Self-mania, con qualche serio inconveniente in montagna

Un fulmine ha incenerito un turista che in montagna stava autofotografandosi con il selfie stick, la diffusa prolunga per autoritratti da eseguire sullo sfondo dei paesaggi in cui ci affacciamo. E’ la prima vittima a quanto pare della self-mania a quanto scrive il Telegraph. Sembra accertato che anche la turista russa precipitata il 10 agosto dalla spettacolare Cascata del Toce in Val Formazza si stesse fotografando con lo stesso sistema, ed essendosi troppo sporta è finita nel dirupo di 143 metri dove precipitano le acque.

Recentemente negli Stati Uniti è stato chiuso un parco, il Waterton Canyon di Denver, Colorado, per la mania dei visitatori di farsi una foto con un orso alle spalle.

Selfie a Cortina
Dilaga la passione per il selfie stick, la diffusa prolunga per autoritratti (ph. Serafin/MountCity). Sopra il titolo il selfie in un’immagine promozionale.

Quante volte ci è successo, sulla cima di una montagna, di vedere persone armate di selfie stick che si scattano foto da diverse angolazioni, con il panorama sullo sfondo? Sconcerta il dilagare a ogni quota del selfie, questo concentrato di tecnologia e narcisismo che spesso sfiora il ridicolo. Come quando nella meravigliosa Piazza dei Miracoli a Pisa i turisti si autoimmortalano reggendo il fatidico bastoncino con lo smartphone all’estremità mentre con l’altra mano fingono di reggere la torre pendente che appare sullo sfondo.

È vero: a volte i selfie possono uccidere. Quest’anno le vittime dell’autoscatto-mania sembra che siano state 12, più delle persone morte per l’attacco di uno squalo, che sono “solo” 8. A fare i conti è il blog statunitense Mashable, che sottolinea come l’attenzione facendosi i selfie si sposti dalla realtà circostante al cellulare, con il rischio di mettere il piede nel posto sbagliato o di non accorgersi che qualcosa ci sta arrivando addosso.

Ma il destino, si sa, è cinico e baro. E’ il caso di aggiungere un nuovo allarme ai tanti lanciati da chi fa prevenzione in montagna organizzando piacevoli kermesse all’aperto con garbate lezioncine, dimostrazioni di soccorritrice efficienza e birretta finale? Tanto, se non è l’asticciola del selfie che attira i fulmini, possiamo rischiare di “strozzarci con la cannuccia della borraccia o con la cinghia del cardiofrequenzimetro, essere vittima della APP che ci avrebbe avvertito in caso di allerta meteo o… anche finire sotto una valanga, fulminati su una cresta, quando non scivolati da un sentiero esposto o risucchiati da crepacci che non si vedevano”, come avverte Marcello Cominetti, guida alpina (sul sito http://marcellocominetti.blogspot.it/).

Selfie per Della Bordella
Selfie per Matteo della Bordella con la sua ragazza dopo la scalata di Divine Providence (arch. Ragni della Grignetta, per gentile concessione).

Più che altro, alpinisticamente parlando, è il caso di ricordare che fu Walter Bonatti l’inventore del selfie: quando per l’esattezza adottava complessi sistemi di autoscatto comandando a distanza l’otturatore a tendina via filo per immortalarsi nei servizi per “Epoca”. Non poteva farne a meno il grande Walter. Senza la sua carismatica presenza le foto, per quanto insolite ed esotiche, non avrebbero certo incrementato la tiratura del rotocalco per cui lavorava.

Va forse ricordato en passant che l’indimenticabile Marco “Butch” Anghileri ha posto il sigillo sulle sue incredibili solitarie invernali con dei selfie un po’ sfocati che rimangono comunque testimonianze incancellabili di una passione coltivata fino all’estremo.

Oggi va riconosciuto che l’autopromozione in parete non può che passare attraverso i selfie. Lo hanno dimostrato Tommy e Kevin mentre scalavano la Down Wall al Capitan regalandoci aggiornamenti quotidiani delle loro esibizioni. Spesso di nessun interesse alpinistico, ma che importa? Ciò che conta è mostrarsi sorridenti e vincenti. Se l’umanità è ipnotizzata dal proprio ombelico, non si vede perché da questo inestinguibile interesse debbano essere esenti gli alpinisti il cui narcisismo è spesso pari alla loro volontà di conquistare le vette.

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