Sradicato dal vento “ul Pianton”, il patriarca verde dei monti lariani che da 250 anni regnava sul Cornizzolo

Ora è meno bello il panorama dei monti lariani e in particolare del Cornizzolo. Il vento impetuoso di mercoledì 23 settembre che ha imperversato sull’Alta Brianza ha divelto quasi completamente “ul Pianton”, il faggio ultrasecolare che si alzava solitario sul costone occidentale di questa montagna delle Prealpi Lombarde, a mille metri di quota.

Secondo il contadino di montagna e allevatore Adriano Paredi di Eupilio, proprietario del pascolo alto in cui sorgeva, il maestoso albero aveva più di 250 anni: “Mio nonno diceva che suo nonno gli raccontava che quando era bambino ‘ul Pianton’ c’era già”.

Dal Cornizzolo, un monte improvviso e immediato, perché dall’ondulata terra altobrianzola si alza di colpo fino oltre 1300 metri, si gode un panorama incommensurabile. Per questo il Cornizzolo è luogo di grandi, tranquille, salutari escursioni.

Adriano Paredi copia
Adriano Paredi, proprietario del pascolo alto in cui sorgeva “ul Pianton” (sopra il titolo), il venerato “patriarca verde” della Brianza. Alla fine del gigantesco faggio dedica immalinconendosi questo articolo, scritto in esclusiva per MountCity, Emilio Magni, cavaliere del giornalismo e autore di diversi libri su gente e usanze della Brianza, nonché grande appassionato del “bel raccontare” che era dei suoi nonni contadini.

La sosta obbligata, durante la camminata verso la vetta, era proprio a ridosso del “pianton”. Alcune storie tramandate oralmente raccontano che qui salisse anche Giovanni Segantini, quando era di casa, alla fine dell’Ottocento, a Pusiano e a Eupilio. Tale circostanza, però, non è confermata in nessuna delle numerose lettere che compongono la copiosa corrispondenza che il grande artista ebbe con il suo gallerista.

Noi che siamo innamorati dei monti lariani e del Cornizzolo pensavamo che “ul pianton”, faggio di stupenda bellezza, fosse immortale, come un dio mitologico.

La notizia del suo crollo, il pomeriggio del 23 settembre, è stato come un colpo da Ko. Subito non ho creduto. Mi sono illuso e ho sperato in una frottola. Ho cercato un punto strategico, su verso il Segrino, per rendermi conto. Guardando con un buon binocolo ha visto che sciaguratamente l’immensa chioma dell’albero era adagiata a terra.

Come per una beffarda bizza meteorologica un intenso raggio di sole, dopo un’intera giornata da tregenda, ha illuminato il costone occidentale della montagna aiutandomi nel guardare il “mio”, il “nostro pianton”. Pur nella un po’ complicata osservazione mi è parso di vedere che l’albero, pur crollato, continuava a conservare la bella e la grande, antica dignità che lo ha sempre contraddistinto: proprio come un eroe omerico trafitto da un grande rivale.

Ed è stata proprio una raffica di vento, soffiata da un Eolo davvero tremendo e cattivo, ad aver divelto il forte tronco del faggio. Per quel contrasto che nei momenti di sventura porta sempre a ricordare episodi belli, mi è tornato in mente quanto tanto tempo fa (anni Sessanta), scendendo dalla vetta del Cornizzolo, mi sono fermato alla povera malga che sorgeva proprio all’ombra del “pianton”. E una ragazzetta scarmigliata, dagli occhi e dai capelli nerissimi, è uscita porgendoci una tazza di latte appena munto. Gli armenti pascolavano intorno all’albero.

Emilio Magni

Commenta la notizia.