Hadid vs Messner, top of the flop

Proponiamo per gentile concessione il piccolo e denso saggio (e il suo corredo di immagini) a firma di Luca Gibello, caporedattore del periodico “Il giornale dell’architettura” su cui è stato originalmente pubblicato, e che mette in discussione dalle fondamenta il progetto architettonico del nuovo museo di Plan de Corones. “Hadid vs Messner, flop on the top” è il titolo originale dell’articolo che segnala alcune incongruenze di un impostazione che per una volta – ed erroneamente secondo quanto argomenta Gibello – ha rinunciato al consueto contestualismo culturale (Werner Tscholl, Arnold Gapp) in favore dell’esotismo legittimante e omologante dell’archistar inglese.

Screenshot 2015-09-28 14.12.16A 2275 m di quota il sito di vetta è, come dice il toponimo (piano della corona), tutt’altro che un acuminato vertice, bensì un’enorme spianata che potrebbe contenere almeno due campi da calcio. Di lì, un panorama mozzafiato a 360° su Dolomiti, Marmolada e rilievi altoatesini, traguardando le Alpi dello Zillertal verso l’Austria e l’Ortles verso Trentino e Lombardia. Paradiso dello sci, la Kronplatz d’estate è piuttosto desolante, punteggiata d’infrastrutture di servizio: tra stazioni d’arrivo delle teleferiche, punti ristoro e altre “amenità”. Ultimo arrivato, da luglio scorso, il museo di Reinhold Messner, sesta sede del circuito museale voluto dal re degli Ottomila himalayani.

Screenshot 2015-09-28 14.11.53Per la scelta del progettista, a differenza del passato, stavolta l’alpinista altoatesino ha abbandonato il contestualismo culturale espresso da protagonisti locali (da Werner Tscholl ad Arnold Gapp) a favore dell’esotismo legittimante – e omologante – della star. L’intervento di Zaha Hadid Architects si mostra piuttosto deficitario a livello d’impostazione generale per due ragioni, tra loro correlate. Da un lato è mistificante la retorica dell’opera ipogea così come viene presentata: nelle sezioni di progetto, l’edificio pare scavato nel ventre della montagna ma in realtà è appoggiato al suolo superficiale, come dimostrano le foto di cantiere delle grandi gettate a cielo aperto che vanno poi a formare i moduli scatolari in cemento armato.

Screenshot 2015-09-28 14.12.03Risulta così persino ridicolo l’aver ammonticchiato (com’è evidente nell’immagine sopra il titolo, ndr) ai lati e in copertura un po’ di zolle di terra e sassi, in ossequio a una falsa coscienza paesaggistica d’inserimento ambientale: dato l’evidente carattere artificiale e antimimetico dell’operazione, sarebbe risultato più onesto ed efficace mostrare la sua natura di oggetto fuori terra. Da questa condizione, ed è il secondo punto debole, perde di forza il dispositivo dell’edificio-cannocchiale, a mirino unico con tre “lenti” verso il basso; un sito del genere poteva esaltare una piattaforma per godere del panorama circolare totale, mentre il device del cannocchiale è efficace quando sottolinea e favorisce una condizione che diversamente non è esperibile. In questo caso, invece, il panorama offerto dall’interno nulla aggiunge rispetto a quello esperito dall’esterno, se non che le tre lenti inquadrano le montagne care a Messner, teatro delle sue prime imprese alpinistiche (ma all’interno, questa giusta strategia non è museograficamente sviluppata). Infine, gli affacci non sono balconi estremi proiettati nel vuoto; infatti, pur trovandosi al bordo della sommità e all’inizio dei pendii, all’esterno si scorgono verso il basso i turisti passeggiare tranquillamente.

