Nonni e nipoti a piccoli passi

Dal 2012 il GAM (Gruppo Amici della Montagna – Sottosezione CAI di Milano) organizza una settimana in montagna per nonni e nipoti. L’età dei bambini è compresa tra i 3 e i 10 anni. Questo è il quarto anno di esperienza, oramai è tradizione e qualcuno non ne ha mancata una. L’idea è nata da una socia che, da poco diventata nonna del secondo nipote, voleva portare i bimbi in montagna condividendo la fatica con altri. E’ Gemma Assante che in prima persona si racconta: “La prima volta il mio secondo nipote più piccolo non aveva due anni. Peraltro il primo non ne aveva ancora quattro”.

Gita Val di Fassa
Lungo l’Avisio, sullo sfondo del Boé (arch. GAM per gentile concessione)

Non nega Gemma di essere stata un po’ incosciente. “Da sola non ce l’avrei potuta fare. Ho pensato che se avessi organizzato qualcosa con l’aiuto di qualcuno, avrei potuto ricevere una buona soddisfazione. E così è stato. Quattro anni fa siamo stati al Parco dei 100 laghi nell’Appennino parmense. E’ stata davvero una esperienza molto positiva, anche perché la guida del Parco era una ragazza giovane e forte, che mi portava il più piccolo nello zaino quando era stanco o si addormentava. L’altro, il mio primo nipote, per quanto piccolino, ha sempre seguito il gruppo trottando al seguito dei più grandicelli, senza mai lamentarsi o accusando stanchezza. E’ stata la guida cui mi ero rivolta a propormi il programma della vacanza: ‘La natura attraverso i cinque sensi’. Conosciamoci, guardiamo, tocchiamo, ascoltiamo gli animali del bosco, mangiamo… il parco, per finire con il battesimo della sella e la caccia al tesoro”.

“Quello è stato un vero successo! E sì, i bimbi quando stanno insieme si dimenticano la fatica e continuano a prendere tutto come gioco e divertimento. I grandi a loro volta imparano a prevedere, a intervenire, a risolvere un problema quando c’è, a inventare giochi e intrattenimenti. Così quando tu sei stanca, ecco che c’è il nonno a fianco che è pronto con una storia, un gioco, una parola che risolve e distrae. Tante sono le cose da raccontare”.

“Di questa esperienza, mi piace ricordare l’uscita di sera per ascoltare il lupo. Un’uscita organizzata magistralmente dalla nostra guida che aveva collocato un registratore collegato a un altoparlante in mezzo al bosco. I bambini si sono emozionati a sentire l’ululato del re del bosco. Qualcuno si è aggrappato alle gambe del nonno, qualche altro, più coraggioso, voleva andarlo a vedere dal vero. Insomma un bailamme di emozioni e soprattutto un grande entusiasmo che si è tradotto nelle successive passeggiate con la ricerca delle impronte sul sentiero (e vi assicuro, ce ne erano tantissime) e intenzioni da esploratore: Guarda deve essere passato di qui, sarà andato da quella parte, seguiamo le tracce!  Così vedi le loro corte gambette correre senza mai stancarsi o fermarsi”.

2012 - Pratospilla, bagno al Lago Verdarolo
Il richiamo di un laghetto alpino… (arch. GAM, per gentile concessione)

“Da allora”, racconta Gemma, “organizzo questa vacanza tutti gli anni. Anche senza guida. Le locazioni sono state Dobbiaco in Val Pusteria, Silandro in val Venosta e quest’anno siamo andati in val di Fassa a Canazei, una posizione strategica a ridosso dei passi dolomitici Pordoi, Sella e Fedaia. La settimana è organizzata in genere con un intenso programma di gite, ma non solo. Il primo giorno abbiamo scelto una gita corta, non impegnativa, lungo il fiume Avisio sino ad Alba. Organizzati ciascuno con il proprio zainetto contenente una felpa, l’acqua, cappello e occhiali, quando non indossati, ai nonni tocca portare le vettovaglie, panini e acqua e inventarsi storie, giochi, racconti”.

“Abbiamo poi fatto la passeggiata dal Col Rodella al Rifugio Comici, attraverso la Città dei Sassi; da Ciampediè sino al rifugio Gardeccia, lungo il Sentiero delle Leggende, dal Pecol al Belvedere in funivia e poi sino al Lago di Fedaia, da Alba in funivia sino al Ciampac e poi al Buffaure, in un clima di allegria trascinante anche per i grandi”.

“Ma non è la meta che ha importanza: a volte non si raggiunge, la passeggiata e il camminare dei “pupi” non è regolare, il programma previsto cambia, qualcuno tra i bambini ha fame mentre altri vogliono correre, sulla strada si trovano giochi e rifugi… Sicchè gli adulti sono stimolati, devono cercare non solo di ragionare come i bambini, ma organizzare il loro e il proprio pensiero in funzione di quel che succede. Di aneddoti da raccontare ce ne sono tanti, moltiplicati dal numero dei bambini e ingentiliti dai grandi che li vivono insieme, ridendo in qualche caso e rimodulandosi in qualche altro”.

Qual è stato il positivo e il negativo di queste esperienze? Ci sono dei consigli e indicazioni che vorresti dare?

“C’è del positivo e – diciamo così – del negativo in ogni aspetto di questa vacanza. Per esempio, l’età dei bambini: il gruppo è sempre stato eterogeneo per età. Tenere insieme e portare in montagna bimbi con un’età compresa tra i 3 e i 10 anni è complicato, perché hanno forze ed energie diverse, interessi e specificità propri a seconda della fascia di età. Si creano dunque sottogruppi e gruppetti ed è importante che per ciascuno esista il proprio nonno di riferimento. I più piccoli sono spesso affascinati dai più grandi, volendone imitare gesta, sicurezze e ‘strafottenza’  e anche in questo caso il nonno interviene per placare, controllare e guidare il proprio piccolo o viceversa il proprio ‘grande’. In genere i più grandi hanno una certa capacità di stare attenti e prendere per mano i più piccoli, ma non sempre. Anche qui l’occhio attento dell’adulto serve per vigilare. Che cosa dire poi dei diversi caratteri che già a questa età si manifestano? Dal bambino spavaldo a quello timido, da quello riflessivo a quello giocherellone a quello scavezzacollo. Oppure della contrapposizione maschi e femmine. Eppure tutte queste distanze e diversità sono positive”, spiega ancora Gemma. “I bambini scoprono che le raccomandazioni fatte da un nonno al suo nipote potrebbero essere fatte a un altro con la stessa autorevolezza e imparano che la saggezza e l’equità degli adulti è dote condivisa, sentono in essi una guida stabile e ferma, si rapportano con persone che non conoscono, ma che si stanno prendendo cura di loro con autorevolezza e amorevolezza. E anche per i nonni è esperienza positiva perché hanno aperto il mondo della montagna al proprio nipote e qualcosa rimane”

Ancora una domanda. L’anno prossimo dove si andrà?

“Ho pensato a Lavachey in Val Ferret, di fronte al Monte Bianco…Vedremo”.

http://www.gam.milano.it

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