Aiutiamo gli amici alpinisti afgani. Appello di Betto Pinelli

All’inizio dell’estate si è saputo che un incendio ha devastato il magazzino dove la quasi neonata Federazione Alpinistica Afghana teneva i suoi (spesso obsoleti) materiali tecnici ed equipaggiamenti. Ora la notizia rimbalza in vari siti per iniziativa di Carlo Alberto Pinelli (bettopinelli@gmail.com), accademico del Cai e presidente di Mountain Wilderness Italia, che si appella al buon cuore degli appassionati perché gli amici afgani ricevano i necessari aiuti per riprendere l’attività alpinistica. La Federazione, sottolinea Pinelli, è guidata da una ex-allieva di Mountain Wilderness, Siddiqa Mayar Nuristani, e conta 400 iscritti tra i quali molte ragazze.

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Un amichevole messaggio dall’Afghanistan. Sopra il titolo Kabul sullo sfondo delle montagne.

Siddiqa si è in effetti rivolta a Pinelli, suo vecchio istruttore, per supplicare l’invio di materiali nuovi. Solo ricevendo in dono questi materiali la Federazione, che evidentemente non gode di risorse né di pubblici finanziamenti, può pensare di organizzare un nuovo corso di alpinismo di base.

“Sto cercando di raccogliere per gli amici afgani corde (anche usate poco), imbraghi, piccozze (anche usate e tradizionali), ramponi regolabili, discensori, caschi, moschettoni chiodi e viti da ghiaccio”, ci comunica Betto. “Almeno venti pezzi per ciascuna voce. I costi della spedizione verrebbero coperti dalla Fondazione dell’Aga Khan. Petzl sta esaminando la possibilità di collaborare. Patrick Gabarrou ha messo insieme a sua volta una dozzina di caschi e una decina di imbracature. Per quel che concerne il vestiario abbiamo avuto un intenso scambio epistolare con Patagonia Italia. E qualcosa abbiamo rimediato. Tuttavia, detto tra noi, speravamo in ben altro! Vi scrivo per chiedervi di mobilitarvi, anche attraverso i vostri siti web, per riuscire a raccogliere il suddetto materiale. Ne vale la pena!”

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