Sconsiderata mercificazione dell’alta montagna!

MW logoIn luglio i componenti del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia avevano sottoscritto un documento (vedere MountCity) in cui si manifestavano motivate perplessità riguardo all’ammodernamento degli impianti funiviari presenti sul versante italiano del massiccio del Monte Bianco. Ora il Comitato si esprime su un nuovo aspetto della campagna per promuovere tali impianti: la RAI, con l’appoggio della società che gestisce la nuova funivia, ha deciso infatti di realizzare, tra le vette e i ghiacciai del Monte Bianco, in questa stessa estate, una sorta di “Isola dei famosi” utilizzando il corpo delle guide di Courmayeur per condurre su scivoli ghiacciati, creste affilate e pareti rocciose un gruppo eterogeneo di personaggi noti al grande pubblico televisivo, ma del tutto digiuni di alpinismo. “Sconcerta chiunque abbia a cuore il ‘senso’ dell’esperienza alpinistica”, è spiegato nel documento, “constatare che le guide valdostane, pur essendo eredi di una nobile tradizione, si prestino a contribuire – senza arrossire – a una simile umiliante farsa. Il comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness Italia concorda pienamente con la vibrante denuncia lanciata dal Club Alpino Italiano e invita i responsabili della RAI a recedere da una simile, squallida e diseducativa profanazione”.

REMO BODEI
Remo Bodei, ordinario di Filosofia teoretica, fa parte del Comitato etico scientifico di Mountain Wilderness. Sopra il titolo: tra le vette del Monte Bianco (ph. M. Tournaire, per gentile concessione)

Contro questa “sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna” (così viene definito il reality annunciato dalla Rai) si esprimono nel documento che qui è possibile scaricare nella sua integrità le seguenti personalità: prof. Luisella Battaglia: ordinario di Filosofia Morale e Bioetica, Università di Genova; prof. Pietro Bellasi: già docente di Sociologia dell’Arte, Università di Bologna; dr. Salvatore Bragantini: economista e editorialista del Corriere della Sera. Alpinista;
prof. Remo Bodei: ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Los Angeles e di Storia della Filosofia e Estetica, Normale di Pisa; prof. Luisa Bonesio: già prof. di Estetica e Geofilosofia del paesaggio, Università di Pavia;
prof. Duccio Canestrini: docente di Antropologia del Turismo e di Antropologia del Cinema, Università di Lucca e Trento. Probiviro dell’associazione italiana Turismo Responsabile; dr. Federica Corrado, Politecnico di Torino, presidente di CIPRA Italia; dr. Alberto Cuppini: esperto in energie rinnovabili; 
Enrico (Erri) De Luca: romanziere, poeta, traduttore, saggista. Alpinista; Fausto De Stefani: Alpinista, garante di Mountain Wilderness International. Presidente onorario di Mountain Wilderness Italia;
dr. Massimo Frezzotti: dirigente ricerca ENEA, già responsabile dell’ unità tecnica Antartide. Presidente del comitato glaciologico italiano; Alpinista; Maurizio Giordani, alpinista, guida alpina. Garante di Mountain Wilderness International;
 prof. Carlo A. Graziani: ordinario di Istituzioni di Diritto Privato, Università di Siena. Già presidente del Parco Naz. dei Sibillini;
 Alessandro Gogna, alpinista, guida alpina, scrittore, giornalista. Garante di Mountain Wilderness International; prof. Cesare Lasen: già presidente del Parco Naz. delle Dolomiti Bellunesi; botanico e protezionista; prof. Sandro Lovari: ordinario di Scienze Ambientali e Fauna, Università di Siena; Prof. Paolo Maddalena : prof di Diritto per il patrimonio culturale e ambientale. Università della Tuscia; magistrato. Già Giudice Costituzionale; dr. Mario Maffucci: già dirigente RAI. Giornalista. Esperto in comunicazione; prof. Ugo Mattei: ordinario di Diritto Civile, Università di Torino. Competenze in giurisprudenza, beni comuni e ambiente montano;
 Franco Michieli, scrittore, pubblicista, alpinista. Garante di Mountain Wilderness International; Carlo Alberto Pinelli, alpinista, regista, scrittore. Docente di Cinematografia Documentaria,
Università Suor Orsola Benincasa, Napoli. Garante di Mountain Wilderness International; prof. Stefano Rodotà: prof. Emerito di Diritto Civile, Università La Sapienza, Roma. Già garante per la privacy. Già membro del Parlamento. Strenuo difensore dei diritti comuni; dr. Stefano Sylos Labini: dirigente ENEA, geologo, esperto di energie rinnovabili e politiche economiche; 
prof. Francesco Tomatis, alpinista; ordinario di Filosofia Teoretica, Università di Salerno. Garante di Mountain Wilderness International; dr. Stefano Unterthiner : firma del National Geographic. Zoologo e fotografo.

