Rivive la storia della “maestrina Rossana” perseguitata dai fascisti

Lidia Beccaria Rolfi
Lidia Beccaria Rolfi viene ricordata a cura dell’associazione “Mai tardi – Amici di Nuto” che si ispira all’opera e al pensiero di Nuto Revelli. Sopra un aspetto della borgata di Paraloup in provincia di Cuneo.

Paraloup, piccola magnifica borgata del comune di Rittana (CN) situata a 1400 metri di altitudine sul crinale che divide la valle Stura dalla Val Grana, ospita sabato 29 agosto 2015 lo spettacolo “Un giorno qualcuno troverà il mio nome” dedicato a Lia Beccaria Rolfi nel ventennale della scomparsa. Nata nel 1925 da famiglia contadina, Lidia, conclusi gli studi magistrali, insegnò alla scuola elementare di Torrette di Casteldelfino, in Val Varaita. Entrata in contatto con la Resistenza locale, divenne partigiana con il nome di “Maestrina Rossana”. Il 13 aprile 1944 venne arrestata dai fascisti di Sampeyre e incarcerata a Cuneo. Consegnata alla Gestapo, venne trasferita prima a Saluzzo e poi alle Carceri Nuove di Torino, dove divise la cella con Anna Segre Levi, nonna del suo compagno di brigata Isacco Levi. Il 27 giugno fu deportata nel campo di concentramento di Ravensbruck insieme ad altre 13 donne.

Vi rimase fino al 26 aprile 1945, dapprima nel campo principale, poi nel sottocampo della Siemens&Halske. Ritrovò la libertà nel maggio 1945 durante la marcia di evacuazione organizzata dalle SS. Rientrata in Italia in settembre, riprese l’insegnamento cui affiancherà sempre l’intensa attività di testimone, lavorando per l’Istituto storico della Resistenza di Cuneo e per l’ANED (Ass. naz. ex deportati). Per quasi trent’anni si è dedicata a raccontare la sua dolorosa esperienza.

“Parte del testo”, spiegano i responsabili dell’Accademia “G. Toselli” di Cuneo che ha curato l’allestimento, “è una rielaborazione delle testimonianze di Lidia.
 Abbiamo voluto ricordare non solo la sua vicenda umana di ma anche le piccole storie di ingiustizia, di paura e di violenza subite da bambini e adolescenti.
 Le vicende sono tragiche ma, volendo rivolgerci in particolare ai giovanissimi, a volte sono narrate in modo giocoso.
 Viene sottolineata non tanto la vita nei campi di sterminio quanto la difficoltà del rientro nella normalità.
 Si rinasce ma il seme della morte rimane in chi ha dovuto subire tanta follia.
 Ancora una volta ci presentiamo al pubblico con un teatro sociale di testimonianza. Lo sentiamo come un dovere, una piccola sollecitazione a quella memoria che rischia di perdersi nella lontananza del tempo”.

Partigiani a Paraloup
Un gruppo di partigiani a Paraloup dove, nel 1943, si insediò la prima banda di Giustizia e Libertà capitanata da Duccio Galimberti.

La borgata di Ostana ha, come noto, un importante significato storico e simbolico: qui, nel 1943, si insediò la prima banda partigiana di Giustizia e Libertà capitanata da Duccio Galimberti. Qui passarono quel terribile inverno personaggi come Dante Livio Bianco, Nuto Revelli, Leo Scamuzzi, Italo Berardengo, destinati a diventare protagonisti della lotta di liberazione. Un secondo significato collega Paraloup a Nuto Revelli: lo spopolamento della montagna e il Mondo dei vinti. Paraloup è quindi il simbolo di una civiltà perduta, di un rapporto con la natura e l’ambiente distrutto, fatto di fatica e fame e quindi non da rimpiangere, ma che fa parte della nostra storia, da ricordare, con valori e radici da recuperare. Per questi motivi la Fondazione Nuto Revelli ha deciso di impegnarsi nel recupero e la rivitalizzazione della borgata.

Nell’alpeggio immerso nei boschi e intriso di storia e valore civile la fondazione dedicata allo scrittore piemontese e lui stesso partigiano ha ristrutturato gli edifici in modo ecosostenibile, trasformandoli in museo e strutture ricettive. “Lì vivono i giovani con gli stessi cognomi di chi aveva abbandonato l’alpeggio negli anni Cinquanta. Gestiscono lo spazio espositivo, la biblioteca, il ristorante e due baite rifugio”, racconta Antonella Tarpino, saggista, co-fondatrice insieme con Marco Revelli della fondazione e presidente della Rete del ritorno dedicata a chi sceglie di tornare a vivere in montagna.

Per saperne di più:

http://www.nutorevelli.org

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