Salutarsi? Viene naturale incontrandosi sui sentieri

Grazie alla circolare di un preside che invita i suoi studenti a salutare, la buona educazione è tornata a manifestarsi in un istituto di Empoli. Sulla Stampa del 6 ottobre 2015 la notizia viene giudicata “sconvolgente” da Massimo Gramellini che nel suo abituale “Buongiorno” loda il professor Tommaso Bertelli, preside dell’istituto Pralormo di Empoli.

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Massimo Gramellini commenta sulla Stampa la circolare di un preside che invita gli studenti a salutare. Sopra il titolo un incontro fra escursionisti (ph. Serafin/MountCity)

“Buongiorno, salve, ciao sono quei lubrificanti esistenziali che per strada o in ufficio sono rimasti in pochi a maneggiare”, osserva Gramellini, “e quei pochi guardati con sospetto, come se dietro la formula di cortesia si nascondesse un secondo fine indicibile o un’invasione della privacy. La notizia mi ha sconvolto per vari motivi”.

Sconvolge il giornalista della Stampa, che confeziona le sue pillole di saggezza anche nella trasmissione settimanale di Fabio Fazio su Raitre, il fatto che a Empoli, ottemperando alla circolare del preside, “i ragazzi abbiano cominciato a salutare chiunque capitasse a tiro: i compagni, i bidelli, persino i professori. E che il loro umore ne abbia tratto giovamento”.

Con tutto il rispetto per gli stupori di Gramellini, vorremmo osservare a nostra volta e nel nostro piccolo che il salutare quando si va in montagna è una regola di quelle che non s’imparano a scuola. Ognuno di noi più o meno in montagna sembra felice di scambiare un saluto con quelli che incontra sul sentiero. E senza che nessuna circolare, per fortuna, gliel’abbia imposto.

Forse per insegnare le buone maniere, quelle che fanno bene, basterebbe portare i ragazzi in montagna. Come fanno a Milano, se ci è consentita la citazione, le Guide alpine dell’associazione “Attraverso la montagna” nel quadro delle iniziative del progetto “Quartieri tranquilli” di cui è convinta animatrice Lina Sotis e assiduo sostenitore questo sito. Perché frequentando la montagna “scuola di vita” risulta più facile insegnare ai ragazzi le buone maniere. E la cosa vale in tutto il mondo e in tutte le lingue.

Namaste
Il caratteristico “namasté” degli indiani e dei nepalesi.

Come ben sa chi ha la fortuna di frequentare i sentieri delle Alpi, il saluto più usato quando ci si incontra è probabilmente il tedesco “Grüß Gott”, il “vai con Dio” usato anche fuori dai sentieri soprattutto in Austria e in Baviera dove il cattolicesimo è molto diffuso. Se incrociamo escursionisti svizzero-tedeschi il Grüß Gott si riassume invece nella buffa parolina “Grüezi”, spesso pronunciata con grande calore.

In Friuli il saluto corrente è “Mandi”, a Cortina d’Ampoezzo ci si scambia un “Sani da po’”. Per quelli che bazzicano i sentieri dell’Himalaya indiano e del Nepal infine è obbligatorio il “Namasté” (o namaste, namasteé o namaskar), un saluto comune in molte regioni dell’Asia. Viene di solito accompagnato dal gesto di congiungere le mani, unendo i palmi con le dita rivolte verso l’alto, e tenendole all’altezza del petto, del mento o della fronte, facendo al contempo un leggero inchino col capo. Dire e fare “Namasté” va bene anche dalle nostre parti, offre un tocco di grazia in più rispetto a un frettoloso “Salve”.

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