Screenshot 2015-09-28 14.12.28E se gli interni presentano una fluida articolazione spaziale – almeno quello, da Hadid, ce lo si attende! – il problema sorge con l’allestimento, dove le opere (numerosissimi e interessanti i quadri) risultano essere un sovrappiù, un accidente che spezza l’incanto delle sinfonie organiche in beton brut (problema museografico noto, che ricorre dai masterpieces del Guggenheim a Bilbao o dell’Ebraico a Berlino). Così, ci si trova a rimirare opere e reperti nei sottoscala, al buio davanti alle toilette, su pareti inclinate oppure dietro teche ricavate in nicchie scavate nel cemento a oltre un metro da terra, precluse allo sguardo dei più piccoli. Quanto ai contenuti, Messner qui vorrebbe narrare la storia dell’alpinismo tradizionale. In realtà, sebbene con maggiore coerenza rispetto alle altre sedi, prevale un insieme piuttosto confuso di materiali che magari risponde a un immaginario autografico ma a nessun principio d’interpretazione storico-scientifica.
Vale la pena affrontare, come abbiamo fatto, il tour de force della visita, nella stessa giornata, anche della sede principale del Messner Mountain Museum a Castel Firmian di Bolzano e a quella di Ripa, nel Castello di Brunico appena sotto la Kronplatz. Si ha così la misura di raffinatissimi e sobri interventi (rispettivamente firmati da Tscholl e da EM2 Architekten) che leggono con attenzione e valorizzano il contesto, dove la museografia è al servizio della museologia.
Luca Gibello

A questo link l’articolo originale su “Il giornale dell’architettura”:

top/http://ilgiornaledellarchitettura.com/web/2015/09/21/hadid-vs-messner-flop-on-the-top/

5 thoughts on “Hadid vs Messner, top of the flop

  • Pingback: Appello alla cultura per la salvaguardia del paesaggio alpino – MountCity

  • 03/10/2015 at 02:53
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    I precedenti musei di Messner hanno preso dimora in edifici preesistenti, previa ristrutturazione. Questo invece è stato costruito ex novo su una collina iper sfruttata dal turismo, un luogo che aveva bisogno se mai di ritrovare una propria anima. Si vede che il progetto ha seguito un’idea del committente. Tutto è molto concettuale li dentro, anche l’architettura. Forse troppo? E’ possibile, eppure a me che non sono un architetto laureato non ha dato fastidio. Sembra di entrare in una caverna sospesa in uno spazio tempo metaforico, un’immersione nell’idealismo, nel Messner-pensiero. Come in tutti i suoi musei, credo che Messner abbia cercato di valorizzare luoghi diventati marginali, anonimi, senz’anima (vedi Catel Firmian a Bolzano, Forte Rite in Cadore, Brunico ecc). Prima di giudicare se ci sia riuscito (ed esprimere commenti in proposito) bisognerebbe però andare a vedere.

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    • 03/10/2015 at 06:47
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      Ser Matteo, se leggi bene l’articolo vedi che è il frutto della concatenazione di una visita a questo e altri due musei di Messner, e scopri che al di là di una ideale immersione nel Messner pensiero si possono fare valutazioni di merito sull’architettura, sulla sua aderenza a un programma funzionale e sulle modalità di inserimento nel paesaggio; a meno che non si voglia che il Messner pensiero, assieme a quello del committente consorzio impianti sciistici e dell’archistar strategico di turno, non rimangano un pensiero unico

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  • 29/09/2015 at 10:19
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    Credo che Gibello abbia in parte ragione. E sono convinto che tutto quel che fa Messner sia innanzitutto “Messner-centrico”… Lui sa tutto di tutto, lui ha la Verità su ogni questione, E se qualcuno osa criticare o dir qualcosa, si infuria. Come se fosse l’unico (Unico) al mondo ad aver letto i libri che ha letto Lui, sentito persone che sono state dove è stato Lui… Bonington (scusate se non è abbastanza eccelso sia come alpinista che come conoscitore e storico dell’alpinismo) dice nella sua storia dell’alpinismo che Messner è certamente un grande con un problema: è un collezionista. E, aggiungo io, non sempre un collezionista colleziona (bisticcio di termini, lo so) in buona fede…

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