Grigne. Il “2184” di Anghileri sta per passare di mano.

L’aria mite di Marco “Butch” Anghileri, gloria dell’alpinismo lecchese, nascondeva in realtà una volontà caparbia. Ci sapeva fare, Marco, anche come gestore del “2184”, un frequentato ristorante ai Piani Resinelli ai piedi delle Grigne. Perito nel 2014 durante una solitaria al Monte Bianco, Marco aveva il dono dell’accoglienza. Il suo grande sogno realizzato è stato ed è ancora, appunto, questo “2184” aperto nel 2005. Proprio come il nome sta a indicare (2184 si riferisce alla quota della vetta della Grigna meridionale), il locale è nato come un apprezzato luogo d’incontro per amici legati da un unico grande amore: la montagna.

Locandina
Una locandina del ristorante ai Piani Resinelli (Lecco). Sopra il titolo, Marco Anghileri spalanca le porte della “sua” Grignetta (ph. Serafin/MountCity)

Essendo questo amore il filo conduttore della famiglia Anghileri, al “2184” la montagna la si respira, la si percepisce da mille particolari. Nei mesi estivi una bella terrazza si affaccia sull’amata Grignetta e nei mesi invernali è il fuoco della stufa ad accogliere al ritorno da una sgambata o da un’arrampicata. Come ai tempi di Marco, puntualmente si è accolti da un buon piatto di pizzoccheri, da un bicchiere di vino e perché no?, da una buona pizza!

Fin dagli inizi della gestione di Marco, presso il “2184” sono state organizzate particolari serate “gastroalpinistiche” con i grandi nomi dell’alpinismo nazionale e non solo (Manolo, Adam Ondra, Alessandro Bau per citarne alcuni). Incontri presto diventati un appuntamento fisso.

Attualmente il ristorante è gestito dalla famiglia Anghileri e continua a rappresentare un riferimento per quanti salgono ai Resinelli per godersi in un modo o nell’altro questo ambiente che definire magico è poco. “Ma ci piacerebbe trovare qualcuno”, dice ora Aldo, papà di Marco, “che abbia voglia di gestire questo posto a noi tanto caro. Ovviamente con la nostra disponibilità nel dare una mano, inizialmente, per l’avvio della gestione!”.

Curiosa la storia della famiglia Anghileri. Un uomo delle pareti era il nonno Adolfo, una star degli appigli è stato il padre Aldo. E, infine, un drago sorridente e inarrestabile è stato l’indimenticabile Giorgio, fratello di Marco, che dopo essersi coperto di gloria in solitaria allo Spiz di Lagunaz e su altri appicchi dolomitici è stato travolto in bici da un camion.

Quanto a Marco, il Butch sorridente e imperturbabile di mille scalate, aveva collezionato cinque invernali nelle Dolomiti: la via dei Finanzieri, la via Sonia sulla IV Pala di San Lucano, la via Olimpo sulla Marmolada e la via Casarotto sulla Busazza. Sono state, queste scalate, i preludi al suo capolavoro nel gennaio 2000: la prima ascensione solitaria invernale della via Solleder sul Civetta. “Grandioso” lo definì il grande Ignazio Piussi che superò per la prima volta la via con il tedesco Toni Hiebeler e il lecchese Giorgio Redaelli.

Sala da pranzo
Un aspetto della sala da pranzo del ristorante che ora viene ceduto in gestione.

Altra notevole impresa nel 2012. Completamente isolato in quel “mondo a parte” che è la selvaggia valle di San Lucano, tra pareti dolomitiche e precipizi di insondabile altezza, Marco ha messo a segno un’altra notevolissima “invernale”. Per la prima volta ha ripetuto in solitaria nella settimana tra il 12 e il 17 marzo la famosa “via dei bellunesi” sullo Spitz di Lagunaz, 1350 metri di placche e strapiombi con difficoltà VI e A2 dopo avere superato le asperità dello zoccolo ai piedi della parete. Un’impresa straordinaria, più volte tentata senza successo negli ultimi trent’anni, da quando la via era stata aperta da Franco Miotto, Riccardo Bee e Stefano Gava. L’unica ripetizione risale al 2004, da parte del bergamasco Ivo Ferrari con Silvestro Stucchi. Anche il fratello Giorgio era di casa nelle Pale di San Lucano dove ha realizzato la prima salita della via Luca Cereda. Il “Marco che in montagna sta bene e si diverte” (parole sue) lo ritrovammo  leggendo il suo racconto del concatenamento di cinque vie tracciate da Walter Bonatti al Resegone e in Grigna, e sempre spostandosi con la fedele bicicletta. Raccontò quest’ultima esperienza su Planet Mountain titolando semplicemente “Una bella giornata” (“…un lungo giorno sulle montagne di casa per divertirsi un mondo e scoprire, anzi, ri-scoprire tutti quegli aspetti che ti porti dentro conosciuti in anni di belle giornate vissute in montagna”).

Lessi, non esagero, avidamente e nel mio piccolo gli feci, via mail, i più affettuosi complimenti. Marco mi rispose al volo. Ma non si limitò a ringraziarmi, volle aggiungere un commento che ovviamente conservo: “Quando ci si diverte le cose vengono sempre bene…e tu, con il tuo apprezzato lavoro ne sei sempre stato la prova vivente”. Diverse volte mi ha invitato lassù in questo suo nido d’aquila, ma purtroppo non ho mai trovato il tempo. E un po’ mi sento in colpa.

Altre informazioni: info@avantgardelecco.it

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