Si rinnova il nido d’aquila sulla Est del Rosa

Il “monumento dell’alpinismo” si rinnova. A 130 anni dalla costruzione, la capanna Damiano Marinelli, sul Monte Rosa, ha subito un restyling completo dell’interno, un minuscolo locale costruito nel 1885 e inaugurato l’anno seguente: lì sono stati ospitati molti dei grandi alpinisti di tutta Europa, dai precursori ai climber attuali. Un bivacco collocato in uno dei percorsi più noti tra quelli che portano alle cime del Monte Rosa: da quel canalone passarono anche nel 1892 gli alpinisti che effettuarono la prima ascensione orientale della punta Dufour.

Lorenzo Serafin
L’architetto Lorenzo Serafin e, sopra il titolo, la Marinelli in una stampa dell’Ottocento,

I lavori alla capanna sono stati commissionati ai falegnami Bianchi e Balmetti di Macugnaga dalla sezione del Cai di Milano che l’aveva ideata a fine Ottocento fra mille polemiche. I favorevoli lo consideravano un ricovero ideale per affrontare la Est del Rosa, ritenuta allora una “parete maledetta”, teatro quel canalone, solo cinque anni prima, della tragedia Marinelli, con la morte dell’alpinista romano e delle guide Ferdinand Imseng di Macugnaga e Battista Pedranzini di Santa Caterina Valfurva. I contrari temevano che potesse diventare incentivo per altre tragedie. Julius Kugy aveva tuonato contro. Pochi anni dopo sarebbe diventato un pentito, scusandosi con Achille Ratti, sacerdote milanese (divenuto poi Papa Pio XI) favorevole alla costruzione, che l’aveva utilizzata per la prima salita italiana alla Est.

Il vecchio libro della capanna riporta i nomi di tanti “grandi” ma non la firma di Ettore Zapparoli, che pur passandovi diverse volte, non firmò mai. Per molti scalatori, quella nel minuscolo ricovero a 3036 metri di quota è stata l’ultima notte della loro vita, periti in quel canalone. “Coloro che salgono oggi alla Marinelli possono tranquillamente fermarsi a pernottare”, dice l’architetto milanese Lorenzo Serafin che ha progettato e seguito i lavori di un contro-muro di tamponamento sui tre lati verso la roccia.

“Il bivacco rimane nella storica spartanità e conserva le memorie del passato”, aggiunge l’architetto che assieme ai falegnami e a Walter Bernardi ha provveduto allo smaltimento in loco del materiale inservibile. “Ci sarebbe la necessità di sistemare parte del sentiero di accesso per rendere la capanna più fruibile. Ma ne vale la pena?”, si chiede Serafin. Questo nido d’aquila è l’unico rifugio in tutta la parete Est. In passato il Cai Macugnaga si è sempre opposto alla posa di altre capanne per non compromettere l’incanto della grande montagna.

Teresio Valsesia

da La Stampa, per gentile concessione

http://www.caimilano.eu

 

2 thoughts on “Si rinnova il nido d’aquila sulla Est del Rosa

  • 13/10/2015 at 09:39
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    complimenti per il lavoro che è stato fatto; sono d’accordissimo sull’opportunità di sistemare il sentiero d’accesso, magari installando qualche corda fissa sulle rocce alla sinistra del canale per salire alla Sella del cacciatore, dove la Est appare in tutta la sua terribile e meravigliosa potenza. Tranquilli, la frequentazione aumenterebbe di poco…
    (per la sistemazione si potrebbe aprire una sottoscrizione via web, come è stato fatto per lo storico rifugio Sella, sulla vecchia normale italiana al Monte Bianco, mi pare da parte del Cai Torino)
    W la capanna Marinelli, luogo mitico !!

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