesso gli stabilimenti senza effettuare una bonifica, ma il 12 febbraio 2015 la Provincia di Sondrio ne ha certificato l’avvenuta “messa in sicurezza”. Cioè l’area in cui sono state sepolte le scorie della fonderia è stata coperta con un manto d’asfalto e circondata da un muro. Nel frattempo un’impresa, la Novate Mineraria, ha chiesto di avviare un progetto industriale denominato “Parco minerario produttivo” che comporta l’estrazione di granito San Fedelino dalle cave a monte e del riutilizzo, a valle, dell’area “messa in sicurezza” per stoccare il materiale che serve alle ferrovie per le massicciate e le gallerie dell’Alta Velocità.

Anche questo del “parco minerario” rappresenta un problema non indifferente. Alcune associazioni (Legambiente, Comitato salute ambiente, Cai, Medicina democratica, Amici della Val Codera) alla luce dei documenti hanno sollevato dubbi sulle procedure in corso. Perché l’area ex Falck non può essere utilizzata per lo stoccaggio dei materiali di scavo? Perché non dovrebbe essere possibile il trasporto in ferrovia del materiale scavato? Esistono problemi d’inquinamento per le falde acquifere? Esistono altri problemi?

Sull’argomento MountCity ha chiesto lumi a Roberto Andrighetto, esperto di problematiche ambientali e presidente della Commissione lombarda del CAI per la tutela dell’ambiente montano (TAM), organismo che si è recentemente espresso con un documento ufficiale. Le osservazioni del dottor Andrighetto, che con ammirevole sollecitudine si è messo a disposizione, entrano nel merito della compatibilità del sito con eventuali attività commerciali e industriali, della possibilità che i moderni impianti di frantumazione possano creare danni alle falde acquifere, dell’opportunità che il prospettato “parco minerario” debba valersi del trasporto per ferrovia. Nel ringraziarlo per l’importante contributo che qui pubblichiamo, pensiamo che ci siano sufficienti elementi per rendersi conto della problematicità di un’area familiare agli appassionati di montagna, frequentata da migliaia di turisti, circondata da bellissime cime e vallate come la Val Codera e la Valle dei Ratti.

Novate Mezzola

Messa in sicurezza e bonifica, due concetti da chiarire

Come Commissione per la Tutela dell’Ambiente Montano ci siamo occupati di intervenire, facendo sentire la voce del CAI, nell’ambito della procedura di Valutazione Ambientale Strategica per un protocollo di intesa tra enti pubblici e un soggetto privato avente per oggetto un parco minerario che comprende dei siti estrattivi a monte di Novate Mezzola ed un impianto di trasformazione in corrispondenza dell’area ex-Falck. Abbiamo quindi analizzato i documenti pubblicati sul sito della Provincia di Sondrio, relativi al progetto in questione, e ci siamo espressi su questi e solo su questi.

La situazione dell’area ex-Falck di Novate Mezzola è compromessa da precedenti attività industriali, e su tale aspetto sono intervenuti pesantemente comitati di cittadini e altre associazioni ambientaliste, facendo riferimento a dati di ignota origine e informazioni che esulano dalla procedura in questione.

Alcuni giornali hanno ripreso alcuni dei temi più discussi, ma non sempre i giornalisti hanno capito problemi e posizioni. Entro nel merito dei vari aspetti del problema:

1) L’area ex-Falck non è stata bonificata, ma questo non costituisce di per se stesso un fattore di negatività assoluta in quanto in determinate condizioni la normativa vigente (prima DM 471/99, ora DLgs 152/2006) consente di eseguire una messa in sicurezza permanente e non richiede forzatamente una bonifica. A quanto ho letto, la Provincia di Sondrio ha approvato nel 2015 la messa in sicurezza. Mi viene da dire che se un ente pubblico, che svolge il ruolo di garante per la tutela dell’ambiente e la salute dei cittadini, decreta che il sistema realizzato è conforme a quanto prescritto dalla legge, chi siamo noi per poterlo contraddire?