Scarica qui il Parere del Comitato etico-scientifico di MW Italia sul reality della Rai. pdf

 

Logo Guide alpineLa posizione delle Guide alpine

Sul reality della Rai sul Monte Bianco le Guide Alpine attraverso il loro ufficio stampa hanno diramato il 7 agosto il comunicato che qui pubblichiamo. Un testo che ignora – e questo particolare non fa onore ai vertici delle Guide alpine – quanto sull’argomento è stato espresso dal Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness a cui si fa riferimento in questo post.

“In merito al reality televisivo ‘Monte Bianco’, c’è da auspicare che ne venga fuori qualcosa di rispettoso per l’ambiente ed educativo riguardo alla sicurezza e alle tecniche di progressione in montagna. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine che lavorano al reality per accompagnare i partecipanti, in questo senso è positivo: ho fiducia nelle Guide Alpine, in particolare in quelle valdostane, che ce la metteranno tutta per far passare il rispetto per le alte quote e il giusto approccio alla montagna”. Questa l’opinione di Cesare Cesa Bianchi, presidente delle Guide Alpine Italiane, in merito al reality televisivo “Monte Bianco”, prodotto da Rai2.

La risposta di Cesare Cesa Bianchi arriva a seguito delle polemiche sollevate dalla Commissione Interregionale Tutela Ambiente Montano Piemonte e Valle D’Aosta del Cai, insieme al Gruppo regionale Cai Piemonte, nei confronti del reality televisivo “Monte Bianco”.

“L’esperienza che abbiamo dei reality non ce li ha dipinti finora come programmi propriamente edificanti e culturalmente formativi – ha detto il presidente delle Guide Alpine Italiane -. Ma aspettiamo di vederlo: se sarà un prodotto fatto bene, magari mi ricrederò su questi programmi televisivi, se invece no, in ogni caso sono certo che le Guide Alpine Valdostane avranno fatto del loro meglio per trasmettere un messaggio giusto ed educativo. Se alla fine dovesse emergere un prodotto che abbia un minimo di qualità, che sia formativo sulle tematiche dell’ambiente, della sicurezza e della tecnica, potrà anche essere stata una cosa positiva, che passi il messaggio che con la dovuta preparazione è bello andare in montagna e può essere anche una vacanza alternativa”.

Concorda Cesa Bianchi con Umberto Martini, presidente generale del Cai, in merito al fatto che in televisione regnano spesso due stereotipi legati alle alte quote: “quello della montagna assassina o della montagna facile e accessibile da tutti, senza preparazione”.

“Che troppo spesso passi lo stereotipo della montagna assassina è più che reale – dice infatti il presidente delle Guide Alpine Italiane – e lo tocchiamo con mano ogni anno, soprattutto d’inverno. Esiste anche il rischio che la montagna sia vista come accessibile a tutti sempre e comunque, anche a gente impreparata, che va sul ghiacciaio in infradito, o senza alcun tipo di conoscenza, convinta che sia più utile prendere lezioni di tennis e andare in montagna da autodidatta anziché rivolgersi a un professionista da cui imparare. Il fatto che ci siano delle Guide Alpine nel reality fa sperare che invece passi il messaggio opposto”.

E a proposito di questo Cesa Bianchi risponde anche ad alcune affermazioni dei Cai Piemontese e Valdostano divulgate da alcuni giornali nei giorni scorsi.

