Il luna park sul Monte Bianco costato 138 milioni di euro

L’Espresso n. 31 del 6 agosto 2015 dedica sei pagine alla nuova funivia Skyway sul Monte Bianco “capolavoro d’ingegneria e design”. Un servizio che sembra commissionato dai responsabili del progetto costato 138 milioni di euro, per rispondere alle critiche dei “puristi di Mountain Wilderness” (sic): critiche che vengono contrapposte, nell’articolo citato, all’entusiasmo del premier Matteo Renzi per il manufatto (“capolavoro ingegneristico”, “orgoglio italiano”).

Peccato che in questo servizio L’Espresso dell’editore Carlo De Benedetti, un tempo contenitore privilegiato del miglior giornalismo d’inchiesta, con malcelato sarcasmo indichi nei “puristi” un ostacolo al progetto e di conseguenza al progresso, ammesso che di progresso si tratti. Già, ma quali “puristi”? Non sono stati infatti genericamente i “puristi” di MW, come sostiene l’Espresso, a definire il nuovo impianto “una vergogna”, bensì gli esponenti del Comitato etico-scientifico dell’associazione fondata nel 1968 per la difesa delle montagne del mondo: tra questi esponenti figurano personalità come l’economista Salvatore Bragantini, il politico Stefano Rodotà, il filosofo Remo Bodei, il banchiere Lodovico Sella, il giornalista Michele Serra.

L’indignazione di questi signori riguarda le dimensioni spropositate della nuova stazione di arrivo, il suo carattere di centro di intrattenimento e ristorazione (gestito da Eataly, la Disneyland del cibo: ma su questo importante particolare L’Espresso sorvola). Un faraonico luna park, insomma, in un contesto ambientale particolarmente fragile e soggetto ai perniciosi cambiamenti del clima.

“Tutta l’operazione”, è il parere degli esperti (puristi?) in un documento che MountCity ha riportato integralmente, “rispecchia un atteggiamento nei confronti dell’integrità dell’alta montagna arrogante e banalizzante, in una prospettiva di sfruttamento ludico-consumistico di bassissimo conio, aldilà delle trovate architettoniche. Le Alpi sono ancora in gran parte un ‘continente’ d’alta quota libero dalle cicatrici infette prodotte dagli interessi aggressivi delle forze economiche che continuano a orientare i bisogni e le aspirazioni delle comunità locali, ottenendone spesso il consenso. Luoghi privilegiati ma sempre più fragili in cui chi davvero lo voglia può ancora sperimentare un incontro con la natura autentico e non condizionato”.

Il servizio dell’Espresso firmato da Enrico Arosio, caporedattore del settore cultura, pur polemizzando ignora sistematicamente le motivazioni di chi ha protestato. Si compiace invece di portarci nel cuore del Pavillon, la stazione intermedia, trasformata in centro commerciale con area shopping, doppio ristorante, cantina sperimentale. “Tutte cose”, commenta in modo servile il giornalista, “che piaceranno al Matteo Renzi modernista, un po’meno a Mountain Wilderness e Italia Nostra”. Di sicuro, i cronisti di regime non avrebbero saputo fare di meglio per magnificare le conquiste del Duce.

Ma siamo sicuri che qualche dubbio non sia venuto al nostro premier Renzi? Ciò non toglie che un progetto per la Helbronner lo si sarebbe dovuto comunque concepire. Il vecchio impianto consisteva in una micragnosa cabina che saliva dondolando dal sottostante rifugio Torino del CAI: una struttura quest’ultima deplorevolmente gestita con impianti igienici da far vomitare e camerate in cui si infilavano tutti gli spifferi del Monte Bianco.

PS. Il CAI in tutto ciò ha intenzione di continuare a tacere? Eppure nel suo Bidecalogo si proclama “di norma contrario alla realizzazione di nuove infrastrutture, nuovi impianti o di ampliamento di quelli esistenti”. Sempre nel Bidecalogo, nella sostituzione di impianti obsoleti chiede invece “che il terreno ove insistevano i vecchi impianti sia riportato quanto più possibile allo stato originale”. Chiacchiere e distintivi, tanto per cambiare. Ma questa è l’Italia e questo è il CAI, signori miei.

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