Le due turiste e la bimba recuperate di notte a Punta Mesco. Segnaletica carente e nessun avviso di pericolo su un sentiero tanto frequentato!

“Martedi 29 settembre 2015. Due escursioniste tedesche accompagnate da una bimba di quattro anni hanno smarrito il sentiero ieri sera nella zona di Punta Mesco. Giunta l’oscurità hanno chiesto aiuto ai Carabinieri che a loro volta hanno allertato subito il Soccorso alpino della Spezia. Due squadre di rocciatori Cnsas si sono immediatamente recate in zona. E’ stato allertato anche l’elicottero della Guardia Costiera di Luni Sarzana abilitato al volo notturno”. Questa la notizia diramata dal Giornale della Protezione civile.

Le donne, a quanto si è appreso, sono state raggiunte dagli uomini del Soccorso alpino intorno alle 23. Stavano bene ma erano notevolmente impaurite e infreddolite, soprattutto la piccola che oltretutto ai piedi indossava solo ciabattine. Il gruppetto è stato riscaldato e rifocillato e riportato a valle a Monterosso dove ad attenderle c’erano un’ambulanza e i Carabinieri. Alle ricerche hanno partecipato anche i Vigili del fuoco di Levanto e Brugnato.

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Il sentiero di Punta Mesco nelle Cinque Terre (ph. D. Monti) e, sopra il titolo, il recupero nel cuore della notte delle due turiste tedesche e della bambina (fonte: Cnsas Liguria, per gentile concessione)

Una decina di persone, automezzi, ambulanza, elicottero… seimila-settemila euro il costo di un’operazione di soccorso che contraddistingue la generosità del popolo italico verso le persone in difficoltà siano migranti dispersi in mare su un gommone, siano tre turiste tedesche in sandaletti e ciabattine disperse fra Levanto e Punta Mesco.

Ma che genere di escursionisti frequentano questo itinerario costiero, parte dell’antica mulattiera che collega Ventimiglia con Luni nota come sentiero Liguria? La domanda è legittima in quanto esattamente un mese orsono, con un articolo intitolato “Con le infradito lungo la meravigliosa mulattiera verso Punta Mesco ingannati dalla segnaletica” (http://www.mountcity.it/index.php/2015/09/04/vie-storiche-con-le-infradito-lungo-la-meravigliosa-mulattiera-verso-punta-mesco-ingannati-dalla-segnaletica/) ci siamo già soffermati a descrivere le varietà di umani che abbiamo incontrato fra i boschetti ombreggiati ed i sentieri sconnessi esposti sulle meravigliose scogliere a picco sul mare.

Tante donne con pesanti zaini da trekking, qualche maschio in abbigliamento da sky running, tante famiglie con zainetti leggeri, ma anche tante persone in ciabatte o addirittura a piedi nudi ed in costume da bagno!

E’ vero, siamo a pochi chilometri da una spiaggia, ma il percorso è pieno di piccole insidie, di traversine di legno fissate con grossi spinotti metallici sporgenti, di rovi, di pietre più o meno grosse, più o meno taglienti: perché rischiare di rovinarsi i piedi o peggio cadere e scivolare verso un dirupo come mi sembra sia già successo da queste parti?

Come non soccorrere queste persone in caso di incidente provocato dalla loro incoscienza ma anche dalla mancanza di una segnaletica chiara che invita a salire in montagna solo con l’attrezzatura adeguata?

All’ingresso delle chiese della costa, un cartello chiaro indica che è vietato l’ingresso senza l’abbigliamento adeguato. Perché non prendere gli stessi provvedimenti lungo i sentieri più gettonati?

Il costo sociale per la prevenzione e per una segnaletica all’altezza sarebbe di poche centinaia di euro, invece il costo di un solo soccorso è di varie migliaia di euro.

E qui si dovrebbe spendere qualche parola sul soccorso: chi paga una decina di uomini, un elicottero, due piloti abilitati al volo notturno a bassa quota, una ambulanza, due o tre vetture? In Svizzera sappiamo per certo che è l’escursionista o la sua assicurazione che devono rimborsare completamente la “macchina dei soccorsi”.

Da noi non è così perché si sostiene che i soccorritori sono di solito volontari, che i Carabinieri ed i Pompieri sono già stipendiati, che l’elicottero viene spesso “offerto” grazie a qualche convenzione con le Regioni… Ma, alla fine, chi contribuisce per attrezzare i soccorritori volontari, per pagare gli stipendi ai dipendenti pubblici, per permettere alla Regioni di “offrire gratis” l’elicottero se non il cittadino con le sue tasse?

Dario Monti

www.viestoriche.net

PS. Salvare vite ha un costo non indifferente: i primi d’ottobre due alpinisti tedeschi sono rimasti bloccati sulla parete della Piccolissima Cima delle Tre Cime di Lavaredo,  a una trentina di metri dalla vetta, a 2.700 metri di quota. Quella scalata non la dimenticheranno facilmente. Solamente per i 98 minuti di volo che ha effettuato l’elicottero Pelikan 2 il costo ammonta a 13.720 euro, a quanto riferisce il quotidiano sudtirolese Dolomiten. La giunta di Bolzano aveva fissato da poco le nuove tariffe per l’elisoccorso: un minuto di volo ora costa 140 euro, che vengono interamente addebitati ai cittadini stranieri e quelli non residenti in provincia di Bolzano.

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