“Ma questa è Cai-opoli!”. L’intervista-denuncia di Gogna

Duro, accanito, fedele ai suoi propositi. In una parola: pervicace. Questo aggettivo usa Alessandro Gogna nel presentarsi sul suo vivacissimo blog attraverso un’intervista intitolata “La pervicace ricerca del destino”. Da non perdere. Da centellinare a maggior ragione se si sono letti i suoi libri e si ha avuto la fortuna di trascorrere qualche deliziosa serata in sua compagnia, tra amici. E, soprattutto, se gli si deve un briciolo di gratitudine per averci affascinato aprendo nuove prospettive nell’arrampicata e nell’alpinismo mettendosi in gioco fino all’estremo limite. E, last but not last, qualora se ne riconosca l’impegno ormai trentennale nel ruolo di garante di Mountain Wilderness.

E’ certo, anzi probabile che qui Sandro si confessi come forse non ha mai fatto nella sua vita di grande alpinista all’apparenza tutt’altro che comoda, consumata nella ricerca (quanto deve piacergli questa parola!) di se stesso sulle montagne del mondo.

Gogna e gatto
Alessandro Gogna “in sosta” con un simpatico amico. Sopra il titolo un’immagine conviviale del Cai oggi piuttosto offuscata (ph. Serafin/MountCity)

Gogna è stato vittima consenziente in questo caso dell’amico e compagno di corda Giorgio Robino (http://www.infojobs.it/giorgio-robino.prf), ingegnere elettronico e alpinista genovese, che non sembra avere avuto difficoltà nel fargli fuoriuscire dalle scarpe alcuni residui sassolini: ospiti indesiderati che, con la sua innata schiettezza, Sandro non ha però l’abitudine di conservare.

L’intervista è stata pubblicata in due parti. “Sono due trattazioni abbastanza distinte, possono essere separate e si può anche fare a meno di una delle due e anche di entrambe, peraltro”, spiega l’intervistato che tiene vivo il suo blog aggiornandolo quotidianamente con testimonianze rare o introvabili sull’alpinismo, l’etica, la libertà, la difesa dell’ambiente.

La conversazione, come ognuno può constatare (si vedano qui sotto i link) risale al 14 luglio, anniversario della presa della Bastiglia. Data la circostanza si potrebbe pensare che Gogna ne abbia approfittato per caricare le dosi a costo di sembrare un eretico sovversivo, per farsi paladino una volta di più di un’etica che sembra appartenere sempre meno al Club Alpino Italiano: all’organizzazione centrale, perlomeno, di un club che si vorrebbe di uomini liberi, legato a grandi valori ma che sempre più deve fare i conti con le miserie della burocrazia, con le cricche, con i conti da far quadrare nel declinare delle iscrizioni, con le miserie dei bandi di concorso, con le beghe di condominio, con le censure. E anche con la concorrenza di altre realtà della montagna che all’apparenza mostrano maggiore capacità d’innovazione sociale e culturale.

“C’è uno scollegamento”, spiega, Gogna “tra il Bidecalogo e quello che è la pratica reale delle sezioni del Cai, che sono molto, molto autonome. In più aggiungi i gruppi regionali, pensa al Cai Veneto… Non sono io a dire che lì c’è un andazzo quasi ‘mafioso’… Però se c’è deve venire fuori! Un ente pubblico non può coprire nulla!”.

Robino
Giorgio Robino

Come si può constatare dalle documentatissime inchieste di “Gogna blog”, si dovrebbe poter concordare con Gogna: “La verità vera è che ci sono alcune sacche di malaffare all’interno del Cai. La grandissima maggioranza di coloro che hanno posizioni dirigenziali sono di certo persone degne, ma forse in qualche caso non sono adeguate; per esempio, Salsa è sicuramente una persona degna, ma non è bastato. Ci vogliono persone ‘adeguate’, cioè ‘sgamate’, che sanno cosa succede e intendono provvedere! Il rischio numero uno della persona degna è quello di tacere e di essere suo malgrado compartecipe dell’illecito. E oggi non si può più dire ‘non lo sapevo, chi poteva immaginarlo…’, perché altrimenti si sarà anche degni, ma un po’ troppo ingenui! La situazione è estremamente grave sotto tutti i punti di vista”. Parole che presupporrebbero, considerato il prestigio e l’attendibilità di chi le pronuncia, un salutare chiarimento da parte del Club alpino. Specialmente ora che il club si accinge a organizzare il centesimo Congresso nazionale e ha tutto l’interesse a mostrarsi in tutta la sua (presunta) trasparenza.

