Un Nepal ad alta tecnologia e un Nepal da cartolina, due aspetti di una mostra benefica al Museo della Scienza

Ancora una ventina d’anni, poi centinaia di migliaia di pannelli solari dovranno essere rimossi e sostituiti. Altro grosso grattacapo ci arrecheranno gli accumulatori al litio che alimentano i telefoni cellulari, il cui utilizzo si è decuplicato dal 2001 al 2013. Sono prospettive inquietanti quelle annunciate da Giancarlo Morandi, presidente del Cobat (Consorzio Obbligatorio per le Batterie al Piombo Esauste e i Rifiuti Piombosi). L’occasione è stata una serata al Museo della Scienza di Milano, il 22 settembre. Un’iniziativa per presentare l’attività del consorzio in Nepal, impegnato nella “Recycling Mission” per sostituire, a 5.500 metri di quota, i pannelli del Laboratorio Piramide del CNR. Ma un’iniziativa anche destinata a rendere omaggio, con una mostra di fotografie di Enrico De Santis, al paese delle nevi straziato dal terremoto del 25 aprile, dove ai cinque milioni di morti si aggiungono i tre milioni di povera gente ancora (e per quanto tempo ancora?) senza casa.

Giancarlo Morandi copia
Giancarlo Morandi, presidente del Cobat.

“Sono più di venticinque anni che il Cobat opera”, ha spiegato il presidente Morandi, “attraverso la sensibilizzazione e l’informazione ai cittadini, rendendosi promotore di comportamenti virtuosi. La nostra esperienza è considerata la più avanzata non solo nel settore di pile e accumulatori, ma anche di pneumatici fuori uso, apparecchiature elettriche ed elettroniche e pannelli fotovoltaici giunti a fine vita”.

Il benemerito operare del Cobat si estende come si è visto fino alle alte quote himalayane. Alle pendici dell’Everest, con la partecipazione dello stesso presidente Morandi, provetto alpinista, sono stati sostituiti nel 2013 moduli e batterie della Piramide: più di due tonnellate di materiali portati su a dorso di yak, come mostra eloquentemente il bel documentario realizzato da Emanuela Fagioli in parte trasmesso in una trasmissione di Piero Angela.

Piramide lavori Cobat
La sostituzione dei pannelli solari a cura del Cobat al Laboratorio Piramide del CNR, a 5050 metri di quota. In alto sopra il titolo un aspetto della mostra aperta fino al 25 ottobre al Museo della Scienza e della tecnica a Milano (ph. Serafin/MountCity)

All’incontro, coordinato dallo stesso Morandi, hanno partecipato Fiorenzo Galli, direttore Generale del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia, Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente, Stefano Rodi, giornalista del Corriere della Sera, nonché il fotografo De Santis che ha a lungo teorizzato sui suoi scatti. Immagini, viene da dire, di squisita fattura, ma scontate, realizzabili da qualsiasi intraprendente turista appassionato di foto. Un Nepal pre-terremoto da cartolina, insomma, pittoresco e miserabile, mentre si sarebbe preferito vedere anche il Nepal moderno con qualche “dietro le quinte” realizzato negli ambienti dei media e della politica, nelle aule degli atenei, negli ospedali, nelle strutture pubbliche.

Sarà per un’altra volta. Accontentiamoci di sapere che la mostra, aperta fino al 25 ottobre, è intitolata “Dont forget Nepal” e vuole offrire il proprio contributo alla promozione della raccolta fondi lanciata dall’associazione EvK2-Cnr, insieme con il CESVI, per la ricostruzione di Thame, un piccolo villaggio a 3800 metri di quota sulla sinistra di Namche Bazar, completamente devastato dal terremoto.

http://www.museoscienza.org/attivita/mostre/nepal/

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