Ultimissime dai ghiacciai. Mer de Glace agli sgoccioli. Per gli scienziati ha ancora 30 anni di vita

Mer de Glace
La lingua di ghiaccio sempre più esile della Mer de Glace. Nella foto in alto, i puntolini sono escursionisti che vagano sui miseri resti del ghiacciaio.

Ora che il torrido Caronte e i suoi accoliti sono stati archiviati e la temperatura si è ristabilita su valori apparentemente normali, si contano i danni di questa torrida estate. Alcuni ghiacciai delle Alpi sono stati protetti con enormi teli per preservarli dal caldo, ma l’effetto sembra sia stato quello di un cerotto applicato a una vasta ferita. L’allarme arriva dalla Mer de Glace nel massiccio del Monte Bianco, frutto della confluenza di tre “lingue” minori: Tacul, Leschaux e Talèfre. Lungo 7 chilometri, per 32 chilometri quadri, con uno spessore medio di 200 metri, ha già perso 700 metri di lunghezza. Ma si calcola che per l’emergenza climatica in 30 anni ne perderà altri 1.200 e la sua sopravvivenza è oggi in discussione.

All’inizio del diciannovesimo secolo, la Mer de Glace scendeva sino alla frazione del Bois alle porte di Chamonix. La prima ritirata è cominciata nel 1850. Dal 1983 il segno negativo è la costante di ogni anno, con rarissime eccezioni.

Come spiegano al Laboratorio di glaciologia di Grenoble (LGGE) che, assieme al Laboratorio di studi in geofisica e Oceanografia spaziale di Tolosa (Legos) tiene sotto controllo il ghiacciaio, la causa non è da ricercare nella penuria di precipitazioni nevose (che all’origine della Mer, a 4mila metri sono state mediamente adeguate per continuare ad alimentare il manto perenne) ma nelle temperature elevate.

Ciò che preoccupa, a quanto pubblicano i giornali in questi giorni, è che in Francia sono allo studio nuove cabinovie per portare i turisti più a monte. Anche le grotte di ghiaccio aperte ai turisti verranno realizzate altrove. Finché c’è ghiaccio c’è speranza, almeno per chi costruisce le sue fortune su queste catastrofi naturali.

3 thoughts on “Ultimissime dai ghiacciai. Mer de Glace agli sgoccioli. Per gli scienziati ha ancora 30 anni di vita

  • 13/09/2015 at 17:42
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    Ritengo molto importante che chi scrive articoli di montagna: storia, eventi, scienza, si occupi anche dei problemi ambientali. E’ fondamentale essere informati.
    C’è però un problema che vorrei evidenziare: le tematiche che riguardano i problemi ambiatali e gli effetti dei cambiamenti climatici sono estremamente complessi.
    Pur non nascondendo la gravità di questi problemi è importante far capire a chi vuole essere informato che in questo campo non ci sono certezze.
    E’ indiscutibile che c’è un riscaldamento globale ma non si può, per esempio, asserire: fra 3 anni la temperatura crescerà di 2-3 °C (forse, è un’ipotesi possibile ma non certa).
    Non si può dire che i ghiacciai continuano ritirarsi e quindi potrebbero scomparire del tutto (non sappiamo con certezza cosa succederà, limitiamoci a constatare quello che vediamo, preoccupiamoci ovviamente, ma senza fare delle previsioni troppo assolute).
    Non è corretto dire che l’uomo è responsabile per il 60%, o per il 75%, del riscaldamento globale (è, questo, un valore che neanche le ricerche più approfondite e gli studi più completi possono calcolare con qualche certezza).
    Io ritengo che sia fondamentale che le informazioni che ci vengono fornite siano corrette e che ci permettano di sviluppare un maggior senso critico. Non tutto quello che ci viene proposto è oro colato. Dobbiamo informarci per approfondire sempre di più le nostre conoscenze.
    Mattia Sella

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  • 01/09/2015 at 08:46
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    «Segavano i rami sui quali erano seduti e si scambiavano a gran voce la loro esperienza di come segare più in fretta, e precipitarono con uno schianto, e quelli che li videro scossero la testa segando e continuarono a segare.»
    Bertold Brecht

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