Matteo Della Bordella ripete la scalata fatale di Anghileri

Anghilerie Maestri
Marco Anghileri ai tempi dei grandi exploit nelle Dolomiti con il “ragno” Cesare Maestri (ph. Serafin/MountCity)

La notizia della morte, a 41 anni, di Marco Anghileri si diffuse in un baleno nella mattinata di lunedì 17 marzo 2014. Un uomo delle pareti era il nonno Adolfo e una star degli appigli è stato il padre Aldo che è corso affranto a Chamonix appena ha saputo dell’epilogo di questa infelice cavalcata solitaria alla Jori Bardill, una classica sul Pilone Centrale. Ora sulle tracce di Marco si sono messi i ragni Matteo Della Bordella, Luca Schiera e Matteo Dezaiacono che hanno ripetuto in luglio la Jori Bardill. “Mi interessava salire questa via”, spiega Della Bordella, “per poter capire quello che stava facendo Marco, per poter provare anche solo da lontano le sue sensazioni in quell’inverno di un anno e mezzo fa, per conoscerlo meglio attraverso quello che aveva fatto e perché riportare a valle per lo meno parte del suo materiale, mi sembrava un gesto doveroso nei confronti dei suoi cari e dei suoi tanti amici”. A leggere quanto scrive Matteo vengono le lacrime agli occhi. Ma il viaggio sul Bianco per lui non è terminato con la “Jori Bardill”, è proseguito pochi giorni dopo, ancora sulla vetta più alta d’Europa, in libera e a vista, sull’affascinante e impegnativa Divine Providence, in compagnia di Arianna, la sua ragazza. La via è stata tracciata nel luglio 1984 da Patrick Gabarrou e Francois Marsigny fino alla cima del Bianco.

“Dopo aver toccato con mano gli ultimi stessi appigli di Marco”, racconta Della Bordella nel sito dei Ragni, “posso solo esprimere il mio rammarico per l’accaduto e il mio grandissimo rispetto per l’impresa (il termine “impresa” per una salita del genere, da solo e in inverno, non è casuale) che Anghileri stava per compiere. Un modo di fare alpinismo piuttosto diverso dal mio, ma che mi lascia davvero con tanta ammirazione e rispetto. Ciao Marco”.

E così prosegue a proposito della successiva scalata in compagnia della sua ragazza: “Le condizioni della Divine Providence e fisiche (mie) sono perfette per una salita del genere. Mi viene in mente la bella ripetizione a inizio stagione di 4 forti ragazzi valdostani: Francois Cazzanelli, Denis Trento, Rudy Janin e Alex Chadel, salita fatta come esame di passaggio per diventare guide alpine (alla faccia di quelli che dicono che a fare la guida pesti solo neve…)…Venerdì 10 luglio raggiungiamo in breve il bivacco de La Fourche, ci riposiamo e ci prepariamo per la salita…L’idea è quella di arrivare al Col Moore per le doppie con le prime luci, quindi attraversare il ghiacciaio della Brenva ed attaccare il Pilier, senza correre, ma senza perder tempo o perdersi in cose inutili….Arriviamo in breve al tiro chiave, il diedro strapiombante di 7b+/c.”

Il resto leggetelo sul sito dei Ragni, ne vale la pena: http://ragnilecco.com/divine-providence/#sthash.cIHeq9wN.dpuf

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