Monte Bianco. Interviene il governo per far rispettare i confini

Ha ottenuto risposta l’interrogazione parlamentare dei senatori Aldo Di Biagio e Alberto Lanièce che verteva sull’individuazione di un oggetto istituzionale per arbitrare la querelle del confine fra Italia e Francia sul Monte Bianco. La loro proposta riguardava, in particolare, una gestione diplomatica tra Italia e Francia per avviare una gestione super partes della questione. “Come denunciato anche dal presidente della regione Valle d’Aosta Augusto Rollandin in una nota indirizzata al Presidente del Consiglio”, avevano scritto in settembre Di Biagio e Lanièce, “la ciclica disputa sulla individuazione della linea di confine tra i due Paesi avrebbe ricadute immediate e importanti in termini di giurisdizione applicabile nella quotidianità: sia per le attività anche commerciali che si svolgono in quelle aree, quali la funivia Skyway Monte Bianco e l’adiacente rifugio Torino, sia per l’individuazione delle autorità competenti e delle eventuali responsabilità per situazioni inerenti a tale ambito territoriali”.

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Il Monte Bianco visto dal rifugio Torino (ph. da www.aostasera.it). Nella foto sopra il titolo, segnavia al Col de Miage (ph. P. Giglio, per gentile concessione).

I due senatori, muovendo anche da un’autentica passione per la montagna che li accomuna, comprensibilmente non vorrebbero mai vedere erigere “steccati” di nessun tipo. E ora la risposta del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nella persona del sottosegretario Benedetto Della Vedova recepisce le loro istanze. “Il Governo italiano”, viene spiegato nel documento diramato il 22 ottobre, “è pronto ad intervenire di fronte ad ulteriori episodi di messa in discussione dei confini italo-francesi sul Monte Bianco”.

Di Biagio e Lanièce avevano presentato l’interrogazione dopo che il 4 settembre il sindaco di Chamonix Eric Fournier aveva fatto bloccare con una transenna l’accesso al ghiacciaio del Gigante dal rifugio Torino, considerandolo in territorio francese.

“Il tracciato del confine fra Francia e Italia nell’area del Monte Bianco”, ribadisce adesso il Ministero, “è definito dal Trattato fra Regno di Sardegna e Impero francese relativo alla cessione della Savoia e del circondario di Nizza alla Francia e dalla convenzione di delimitazione tra Sardegna e Francia in esecuzione del trattato del 1860, basato sul criterio dello spartiacque”.

Il Ministero ricorda come la controversia emerse negli anni Novanta perché nella cartografia francese il confine non era stato segnato in base alla Convenzione del 1860 ma spostato “in base ad una interpretazione unilaterale” sul territorio italiano di 82 ettari “comprendente la vetta del monte, il rifugio Torino e una parte della stazione a monte della funivia francese”. Una controversia, occorre aggiungere, che è emersa grazie ad approfondite ricerche di Laura e Giorgio Aliprandi, studiosi della cartografia storica delle Alpi.

Il Ministero spiega, quindi, come la campagna di rilevamenti congiunti sul Monte Bianco, svolta ai primi di settembre dall’Istituto geografico militare e dall’istituto geografico nazionale francese, “non ha potuto raggiungere conclusioni condivise nell’area del Dome du Gouter, della cima del Monte Bianco e del Colle del Gigante, perché i geografi francesi si sono rifiutati, su istruzioni, di avallare il criterio della displuviale in queste aree”.

Ritornando all’episodio del 4 settembre, il Ministero ribadisce che “il Governo italiano è pronto, qualora l’episodio non rimanesse isolato, a ribadire formalmente alla Francia le note posizioni nazionali, sottolineando la viva aspettativa che ciò valga come chiarimento generale”.

Inoltre il Governo si dice pronto a risolvere diplomaticamente la querelle con delegazioni ad hoc di esperti storico-giuridici e cartografi, come peraltro aveva già provato a fare nell’agosto del 2000 ma, in quel caso, era mancata la designazione di rappresentanti da parte francese.

“Nella piena consapevolezza della rilevanza del rispetto della norma cogente di diritto internazionale che impone l’inviolabilità delle frontiere internazionali, il Governo desidera assicurare di essere ben consapevole della portata della questione e pronto a intervenire di fronte a ulteriori episodi”, conclude il Ministero. “E’ ferma intenzione evitare che la situazione diventi foriera di disagi per le comunità locali e crei difficoltà nella fruizione delle strutture turistiche ed alpinistiche prossime al confine italo-francese”.

“Finalmente qualcosa si muove da parte del Governo Italiano e non  di cittadini comuni”, è il commento degli storici Laura e Giorgio Aliprandi. “L’importante è che i nostri politici prendano coscienza del problema. Dopo 155 anni dal Trattato di cessione della Savoia alla Francia e dopo 29 anni dalla nostra prima pubblicazione sull’argomento forse giustizia sarà fatta anche se la contesa si presenterà aspra”.

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