Restauri alla Marinelli (3036 m), nido d’aquila dei milanesi

Da sempre punto di partenza privilegiato per le scalate verso i 4000, da diverso tempo il bivacco Marinelli a 3036 metri sulla parete Est del Monte Rosa non era agibile in quanto in grave degrado a causa delle infiltrazioni d’acqua dalla roccia che hanno causato danni alla struttura e all’attrezzatura. Approfittando dell’anticiclone (non tutti i mali vengono per nuocere…) importanti opere di restauro vengono compiute fino a sabato 25 luglio, salvo imprevisti, a cura della Sezione di Milano che ne è proprietaria.

Sono in corso lavori di ristrutturazione interna. Romildo Bianchi, artigiano falegname di Macugnaga, coadiuvato da Giuseppe Balmetti per le parti murarie, stanno completando i lavori. Fino al 25 luglio dunque il bivacco è da considerarsi chiuso. Nella sublime cornice dell’himalayana Est del del Rosa, al canto terrificante e itermittente del distacco dei seracchi, la struttura dedicata a Damiano Marinelli che lassù perse la vita sotto una valanga, è stata costruita nel 1885 portando il materiale a spalla su per l’interminabile itinerario con roccette, ghiacci e nevai: un percorso che richiede più di cinque ore di marcia.

Fu dunque un prodigio dei nostri padri, cittadini e valligiani, la costruzione di questo manufatto in un ambiente glaciale tra i più suggestivi delle Alpi che oggi mostra vistosi segni di sofferenza per le note ragioni climatiche.

Capanna Marinelli stampa antica
Il bivacco in un’antica stampa conservata nell’archivio del Cai Milano.

Da allora il bivacco a ridosso della roccia continua a presentarsi nella sua spartana nudità quasi come nel 1886 e non sono mancate in tempi recenti proposte per radicali soluzioni. Il sodalizio milanese ha invece preferito, almeno per ora, mantenere le caratteristiche di questa specie di reliquia alpinistica dedicandole le necessarie cure.

In base al volume ufficiale “Rifugi e bivacchi del Club Alpino Italiano” (Priuli&Verlucca) a cura di Franco Bo, il bivacco è dotato di 10 posti letto, l’acqua è di fusione, i servizi igienici sono alla belle étoile. Si sale da Pecetto di Macugnaga con sentiero fino all’Alpe Filar, poi occorre che l’escursionsta si armi di buona volontà e tiri fuori le unghie. Ma l’ambiente è incomparabile, come lo è la soddisfazione di essere saliti fin lassù.

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