Parole gravi e accorate dunque quelle di Gogna, secondo il quale “bisogna fare in modo che certi disastri vengano alla luce. Quindi, se nella posizione direttiva del Cai ci sono persone che insabbiano, allora è per questo motivo che in questo momento il Cai è una macchina ferma, che non parte! E non decolla perché qualcuno ha il freno a mano tirato! Bisogna eliminare certi personaggi, facendo una guerra a ognuno, e fare spazio a una nuova generazione {dirigenziale} più pulita… Perché questa è Cai-opoli”.

E un altro deprecabile retroscena emerge dalle sue parole. “Io sono portavoce, nominato dal Cai, dell’Osservatorio della libertà. Ma di fatto l’osservatorio non esiste! Le persone cui può importare qualcosa sono pochissime. Io ho denunciato il fatto che l’osservatorio deve nascere veramente, con il coinvolgimento di avvocati e giudici, e in parte ci sono riuscito, ma la partecipazione è talmente rarefatta che occorre ammettere, con deprimente sincerità, che l’osservatorio non esiste. La causa è in parte il fatto che non abbiamo voluto essere servi del Cai, non abbiamo voluto essere né commissione, né gruppo di lavoro, né ‘niente’, abbiamo chiesto l’appoggio del Cai senza essere istituzionalmente nulla, ma così diventa difficile che il Cai possa darti una mano. Magari il prossimo anno potremo andare a parlare con il nuovo presidente, ora sarebbe tempo perso”.

“Io non sopportavo i blog, i forum, i ‘Fuorivia, ecc.”, cambia discorso nella seconda parte dell’intervista, “poi mi si è presentata l’occasione nel 2013 di fare davvero un blog io stesso: e allora ho cambiato idea; in seguito ho capito che per diffondere maggiormente i contenuti del blog occorreva usare anche Facebook (dall’agosto del 2014), riconoscendo che quel mezzo ha i suoi i limiti di qualità, ma dal punto di vista della diffusione è imbattibile. La mia formazione di ‘librifero (creatore di libri), mi ha condizionato… E non voglio dare la dose informativa quotidiana come fanno la maggior parte dei siti, tutto in una paginetta con due foto. No. Non voglio fare questo! Ogni giorno voglio pubblicare un contenuto non-superficiale!”.

La seconda parte dell’intervista tocca argomenti di maggior spessore intellettuale: l’amicizia, il mistero, il destino. E riguarda personaggi con cui Gogna si è misurato sulle pareti e negli scritti: alpinisti come Gian Piero Motti, Renato Casarotto, Gianni Calcagno e altri.

“In fondo credo che Sandro mi abbia detto già molto, e lui direbbe: anche troppo!”. Questa la riflessione conclusiva di Robino, impeccabile intervistatore (chi ha detto che questo compito sia riservato in esclusiva ai giornalisti di mestiere?), mentre torna in auto verso Genova. A noi invece sembra che il discorso sia tutt’altro che concluso. E aspettiamo con curiosità la terza parte e all’occorrenza anche la quarta e la quinta. C’è bisogno di un po’ di ossigeno in questo universo stagnante dell’alpinismo.

PS. Ma se non vi interessa nulla delle beghe del Cai, dell’invasione turistica di elicotteri nelle località alpine e di altri simili quisquilie di cui abbonda il blog succitato andatevi a leggere un Gogna vero, d’annata, scritto nel 1966, che tocca i nostri cuori con il racconto di una scalata nelle Apuane. Titolo: “Una casuale solitaria”. L’incipit è da antologia: “Esattamente cinquanta anni fa mi trascinavo da solo sulla Nord del Pizzo d’Uccello. Con me era uno zaino enorme, carico di cose inutili. Le stesse di cui avrei dovuto liberarmi anche in seguito, nella vita…”.

http://www.banff.it/la-pervicace-ricerca-del-destino-parte-1/

http://www.banff.it/la-pervicace-ricerca-del-destino-parte-2/

http://www.banff.it/una-casuale-solitaria/

 