“Le Guide Alpine sono professionisti che accompagnano ed insegnano ad andare in montagna a chi si rivolge a loro, sia che si tratti di clienti ‘vip’ sia che si tratti di un qualsiasi principiante. Quindi è del tutto gratuita e offensiva, oltre che infondata, l’idea che l’accompagnamento sul ghiacciaio di neofiti non sia di interesse delle guide. È esattamente il contrario”.

 Comunicato stampa n.9 del 07/08/2015 delle Guide Alpine Italiane

 

11 thoughts on “Sconsiderata mercificazione dell’alta montagna!

  • 10/08/2015 at 17:26
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    Leggo: “non vedo ad esempio i velisti andare a ripulire l’isola di rifiuti grande più o meno come il Texas e del peso stimato di 100 MILIONI di TONNELLATE!!!! che galleggia nel Pacifico”
    E perchè questi rifiuti li hanno prodotti i velisti?

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  • 10/08/2015 at 15:14
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    Non difendo la categoria degli alpinisti che non sempre hanno brillato per sensibilità, soprattutto in passato e soprattutto dove per vincere una cima valeva ogni mezzo e poi via verso altre conquiste, lasciando i segni del loro “amore” sul letto di conquista. Anche gli alpinisti, sono stati degli spadroneggiatori “colonialisti” di vette e alcuni lo sono ancor oggi. Sono però stati gli alpinisti stessi che hanno preso man mano coscienza dei loro eccessi, e dai più attenti di loro sono nate varie iniziative di pulizia delle cime. Non vedo simili prese di coscienza altrove, non vedo ad esempio i velisti andare a ripulire l’isola di rifiuti grande più o meno come il Texas e del peso stimato di 100 MILIONI di TONNELLATE!!!! che galleggia nel Pacifico, ma posso sbagliarmi e dubito che la RAI o altra TV arriverebbe a farsene carico. Di sicuro le guide di Courmayeur faranno del loro meglio per vigilare. I rifiuti a cui fa riferimento Lusa sono quelli lasciati più o meno dal 1920 al 1980 circa da tutte le spedizioni extraeuropee e forse 57 tonnellate sono poche visto che una parte può essere stata ingoiata dai ghiacci; ma da allora sia per la suddetta presa di coscienza sia per i regolamenti imposti a chi fa spedizioni non si sono quasi più accumulati. Non mi pare poi di aver sostenuto che gli spettatori dei reality siano degli incivili zozzoni, ma solo che nella media hanno minore sensibilità ambientale e una estensione etica nei confronti della Terra, meno spiccata di quella di chi ha criticato l’operazione come i rappresentanti del comitato etico di MW; se nel testo precedente non sono stato chiaro me ne scuso. Ovviamente rimando per maggiori chiarimenti anche alla risposta di Pinelli a Cesa Bianchi sopra linkata.

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  • Pingback: Carlo Alberto Pinelli risponde al presidente delle guide impegnate nel reality della Rai. “L’alta montagna non è solo un fondale pittoresco” |

  • 10/08/2015 at 09:10
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    E’ doveroso precisare che 15 tonnellate sono state raccolte in un anno.
    Nel corso di 9 anni sono stati raccolti complessivamente 57 tonnellate di rifiuti.
    57 TONNELLATE DI RIFIUTI!

    NO COMMENT!

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  • 09/08/2015 at 20:32
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    Ma perchè risulta che gli spettatori di questo genere di trasmissioni siano sudici e gettino i sacchetti dell’immondizia e rifiuti di qualsiasi genere fuori dalla finestra di casa?

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  • 09/08/2015 at 17:43
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    In un commento si legge: “Non parliamo poi degli spettatori di questo genere di trasmissioni, generalmente composti da soggetti non esattamente sensibili agli aspetti ambientali, come del resto penso lo siano molti dei protagonisti. Ho sentito dire che nelle varie isole in cui si sono girati questi show quando il gruppo è partito sono rimasti rifiuti e rottami.”
    Gli spettatori generalmente composti da soggetti non esattamente sensibili agli aspetti ambientali?
    E quale sondaggio lo dimostra?
    La campagna di pulizia Keep Karakorum Clean dimostra sì che 15 tonnellate di rifiuti sono stati abbandonati ai campi del K2 e Baltoro. Forse qui qui la sensibilità ambientale da parte di “alcuni” soggetti che hanno sostato al cospetto di queste fantastiche montagne si era pressochè volatilizzata nell’aria rarefatta delle altitudini.

