Il Cai e l’eliski, un perentorio invito a vigilare. Che cosa fanno le sentinelle mentre l’opinione pubblica dorme?

Nicola Pech, tra gli organizzatori di un’importante giornata contro l’eliski in Val Formazza, ci segnala gentilmente l’iniziativa di chiedere al Cai provvedimenti contro i presidenti delle sezioni di Formazza e Macugnaga che si rifiutarono in quell’occasione, il 29 marzo, di appoggiare la manifestazione. L’amico Nicola segnala altresì a MountCity la relativa discussione che si sviluppa nel blog di Alessandro Gogna (eccola: http://www.banff.it/quanto-il-cai-e-contrario-alleliski/).

Una cosa è certa. Diversi soci non hanno digerito in quella circostanza il comportamento delle sezioni citate, i cui presidenti si sono rifiutati di votare con tutte le altre sezioni dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione contro l’eliski in Val Formazza, violando in questo modo il punto 4 del Bidecalogo.

Le lettere che qui riportiamo nella loro integrità sono state inviate ai probiviri e alla presidenza del Cai. L’iniziativa intende portare alla luce anche presunte carenze del Cai nella tutela dell’ambiente. Purtroppo è palese che nessuno si meraviglia più né interviene se nei boschi e sui prati scorrazzano impuniti centauri con i quad e le moto da trial, se d’inverno flottiglie di elicotteri trasportano con il beneplacito di certi sindaci e in assenza di normative gli sciatori su vette immacolate, se le motoslitte impazzano con spericolati caroselli, se nuovi impianti con relativi sbancamenti invadono aree protette d’interesse comunitario e la Forestale è costretta a intervenire sigillando i cantieri.

Di meriti ne ha accumulati parecchi il Cai dai tempi di Quintino Sella ma il suo ruolo di sentinella dell’alpe andrebbe  rivisto. Lo sostenne il giornalista triestino Paolo Rumiz nel 2008 al Congresso nazionale dell’associazione svoltosi a Predazzo. Tutti gli iscritti in quella circostanza si sentirono ringalluzziti nel loro ruolo di sentinelle. Ma passare dalle parole ai fatti si è rivelata in tutti questi anni e con gli attuali dirigenti un’impresa improba come scalare l’Everest nell’imperversare di un ciclone.

Quanti ricordano le parole di Rumiz, illustre giornalista e scrittore, socio Cai da oltre mezzo secolo? “L’opinione pubblica dorme”, scrisse sette anni fa Rumiz, “sta a noi del Cai svegliarla. Per questo credo che oggi nel Cai il ruolo di sentinella dell’alpe vada rivisto. Noi soci restiamo sentinelle, certo: sapendo però che il nemico non è più esterno alla frontiera, ma abita qui e si muove come vuole nella finanza, nell’economia e nella politica del Paese. Per batterlo serve un’alleanza fra città a provincia, alpinisti e montanari. Il Cai deve ritrovare lo spirito delle origini, laico e indipendente dell’Italia post-risorgimentale che partì alla scoperta di se stessa, monitorando, cartografando, esplorando con passione ogni angolo sperduto del territorio appena unificato. L’Italia è un Paese di montagna, e non voglio che diventi un’esausta colonia, a disposizione di poteri senza patria”.

Fin qui Rumiz con il suo appello evidentemente inascoltato da chi ha continuato a fare orecchie da mercante. Ecco invece il testo delle due lettere raccomandate spedite il 2 ottobre in cui si chiede il rispetto del Bidecalogo.

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29 marzo 2015: la manifestazione in val Vannino (Formazza)

Le due lettere raccomandate

1) Lettera al Collegio Regionale dei Probiviri del Piemonte – Club Alpino Italiano

Corso Stati Uniti, 21 – 10128 Torino

e p.c.: Egr. Sig. Umberto Martini, Presidente Club Alpino Italiano

Via E. Petrella n. 19 – 20124 Milano

Raccomandata A.R.

Gentili Signori,

faccio parte di un sodalizio, il CAI, che con il Bidecalogo, strumento di indirizzo e autoregolamentazione, al punto 4 si “impegna a contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalità ludico-sportive”

Più volte nel corso dell’ultimo inverno ho sentito esponenti del CAI prendere posizioni quanto meno ambigue nei confronti dell’eliski.

