Le Provincie di Bolzano e Trento chiedono di poter cacciare nel Parco dello Stelvio

MW logoLe Provincie Autonome di Bolzano e Trento hanno portato in Commissione dei 12 la proposta di riaprire la caccia nel territorio del Parco Nazionale dello Stelvio. Si tratta di una vergognosa regressione alla barbarie giuridica e naturalistica alla quale seguirà a breve l’innalzamento dei confini del Parco da quota 900 metri sul livello del mare a quota 1800. E’ dal 1964 che la Provincia Autonoma di Bolzano prova a riaprire la caccia: con una delibera di quell’anno si poterono cacciare cervi, camosci, caprioli e anche marmotte, galli cedroni e galli forcelli. Nell’81 fu aperta la caccia anche alla lepre, alla lepre bianca, al tasso, alla martora, al tordo, al merlo e ad altre specie. Soltanto nell’83 il Consiglio di Stato decise l’abolizione della caccia nel Parco Nazionale dello Stelvio. Divieto sancito definitivamente, per tutti i parchi nazionali e regionali, dalla legge-quadro n. 394 del ’91 sulle aree protette e divieto ribadito da una recentissima sentenza della Corte di Cassazione riguardo i parchi provinciali trentini.

Chiediamo – insieme con tutte le Associazioni ambientaliste – al Presidente della Repubblica Mattarella di adottare la stessa linea di condotta del suo predecessore che si rifiutò di firmare un analogo decreto di spezzettamento del Parco escogitato dal governo Berlusconi.

Ma oggi è necessario chiedere di più: chiediamo una rinnovata attenzione politica per tutte le aree protette, un aggiornamento scientificamente e socialmente responsabile della legge 394/1991 in base al Codice per il Paesaggio, la cancellazione dei “correttivi” peggiorativi che si vogliono introdurre attraverso abborracciati ed equivoci disegni di legge o che si sono già introdotti, ad esempio con l’ultima legge di stabilità del dicembre 2014. Chiediamo che i Parchi e le aree protette nel loro insieme ritornino ad essere un giusto vanto e non una vergogna per l’Italia. Per essere riportate a dignità le aree protette devono venire adeguatamente rifinanziate dallo Stato e devono essere poste in grado rispondere alla loro ragion d’essere basata sulla conservazione attiva della biodiversità, sulla tutela dei paesaggi e sul rilancio della qualità del vivere delle popolazioni che vi abitano, in sintonia con le altre priorità .

E’ ormai urgente rendere consapevole l’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura) di questa deplorevole situazione, auspicando adeguati e severi provvedimenti internazionali.

da Mountain Wilderness Notizie, per gentile concessione

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