La messa in sicurezza implica il confinamento del materiale contaminante (non so se fosse solo cromo o anche altro) in maniera da prevenire rilasci all’ambiente esterno, in particolare in maniera da prevenire il contatto con acque di percolazione o acque sotterranee.

La bonifica comporta invece la completa rimozione del materiale inquinante e costa parecchi soldi: non sappiamo lo spessore e i volumi del materiale, non avendo potuto vedere un piano di caratterizzazione. Faccio un semplice conto della serva; se si trattasse ad esempio di 3 m di materiale per un’area di 10.000 mq, si otterrebbero 30.000 mc di materiale da asportare e conferire a discarica. Ad un prezzo di mercato tra 200 e 400 €/mc il costo totale sarebbe tra 6 e 12 milioni di €.

In Italia abbiamo una commissione parlamentare sulle bonifiche; l’ultimo rapporto prodotto sul numero di bonifiche portate a termine da che esiste una legge in proposito (1999) è a dir poco agghiacciante… Avevo trovato su internet una classifica dei siti contaminati su cui dirottare risorse pubbliche per la bonifica: non ricordo la posizione di Novate Mezzola, ma era verso il fondo…

2) L’area, a quanto indicato nella documentazione che abbiamo visto, non rispetta i limiti di cui alla colonna A della tabella 1 dell’allegato 5 alla parte IV del DLgs 152/2006… Mi si perdoni il tecnicismo, ora mi spiego meglio. In Italia abbiamo una norma che definisce i siti contaminati in funzione dell’uso: la legge si basa sulle CSC, Concentrazioni Soglia di Contaminazione.

Ci sono tre diverse possibilità, definite attraverso due livelli che chiamo semplicemente A e B, e che sono definiti nella tabella da me citata:

CSC < livello A: siti “non contaminati” che possono esser impiegati per aree verde pubblico o residenziale

livello A < CSC < livello B: siti ove possono essere svolte solo attività industriali o artigianali

CSC > livello B: siti contaminati per qualunque uso.

La legge è scritta male, e ha varie pecche, è assodato però nell’interpretazione corrente che A<CSC<B va bene anche per infrastrutture stradali o ferroviarie, centri commerciali, ecc. Da quanto abbiamo ricavato dalla documentazione della Provincia, nel sito in esame si ricade proprio nel caso A < CSC < B, quindi il sito va benissimo per attività industriali/commerciali (compreso un impianto di frantumazione o un’area di stoccaggio inerti) ma non può essere trasformato in un parco pubblico o in un’area naturalistica, a meno di eseguire una vera e propria bonifica.

Dovendoci tenere sopra una pavimentazione, che costituisce la superficie impermeabile della messa in sicurezza e previene l’infiltrazione di acque di pioggia, e dal momento che l’area è già compromessa, ci parrebbe assurdo pensare di trasformarla in area verde come invece proposto da varie associazioni ambientaliste.

3) Per il trasporto su ferro, nel documento TAM abbiamo scritto quanto segue: “Il proponente enfatizza nella documentazione di progetto che il trasporto di buona parte del materiale scavato avverrà via ferro.

Una semplice analisi dei dati sul trasporto ferroviario nel nostro Paese, ivi compreso il trasporto di materiale da cava, farebbe comprendere che tale dichiarazione d’intenti, che a giudizio degli scriventi risulta indubbiamente la migliore possibile al fine di contenere le ricadute ambientali indotte dal trasporto di mezzi pesanti, difficilmente potrà trovare pratica applicazione. Ritenendo comunque positiva la proposta di valorizzare il trasporto ferroviario si richiede agli enti competenti di imporla come vincolo per l’attività estrattiva, ponendo dei limiti stringenti sul numero massimo di autocarri che possono percorrere giornalmente le viabilità in uscita dall’impianto: si ritiene infatti che solo in questa maniera l’operatore non potrà svincolarsi dall’utilizzo del trasporto su ferro, che verrebbe altrimenti rapidamente accantonato, date anche le difficoltà della linea ferroviaria su cui insiste l’opera”.

