Minuto per minuto la festa per i 150 anni del Cervino

Cervino illuminato
Illuminazione a giorno per la Gran Becca (ph. D. Monti)

Il 1865 è stato un anno importante per l’alpinismo coronato dalla prima scalata del Cervino, impresa che mette fine alla corsa per la conquista delle vette alpine e all’epoca d’oro dell’alpinismo. 
Centocinquant’anni dopo, dal 10 al 19 luglio, eventi sportivi, cinema, teatro, letteratura, illuminazioni notturne, fuochi d’artificio, hanno ricordato la storia della prima scalata del Cervino avvenuta il giorno 14 luglio 1865 sul versante svizzero e tre giorni dopo, il 17 luglio, sul versante italiano. 
La giornata di sabato 18, complice il weekend, ha visto la partecipazione di un gran numero di appassionati che hanno popolato il Breuil fino dalle prime ore di un mattino velato in cui il Cervino si è concesso al Walking Day e alle escursioni libere.

Vari gruppi sono partiti dalla sede delle Guide del Cervino accompagnati da scalatori come Catherine Destivelle, Hervé Barmasse e Simon Anthamatten che hanno raccontato la loro storia, ricordando l’infanzia fra i prati della valle, le leggende e le storie dei loro nonni e il percorso che li ha portati a legarsi quasi intimamente alla “Grande Becca”, come tradizionalmente usano chiamare il Cervino.

Un corteo, quasi una processione di donne e uomini e bambini, è salita fino al rifugio Duca degli Abruzzi all’Oriondé, e poi alla croce Carrel per rendere omaggio al testardo valligiano Jean Antoine che ha sognato la Vetta per tutta la sua vita, che l’ha conquistata dal versante italiano e che è morto ai suoi piedi venticinque anni dopo per sfinimento.

Nel pomeriggio, presso la Chiesetta degli Alpini, era previsto, all’aperto, uno spettacolo di teatro e musica intitolato “La conquista del Cervino” ideato da Livio Viano. Le previsioni meteo sembravano avverse e l’evento è stato spostato all’Auditorium di Valtournenche. Gli escursionisti di ritorno dal Walking Day si sono dovuti accontentare di qualche momento di relax e di silenzio sul prato della Chiesa godendo ancora del pomeriggio rimasto gradevole e asciutto.

Intanto più in basso, presso la Centrale idroelettrica di Maen, si inaugurava la mostra “Da Chatillon al Cervino nelle cartoline d’epoca” che ripercorre l’itinerario da Chatillon al Breuil seguito dai viaggiatori e dalle guide a fine Ottocento. 
Le cartoline della collezione Mauro Maquignaz, opportunamente riprodotte ingrandite e descritte, invitano alla riscoperta dei luoghi, delle costruzioni, del lavoro della valle e del turismo di persone di classe agiata che, come Edmondo De Amicis, passavano anche vari mesi all’anno ai piedi del Cervino.

La pioggia, evocata almeno due ore prima, sembrava caratterizzare l’epilogo di una bella giornata. Lampi, tuoni, scrosci improvvisi seguiti da brevi momenti di pioggerellina. Intanto scendeva la sera. Per le strade del Breuil ancora tanta gente, tanti appassionati decisi a restare malgrado l’acqua, gli ombrelli e le mantelle fradice. Nel Palatenda si potevano assaporare piatti tipici della Valle e un misto di bolliti. I ristoranti e i bar erano affollati.

Corteo Cervino
In fila per rendere omaggio al testardo valligiano Jean Antoine che ha sognato la Vetta per tutta la sua vita (ph. D. Monti)

Alle 21, malgrado il tempo inclemente, iniziavano i festeggiamenti previsti con dimostrazioni dei giovani pompieri volontari, e poi con la fanfara dei Bersaglieri di Valdossola che esegue evoluzioni di corsa nel piazzale, suonando gli ottoni in un panorama ancora da Diluvio Universale.

Lo speaker, forse illuminato dallo spirito della Montagna, annunciava che, tempo dieci minuti la pioggia abbandonerà la valle e avrà inizio lo spettacolo piro-musicale intitolato “Cervino, l’incredibile conquista. Storie, leggende… fuochi”. La Valle non ha avuto dubbi, ancora centinaia di persone arrivavano per assistere allo spettacolo con gli ombrelli, le giacche impermeabili e le mantelle. Un’espressione di fede antica ricompensata quando, quasi come fosse naturale, la pioggia è cessata, ultimo atto di una giornata incredibile

Lo spettacolo, organizzato dalla Compagnia Valdostana delle Acque, è stato concepito in quattro atti raccontando la storia della conquista delle vette alpine fino agli eventi epici legati alla “Grande Becca”. Raggi di luce attraverso il cielo come laser di guerre stellari, lanciafiamme, fuochi artificiali sparati all’unisono con la colonna musicale. Tempi perfetti, effetti, voci e suoni sollecitavano spesso gli applausi del pubblico che sapeva di trovarsi in quel luogo in un momento unico, forse irripetibile.

Testo e foto di Dario Monti

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