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  • 09/08/2015 at 13:41
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    Giusto, una bella novità. In montagna si fanno spettacoli di ogni genere. Perchè dovrebbe essere escluso un reality?
    Il reality è semplicemente uno spettacolo come tanti altri.

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    • 09/08/2015 at 13:55
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      ok, al di là delle motivazioni etiche di MW ora sappiamo che la Rai coi soldi pubblici ha messo in piedi l’ennesimo carrozzone di dubbio gusto, la solita comparsata che da anni va in giro a nonluoghizzare ambienti naturali spesso di straordinario valore; il problema direi quindi che non è la nuova location alpina ma piuttosto il concetto stesso di reality nell’era della post nazi pop tv, una deriva purtroppo inarrestabile

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  • 09/08/2015 at 08:59
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    Può stupire, ma non mi stupisce, il burocratico comunicato dell’AGAI che ignora i pareri del Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness e non credo che ci si possa aspettare da parte delle guide il rifiuto di svolgere quello per cui sono state istituite. Si tratta di lavoro in ambiente e penso che forse l’avrei accettato io stesso anche se con moltissimi patemi. Inoltre se non ci andavano loro, quelli della RAI avrebbero trovato di sicuro altri professionisti o, cosa ancor peggiore, avrebbero fatto da soli. Il business è considerevole e non è fatto solo di giornate guida, ma anche di pubblicità per le marche che metteranno in mostra i loro prodotti, per le società di trasporto in elicottero, oltre che per la nuova “funivia pesante” di Punta Helbronner e per Courmayeur. Le guide in questo caso vivono (forse) una crisi di coscienza: non hanno la forza culturale di prendere una decisone che richiederebbe notevole estensione etica, ma che principalmente va a ledere le loro tasche. Sarebbe però auspicabile che se il reality si farà, andassero a lavorarci aspiranti e guide che non hanno alberghi e secondi lavori o un conto in banca che permette di fare altro e scegliersi altri clienti. Secondo me se qualcuno ci deve lavorare siano quelli che meno possono giovarsi di altre entrate economiche. Quanto al reality stesso sono in pieno accordo con il Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness perché al di là delle belle illusioni ne uscirà un prodotto altamente diseducativo, anche per quelli che nei giorni delle riprese vedranno sicuramente in azione mezzi meccanici di vario genere e varia umanità. Non parliamo poi degli spettatori di questo genere di trasmissioni, generalmente composti da soggetti non esattamente sensibili agli aspetti ambientali, come del resto penso lo siano molti dei protagonisti. Ho sentito dire che nelle varie isole in cui si sono girati questi show quando il gruppo è partito sono rimasti rifiuti e rottami. Di sicuro questo non accadrà sul Bianco; ma non ci sono solo rottami solidi! Il prodotto è un’altra delle tante stupide operazioni di volgare spadroneggiamento sul territorio a cui ormai siamo abituati, ma che non per questo dobbiamo subire inerti e muti; e se qualche guida valdostana e non, dovesse dissentire pubblicamente riequilibrerebbe un poco l’immagine che simbolicamente questa professione dovrebbe dare a chi frequenta le vette.
    Forse Courmayeur avrebbe guadagnato più notorietà opponendosi all’iniziativa, ma qui sconfino nella fiction più sfrenata…

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  • 06/08/2015 at 20:57
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    Insomma dopo le isole non poteva mancare un reality in montagna. Che bella idea….non vedo l’ora di gustarmi il programma.

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  • 06/08/2015 at 18:24
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    Ribadisco quello che ho già espresso a commento di un altro post:
    Ben venga quindi la trasmissione del reality Monte Bianco prodotto da Rai Due!
    Dalle isole paradisiache ai paradisi montani.
    Ritengo sia indiscutibilmente una bella novità!
    Leggo nell’articolo: “sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna” (così viene definito il reality annunciato dalla Rai). E perchè mai in montagna non si dovrebbero fare spettacoli? Si girano filmati di varia natura, quindi perchè non anche un reality?
    Le montagne fanno parte di un territorio, sono un “bel” mucchio di sassi e non galleggiano in un mondo “metafisico”!.

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