Nel documento della TAM si osserva anche che “nell’Accordo di Programma manca del tutto il coinvolgimento del gestore di detta linea ferroviaria, RFI, senza il quale non è pensabile introdurre su linea ferroviaria dei treni merci da un impianto impresenziato come quello di Novate Mezzola.

Si segnala che la linea ferroviaria su cui si raccorda il binario di collegamento con l’area ex-Falck, linea Colico-Chiavenna, è adibita ormai esclusivamente al traffico passeggeri ed è gestita con sistema di esercizio con Dirigente Centrale Operativo (DCO), ovvero non esiste più un Dirigente Movimento Locale ed i singoli impianti sono impresenziati. Tale considerazione, unita alla tipologia di apparati di movimento e sicurezza presenti sulla linea, porta a ritenere  che non sia possibile impiegare tale linea per il traffico merci senza preventivi investimenti od interventi di adeguamento da parte di RFI. Si richiede quindi che l’accettazione dell’Accordo di Programma da parte degli enti non possa prescindere da una verifica in tale senso presso il gestore dell’infrastruttura ferroviaria”.

Via stampa il proponente ha risposto di avere un accordo con RFI e di potere trasportare il materiale via ferro: sta bene. Chi ha ragione? Bisognerebbe sentire il gestore ferroviario. Se si legge il testo della TAM si noterà inoltre che le nostre osservazioni in merito non sono espresse come certezze, ma come ipotesi, e  non sono rivolte al proponente, ma agli enti che debbono approvare il progetto, ai quali abbiamo evidenziato che il discorso del trasporto via ferro non sta in piedi senza il coinvolgimento di RFI. Conoscendo un pochino il settore degli inerti immaginiamo però che questo possa essere un punto critico.

4) L’impianto di frantumazione “moderno” senz’altro non genera problemi d’inquinamento delle falde acquifere; lo scavo delle gallerie di estrazione potrebbe dare effetti diversi (modifica di percorsi sotterranei delle acque) ma non contaminazione. Per quanto riguarda i rischi connessi al materiale sotto l’area Falck, in teoria la messa in sicurezza garantisce dall’inquinamento…Serve proprio a questo!

5) Come TAM abbiamo presentato la nostra posizione nell’ambito di una procedura di pubblica partecipazione ad un processo decisionale, qual’è la procedura di VAS; in tale ambito abbiamo voluto esprimerci per evidenziare le criticità del progetto presentato in termini di una carenza nella valutazione del suo potenziale impatto sul territorio circostante.

Abbiamo circoscritto la nostra attività alle azioni che possiamo compiere, ovvero al pronunciarci come associazione nell’ambito di una procedura pubblica in cui ciascun cittadino può esprimere una sua valutazione e in cui spetta poi ad una pubblica autorità mettere insieme le osservazioni raccolte e tenerne conto per esprimere un giudizio di compatibilità ambientale.

La situazione al contorno, legata alle passate attività e ai materiali fatti oggetto di messa in sicurezza nell’area ex-Falck, risulta estremamente complessa (soprattutto per quanto riguarda le potenziali ricadute sulla salute pubblica) e al di fuori delle nostre capacità e competenze, oltre che dei temi propri di un’associazione come il CAI. La valutazione di eventuali nuove azioni e il monitoraggio del territorio e della salute della popolazione spetta agli enti pubblici, che hanno tra le loro finalità la tutela dei cittadini e dell’ambiente. Per potere dire che le cose non vanno bene ci vorrebbero  dei dati da monitoraggi, altrimenti ogni discorso risulta privo di fondamento.

Roberto Andrighetto

CAI Lombardia – Commissione Tutela Ambiente Montano

One thought on “Valchiavenna sotto osservazione

  • 16/07/2015 at 20:04
    Permalink

    L’iperbole lessicale “parco minerario” e’ strepitosa. A quando il “parco radioattivo”?

    Reply

Commenta la notizia.