2 thoughts on ““Ma questa è Cai-opoli!”. L’intervista-denuncia di Gogna

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  • 15/09/2015 at 14:52
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    Buongiorno Roberto Serafin, tutti.

    mi fa piacere che ti sia piaciuta la conversazione! Grazie anche di questo tuo articolo. Qualche nota:

    – Precisazione doverosa: Non sono compagno di cordata di Alessandro (magari lo fossi / fossi stato 🙂 ), ma lo ritengo un “maestro”, ma non nel senso scontato ma non scontato nel “campo” dell’alpinismo, ma in senso umano generale, per il suo percorso di vita, che ritengo significativo ed istruttivo! E’ uno dei pochi intellettuali con il cervello acceso, che abbiamo in Italia (in generale, no solo in ambito alpinistico).

    – Chiederei se fosse possibile togliere il link a mio curriculum lavorativo (che peraltro è vecchio e devo aggiornare, su infojobs…, si d’acccordo avrei pure bisogno di pubblicità per trovare lavoro migliore, ma forse non è questo il posto o forse sì? non si sa mai nella vita… 🙂 ), semmai come link può essere utilizzato l’url della mia home page: http://www.giorgiorobino.com o se proprio proprio, ancora meglio: il sito della musica che facevo/farò: http://solyaris.altervista.org
    grazie 🙂

    – Sulla prima parte dell’intervista: Alessandro dice cose che sappiamo già in verità… cioè, sono dette chiare e tondo, qui! ok, ma chi lo segue un poco, anzi in generale chi vive in questa Italia senza avere come unico pensiero mentale: “che via faccio sto week-end?”… le sa ste cose…direi! 😉

    – Sulla seconda parte dell’intervista: anche a me personalmente ha dato molto ossigeno! e sono d’accordo con te Roberto, certo! Su un proseguio ed approfondimento di alcuni temi… ne abbiamo parlato con Alessandro dopo l’intervista, ed alla fine lui ha convinto me, ora, che ha detto “pure troppo”… certamente a me personalmente piacerebbe andare più a fondo di alcune questioni, metafisiche…ma a chi interessa davvero sta “roba” ? Anche senz entrare nelle non banali vicende che riguardano i “misteri” (dell’alpinismo e soratutto di tutta la vita umana…), a chi davvero interessa approfondire un qualche tipo di conoscenza umana, qui ed ora ? Non è una domanda retorica. E’ quna questione generale della nostra società, di come viviamo (la montagna) e la città, dell’abbruttimento di tutto (non solo la montagna che è unltimo ma non ultimo dei nostri problemi)…

    Allora inviterei i lettori, a provare a fare qualche riflessione e commentate l’intervista magari sul Gogna Blog, o qui certo, perchè secondo me è importante capire, per TUTTI noi, se è davvero c’è da fare un distinguo, che qualcuno fa vedo invece, tra “non vero”, del quando si parla desl “senso”…, in opposizione al “vero” quando si parla di vie (alpinistiche)… perchè Alessandro, come Persona, ha fatto un percorso di vita, che va dalla vicenda dell’articolo pubblicato oggi 15 Settembre 2015 e che parla del lontano 1966, A quello che OGGI ci dice, nel 2015! E’ sempre lui! E tutto “vero”… 😉

    – Sul giornalismo: si è vero io non sono un giornalista, non sono nessuno. Sono però stanco di come nel 2015 è spesso fatta l’informazione (è un concetto generale! nessun riferimento a persone specifiche o siti specializzati di questo o quell’altro…). Ho fatto due strampalate considerazioni su come penso si debba fare un’intervista… qui:
    http://www.banff.it/meeting-al-rifugio-del-croz-dellaltissimo/#comment-16329
    Ma io ripeto non sono nessuno, ho solo fatto da catalizzatore.

    Se posso esprimere un ultimo desiderio:
    mi piacerebbe che alcune persone, viventi, nel mondo dell’alpinismo, fossero intervistate così come ho fatto… e che “cantassero” così come ha cantato Alessandro. Non tutti hanno i coglioni per farlo, però…
    Ma, tanto, per come vanno le cose, nell’alpinismo, nel pianeta,
    non avremo capito ancora niente …
    anche se tutti quelli che sanno come finisce la canzone,
    ce la cantassero
    lo so, lo so! 🙂

    my two cents
    giorgio

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