Le sezioni di Formazza e Macugnaga, nei ruoli dei Presidenti Piero Sormani e Flavio Violatto, si sono rifiutati di votare con tutte le altre sezioni dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione del 29 marzo 2015 contro l’eliski in Val Formazza, violando in questo modo il suddetto Punto 4 del Bidecalogo.

Chiedo quindi che vengano adottati gli opportuni provvedimenti disciplinari nei confronti dei medesimi soggetti.

Distinti saluti

I firmatari: Nicola Pech, Alberto Paleari, Alessandro Gogna, Matteo Guadagnini, Giuseppe Miotti, Carlo Alberto Pinelli, Franco Michieli, Michele Comi, Antonio Farina, Marco Tosi, Giuseppe Cangialosi, Marco Maffeis, Piero Belletti, Luigi Cucut, Elisabetta Galli, Giorgio Mallucci, Luca Francisco

 2) Lettera a Umberto Martini, Presidente Club Alpino Italiano

Via E. Petrella n. 19 – 20124 Milano

Raccomandata A.R.

Egregio Presidente,

faccio parte di un sodalizio, il CAI, che con il Bidecalogo, strumento di indirizzo e autoregolamentazione, al punto 4 si “impegna a contrastare o comunque scoraggiare l’uso di aerei, elicotteri, motoslitte per finalità ludico-sportive”

Più volte nel corso dell’ultimo inverno ho sentito esponenti del CAI prendere posizioni quanto meno ambigue nei confronti dell’Eliski.

Le sezioni di Formazza e Macugnaga, nei ruoli dei Presidenti Piero Sormani e Flavio Violatto, si sono persino rifiutati di votare con tutte le altre sezioni dell’Est Monterosa per l’appoggio alla manifestazione del 29 marzo contro l’eliski in Val Formazza.

Non avendo mai letto di provvedimenti disciplinari nei confronti di questi soggetti, mi domando se vi sia totale libertà di mandato nell’interpretazione di ruoli di così grande responsabilità civile e ambientale.

In qualità di socio che si ritiene osservante del Nuovo Bidecalogo in tutti i suoi 20 Punti, Le pongo una serie di domande per capire se il mio bisogno di rappresentanza su questo tema, l’eliski, cruciale per “preservare le montagne e difenderne l’ambiente” anche e soprattutto culturalmente, sia soddisfatto dalla Presidenza che Lei rappresenta.

Con preghiera di risposta con cortese sollecitudine, e comunque entro il corrente mese di ottobre approssimandosi la stagione invernale, Le chiedo:

1) Quali iniziative ha assunto e sta assumendo il CAI al fine di ottenere legislazioni di divieto della pratica dell’eliski?

2) Non pensa che il CAI dovrebbe inviare informativa ai propri soci sulle località dove viene praticato l’eliski chiedendo di boicottarle?

3) Quale tipo di richiamo al Bidecalogo può essere indirizzato alle guide alpine SOCIE AGAI, quindi socie anche CAI, per far loro comprendere che sull’eliski il CAI non è disposto a nessun tipo di compromesso?

4) Cosa pensa di fare il CAI nei confronti di quei rifugisti che mettono a disposizione i beni del sodalizio per fare da base all’eliski?

5) Non ritiene che il CAI debba radiare i soci che fanno eliski o che usano l’elicottero per andare all’attacco delle vie alpinistiche?

Cordiali saluti

I firmatari: Nicola Pech, Alberto Paleari, Alessandro Gogna, Matteo Guadagnini, Giuseppe Miotti, Carlo Alberto Pinelli, Franco Michieli, Michele Comi, Antonio Farina, Marco Tosi, Giuseppe Cangialosi, Marco Maffeis, Piero Belletti, Luigi Cucut, Elisabetta Galli, Giorgio Mallucci, Luca Francisco

L’iniziativa sarà tanto più incisiva quanto saranno numerosi i commenti dei soci del CAI e dei lettori. Per far arrivare il vostro commento, ogni luogo è buono: su questo blog, su facebook, su twitter, sui giornali cartacei e sui notiziari on line.

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