Oltre 70 morti in vent’anni nel Canalone del Gouter

Continua a mietere vittime il famigerato “Grand Couloir del Gouter”, passaggio obbligato sulla normale francese del Bianco spazzato dalle frane. Possibile che non ci sia una soluzione per metterlo in sicurezza? Al problema si dedica da tempo Luciano Ratto, ingegnere torinese, alpinista, presidente onorario del Club 4000 a cui fanno capo 420 collezionisti di 4000 di 12 diversi paesi e che è a tutti gli effetti un gruppo  internazionale di alta montagna forse unico in Europa a livello dilettantistico.

In un dossier che qui pubblichiamo nella sua integrità, Ratto non solo documenta i pericoli mortali che gli alpinisti corrono in quel tratto, ma propone anche alcune possibili soluzioni per bypassarlo. A quanto si apprende, tra il 1990 e il 2011 sono stati registrati 291 soccorsi ad alpinisti e 254 incidenti che hanno causato 74  morti e 180 feriti: 12 incidenti all’anno in media, con 4 morti e 8 feriti!

“Il tema”, ci scrive Ratto, “mi sta a cuore da alcuni anni e notevole è il materiale da me raccolto. Alcuni articoli sono stati pubblicati sul sito del Club 4000 e su Giovane Montagna. In altre riviste sono stati invece bocciati forse perché politicamente scorretti dal momento tiravo in ballo severamente le autorità francesi”.

Manifesto Bianco
Il severo impegno della salita al Bianco in un manifesto ammonitore. Sopra il titolo l’itinerario con la traversata del temibile canalone (Fondazione Petzl).

“Con questo documento”, spiega ancora Ratto, “mi riprometto di contribuire a sollecitare gli amici transalpini a darsi da fare per porre fine a questo massacro che si ripete da troppi anni”.

Da sempre come ben sanno i summiter del Bianco, transitare nel canalone è come giocare alla roulette russa puntandosi una pistola alla tempia.  “Paura sul Monte Bianco: valanga sfiora 15 alpinisti nel canalone del Gouter” titolava La Stampa VdA del 21 agosto 2015. E’ seguita un’altalena di ripetute aperture e chiusure del rifugio del Goûter a seconda delle condizioni del percorso, con un discutibile intervento delle autorità francesi che ne hanno vietato l’accesso.

“Per rendere un po’ più sicuro il canalone”, spiega Ratto, “all’inizio della stagione estiva, le guide alpine di Saint Gervais posizionano un cavo teso tra le due sponde, che avrebbe lo scopo di offrire un’assicurazione; troppo spesso però gli alpinisti non utilizzano questo mezzo di sicurezza, confidando nella buona sorte”.

Sulle soluzioni proposte da Ratto, che come ingegnere e alpinista sa il fatto suo, ci sarà da discutere. Ma un fatto è certo: in nessuna località del mondo e in nessun gruppo alpino, compresi i territori degli 8000, si è mai verificata, non occasionalmente, ma sistematicamente, regolarmente, puntualmente ogni anno, una serie di incidenti con morti e feriti come in questi pochi metri di canalone.

Scarica qui il dossierLO SCANDALO DEL CANALONE DEL GOUTER

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