Il “vizio disperato” della scrittura. Il nuovo libro-confessione di Alberto Paleari

Cover Paleari
Il libro è edito da MonteRosa edizioni, prezzo di copertina 14,90 euro, 232 pagine.

Nessun dubbio che “Le montagne e il profumo del mosto” sia il libro più vero di Alberto Paleari, uno dei più prolifici autori “di montagna” dei nostri tempi. Solo Reinhold Messner potrebbe batterlo in quantità e tirature, e anche Enrico Camanni ci dà dentro con romanzi e ammirevoli saggi: ma rimane il fatto che Paleari ha una sua cifra stilistica inconfondibile, è un narratore di razza in grado di cimentarsi con romanzi di ogni tipo, sia pure con una spiccata predilezione per il genere “noir”. Oltre a ciò, è uno scrupoloso compilatore di guide del territorio ossolano, quello in cui è nato e che più gli sta a cuore.

Da queste pagine fresche di stampa e ancora profumate d’inchiostro oltre che di mosto, emerge tutta intera la vita della sessantacinquenne guida alpina di Gravellona, già commerciante di vini, già allievo della Statale quando, a Milano, saliva da studente sulle barricate del Sessantotto e si faceva una cultura classica.

Paleari un po’ ci gioca con il suo fascino obliquo. Appare di volta in volta come incallito rubacuori, come strenuo difensore dell’ambiente alpino, come cultore della “pericolosa bellezza” della montagna, come vittima del suo vizio della lettura e anche di “quello disperato della scrittura”. Così questo librino dall’aria innocente inserito nella collana delle “parusciole” di MonteRosa edizioni (le parusciole sarebbero minuscoli uccellini) si rivela una testimonianza importante e qua e là struggente che si apparenta alla saggistica con le sue 232 pagine fitte fitte.

Lo si può leggere, questo libro, come un corposo pamphlet in cui Paleari si misura con vizi e virtù del mondo in cui viviamo e della montagna che frequentiamo. Dove talvolta si misura con la sua coscienza di padre, di figlio, di cittadino. Come quando si riferisce al salvataggio che non fece. E proprio lui che poi divenne un tecnico del Soccorso alpino rischiando la vita per mettere al sicuro due stupide capre. Si trattò del suicidio di suo padre: una sciagura che ha segnato la sua vita e quella della sua famiglia nella ristretta cerchia dell’azienda vitivinicola in cui erano riposte le giuste aspettative dei genitori.

Alberto durante la ripetizione della Diretta al Piccolo Fillar del 2012 con Andrea Bocchiola copia
Durante la diretta al Piccolo Fillar (ph. Andrea Bocchiola). Sopra il titolo, Paleari durante un bivacco alle Grandes Jorasses, lungo la via Cassin: un’esperienza rievocata nel libro.

La sua autoanalisi è sempre rigorosa, perfino spietata. Si vede che all’impeto del suo carattere subentrano di norma momenti di quieta riflessione. Un esempio? Paleari ricostruisce parola per parola la lite per ragioni ideologiche con un imprenditore di Courmayeur (nel libro ci sono nome e cognome) e forse prova un certo pentimento. Ma non è detto che non lo rifarebbe…

Con tenerezza, Alberto ricorda l’infanzia e l’iniziazione all’alpinismo. Con immutata soddisfazione rievoca la liberatoria decisione di sottrarsi gli impegni dell’azienda in cui era impegolato e di scegliere la libertà offerta dalla professione di guida alpina. Alterna il racconto dei momenti cruciali della sua lunga e intensa vita di alpinista con parentesi in cui ritorna all’altra sua grande passione, il vino. Due civiltà si riconcorrono dunque nelle sue pagine, e Paleari compie prodigi per amalgamarle in un contesto che scorre via senza intoppi, ogni pagina è fonte di sorprese e d’informazioni di prima mano.

Infine gli è capitato di soccorrere e di essere soccorso più volte e non ha problemi a raccontarci come la dea fortuna gli abbia salvato le penne più che l’istinto e il talento di alpinista. Dovendo scegliere, si potrebbe dire che nella descrizione delle valanghe, le temibili “streghe in bianco”, offre il meglio di se come scrittore, ma l’argomento lo aveva già trattato in un romanzo intitolato “Ci sfiorava il soffio delle valanghe”. O forse Paleari eccelle di più nella descrizione dei vini facendocene assaporare la fragranza? Ai lettori, che saranno certamente numerosi e porteranno la tiratura alle stelle, l’ardua sentenza.

www.monterosaedizioni.it

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