Messner, i morti della prima scalata e le fortune di Zermatt

La conquista del Cervino è indissolubilmente legata a Edward Whymper che non era né italiano né svizzero, ma londinese, di professione incisore sul legno. Collezionò ben sette tentativi sul Cervino, salendo lungo la cresta che domina la Valtournenche, ma è anche vero che conquistò la vetta sul versante di Zermatt e si guadagnò una sempiterna gloria il 14 luglio 1865 perdendo quattro compagni. Questa tragedia che ancora incombe sulle celebrazioni per il centocinquantennale secondo alcuni, Reinhold Messner compreso, fece la fortuna di Zermatt sul cui versante avvenne la conquista.

Che siano i quattro morti del 1865 l’oscuro motivo per cui gli svizzeri hanno preso quest’anno molto sul serio le celebrazioni investendo capitali e fatiche e surclassando ancora una volta (dal punto di vista organizzativo) i valdostani di Valtournenche?

MountCity lo ha chiesto a Paolo Paci, uno dei maggiori esperti della storia della Gran Becca, autore per Sperling & Kupfer del recente volume “Nel vento e nel ghiaccio” che analizza i tanti significati assunti nel tempo da una delle montagne più spettacolari del mondo. Non senza sottolineare, sulla scorta delle ricerche degli storici Laura e Giorgio Aliprandi, che le valli a sud del Cervino e del Monte Rosa vivevano all’epoca della conquista in uno stato di estrema povertà, “dimenticate dal turismo poiché le prime guide turistiche indirizzavano i viaggiatori a Zermatt e a Chamonix e davano giudizi pesanti sull’ospitalità delle valli valdostane”.

Paci
Paolo Paci

La seducente immagine della montagna assassina

È finita. Ora ci tocca aspettare altri 50 anni, e finalmente allo scoccare del 200esimo della conquista potremo disturbare di nuovo il povero Cervino dal suo sonno geologico. Ammesso di essere ancora qui. Ammesso anche che il monte sopravviva al riscaldamento globale: questa estate 2015 promette di essere ancor più micidiale della leggendaria stagione 2003, quando il permafrost si sciolse determinando sulla Gran Becca il crollo della Cheminée e la distruzione dei rifugi e dei sogni degli scalatori. Le guide, per precauzione, hanno già chiuso le scalate.

È troppo presto per tirare un bilancio dei festeggiamenti dei 150? Direi di no, anche se a Zermatt andranno avanti per tutto agosto. In Svizzera hanno speso molto e hanno raccolto di conseguenza. Milioni di presenze, un’azione di marketing da manuale.

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Quell’ irresistibile, tragico richiamo.

Nella Vallée non hanno speso quasi nulla perché soldi non ce n’erano (complici i patti di stabilità e i buchi di bilancio) e nulla hanno raccolto. Solo la buona volontà di pochi singoli (Hervé Barmasse e la sua infaticabile opera di promozione, Gogna con la sua mostra, chi altri?) e il traino dei cugini elvetici hanno salvato la stagione.

Per fare davvero notizia, dovrebbe mettercisi il Cervino in prima persona, magari con un nuovo scossone tellurico. Magari con un’altra messe di morti. È stato Messner stesso a dichiarare ultimamente, con poca originalità, che il Matterhorn è famoso grazie ai caduti della prima scalata. E in parte ha ragione. In montagna il trinomio morte/popolarità/profitti ha sempre funzionato.

Ma, insomma, speriamo di non dover arrivare a tanto. Personalmente, al sangue preferisco il cioccolato e se il Cervino, da montagna assassina, si trasformasse definitivamente in un pezzo di Toblerone non mi dispiacerebbe. La gente correrebbe ugualmente a vederlo e qualcuno, come Hansel e Gretel, ne staccherebbe un pezzettino per assaggiarlo.

Paolo Paci

http://www.reinhold-messner.de

http://www.zermatt.ch/en/matterhorn

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