Everest. Le vere immagini della tragedia raccontata nel kolossal

La tragedia dell’Everest raccontata nel 1996 da Jon Krakauer in “Aria sottile” arriva sugli schermi. Cast stellare (Jake Gyllenhaal, Jason Clarke, Josh Brolin, John Hawkes, Jason Clarke, Emily Watson) come si è visto alla Mostra del cinema dove “Everest”, il kolossal del regista islandese Baltasar Kormakur, è stato presentato in apertura. Forse i duri e puri dell’alpinismo avranno da ridire sul film così come avevano deplorato diciannove anni fa che Krakauer avesse costruito il suo magistrale best seller su quei poveri otto morti sorpresi dalla bufera.

Beck Weathers 1996
Beck Weathers nel 1996 abbracciato dalla moglie al ritorno a casa. L’immagine di Tony O’Brien è stata pubblicata da “Life” nell’agosto del 1996. Sopra il titolo un’orrida testimonianza della tragedia fotografata da Creg Child nel servizio di Claudia Glenn Dowling apparso quell’anno sul famoso mensile americano.

La storia è allucinante, sconvolgente ma vera. Le riprese sono state però fatte in Val Senales e questo fa pensare al solito pastrocchio hollywoodiano. Anche la famigerata icefall dove nel 2014 sono morti 16 sherpa è il frutto di un accurato lavoro al computer.

Ma gli effetti speciali oggi fanno miracoli anche se Reinhold Messner si è detto scettico sui risultati. “Non può raccontare la realtà: il film è stato girato su una pista da sci”, ha detto il re degli ottomila. Il film arriva nelle sale italiane il 24 settembre e ci sarà modo di verificare se Reinhold ha le sue buone e indiscutibili ragioni, se è vero che l’Everest qui è solo un palcoscenico, se il romanzesco prevale secondo le regole dello show business.

Icefall
L’icefall in un drammatico fotogramma di “Everest”. Nel kolossal abbondano gli effetti speciali.

Perché si visualizzi, se mai ve ne fosse bisogno, la vera e irripetibile location del film, MountCity ha recuperato le immagini autentiche della tragedia in un numero di Life datato agosto 1996. “What really happened on Everest” era lo strillo di copertina. Che cosa sia davvero successo, come si sia consumata quella tragedia lo racconta nella stupenda rivista oggi purtroppo defunta l’americano Beck Weathers che in quella nube di neve e di gelo perse la mano destra, quasi tutte le dita della sinistra, una parte del naso e dello zigomo destro. Wathers si è poi raccontato in un libro, “A un soffio dalla fine”, riproposto ora dall’editore Corbaccio in concomitanza con l’uscita del film.

Oggi Beck Weathers, pur con le sue menomazioni, si ritiene un uomo felice. Per forza. Era stato dato per morto, semicoperto di ghiaccio. Si ridestò il giorno dopo e venne portato in salvo. “L’Everest”, spiega, “mi ha insegnato il senso della vita”.

2 thoughts on “Everest. Le vere immagini della tragedia raccontata nel kolossal

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  • 03/09/2015 at 11:24
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    Non ho ovviamente (ancora) visto il film, solo il suo trailer e le recensioni qui e là… Purtroppo, quello che ancora una volta spicca, è che in ben pochi sanno fare film realistici sulla montagna, aldilà delle location dove è stato girato. Ma l’impressione è che ancora una volta si sia giocato sul lato “emozionale” a discapito della realtà dei fatti. D’altra parte avrebbero dovuto mettere a duro confronto i sentimenti di Rob Hall (che telefona in fin di vita alla moglie lontana) con i madornali errori che ha commesso nell’organizzare e svolgere la salita, compresa la sua propria personale di insistere a salire nonostante l’ora incredibilmente tarda e a rischio solo per la lotta commerciale con Scott Fisher. Sì, per questo soprattutto che sono morti in così tanti… E spero, quando vedrò il film, di vedere finalmente spiccare la figura di Anatoli Bukreev, forse l’unico saggio ed eroico personaggio di quella drammatica vicenda, dagli americani, a cominciare da Krakauer, a lungo sminuito.

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