Con Bich e Carrelino la principessa salì in vetta al Cervino. E oggi la Vallée commemora con una mostra la scalata di Maria José di Piemonte

Schermata 2015-10-28 alle 18.14.08In una radiosa giornata, il 12 settembre 1941, Maria José principessa di Piemonte scala il Cervino. E’ accompagnata da due guide alpine decisamente all’altezza di cotale cliente: il celeberrimo Luigi Carrel detto Carrelino, e Giulio Bich che due anni prima aveva partecipato alle ricerche della tenda rossa con i naufraghi del dirigibile Italia. Nell’anno delle celebrazioni per la conquista della Gran Becca non poteva mancare un ricordo di quest’impresa che fece epoca ai tempi del regime, cinque anni prima che, con la Liberazione, Maria José venisse eletta “regina di maggio” perché il suo regno durò meno di un mese, dal 9 maggio al 2 giugno 1946, quando al referendum istituzionale prevalse la Repubblica.

A colmare questa lacuna nel clima celebrativo dell’anno che volge al termine ha provveduto in Valle d’Aosta, presso la Biblioteca di Antey-Saint André, un’esposizione fotografica aperta fino al 30 novembre (inaugurazione sabato 31 ottobre) e il concomitante volume “Una Principessa sul Cervino” a cura di Mirko Fresia Paparazzo (Emme edizioni).

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La locandina della mostra ad Antey-Saint-André. Nella foto sopra il titolo Maria José durante un’escursione in Valle d’Aosta.

Si sa che il cuore di Maria José (1906-2001) non ha mai smesso di battere per gli amici del Cervino e della Vallée. Ed era giusto ricambiarla in questo 2015 di gloria. E’ stato in occasione del suo ottantaquattresimo compleanno che Maria José ha ricordato, nel 1989 durante un soggiorno in Italia, le impeccabili scalate con i Bich, i Carrel e altre celebri guide.

Accompagnata e devotamente omaggiata dai sindaci di Aosta e Saint Vincent, vitalissima, quella vola ha persino “minacciato” di voler scalare il Monte Rosa. Per la Regione c’era il presidente della giunta Augusto Rollandin con il deputato valdostano Luciano Caveri e il presidente dell’Accademia di Sant’Anselmo canonico Alberto Maria Careggio. Con lei c’erano la figlia Maria Gabriella e i nipoti Amedeo d’Aosta, sua moglie Silvia Paternò e il figlio di lui Aimone.

A Gressoney l’aspettava una foto di mostre e stampe dei momenti dei soggiorni alpini di Margherita sulle sponde del Lys e l’ex sovrana d’Italia è stata salutata con lo stesso rituale che un secolo prima accoglieva Margherita: donne del paese l’aspettavano in fila con il tradizionale costume e formavano un arco con frasche di pino. E’ stato un momento di riflessione, come ha sottolineato Maria Gabriella, per ciò che ha significato la casa Savoia per la Vallée, sottolineato anche dalla presentazione di due opere, La casa Savoia e la Valle d’Aosta e Iconografia musicale in Valle d’Aosta.

E certamente Maria José è stata molto orgogliosa delle sue scalate (documentate da una serie di foto scattate al di fuori di ogni ufficialità). I giornali dell’epoca dedicarono ampio spazio alle capacità alpinistiche della principessa del Piemonte. In Valle d’Aosta, dove si recava spesso per lunghi soggiorni nel castello di Sarre, era popolarissima. Pur di sfuggire all’uggiosa vita di corte, dissero i maligni, ha scalato persino il Cervino…

Non fu così naturalmente. Le sue motivazioni erano forti, le sue capacità indiscusse. Non ci si improvvisa alpinisti quando si hanno di fronte, sopra o sotto di sè, le placche della Gran Becca.

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Qui è ritratta da Augusto Deffeyes accanto alla croce di vetta: è il 12 settembre 1941 (Museomontagna per gentile concessione)

Di quella scalata con Maria José, ha raccontato Giulio Bich nel 1998 e la sua testimonianza è stata raccolta nel cahier numero 118 del Museomontagna intitolato “Picchi, piccozze e altezze reali”, catalogo di una mostra allestita nel 1998 ai Cappuccini e curata da Amedeo di Savoia Aosta. Aveva 92 anni Bich, viveva un po’ malandato al Breuil conservando gelosamente lettere e cartoline che la regina di maggio per anni gli inviò in occasione delle Festività. “Non aveva grande esperienza con le manovre di corda”, spiegò, “ ma non posso neanche dire che fosse digiuna di alpinismo. Carrelino era andato avanti, la principessa e io eravamo ai piedi di quella scala di canapa così poco rassicurante anche per clienti come Maria José che di alpinismo ne masticava. Maria José la guardava, poi guardava me. Cercava di concentrarsi, ma si vedeva che aveva dei problemi. E non si risolveva a salire. Ma trovò lei stessa la soluzione. Mi chiese di darle un bicchierino di grappa prima di andar su. E partì risoluta”.

Come sottolinea nel citato cahier del Museomontagna un saggio di Roberto Serafin e Marina Nelli, il temperamento non faceva certo difetto a quella che ironicamente veniva definita “l’unico uomo di casa Savoia”. La principessa ebbe l’esitazione riferita da Bich solo davanti alla scala Jordan ondeggiante nel vuoto, comportamento perfettamente comprensibile.

Bich, esponente di una illustre dinasty di guide alpine e maestri di sci, ha insegnato a sciare fino a 74 anni nella premiata Scuola di sci del Cervino. Di quella cliente così aperta, disponibile, volenterosa amava mostrare una lettera mandatagli per posta aerea da Cuernavaca il 24 giugno 1993. Maria José di Savoia lo salutava cordialmente “sempre memore della bella ascensione al Cervino”.

Maria José, molto ammirata dalle guide per il fascino e la notevole abilità di scalatrice, disse di quei giorni: “Mai sono stata così felice. La montagna mi inebriava”.

All’epoca dei soggiorni valdostani della principessa risalgono eloquenti immagini che la ritraggono in azione. Gli scarponi sono di cuoio con le vibram, ma l’aderenza è precaria e il corpo appoggiato alla parete anziché staccato come vorrebbero le regole la dice lunga sulle difficoltà superate durante un’arrampicata nell’agosto del ‘41 sul massiccio del Monte Bianco per raggiungere la vetta dell’Aiguille Croux. Un monolite, sia detto per inciso, dedicato alla memoria di Lorenzo Croux (1864-1938), la guida alpina valdostana che accompagnò nel 1897 il Duca degli Abruzzi al Sant’Elia e nel 1903 la regina Margherita alle Svalbard.

Nel settembre dello stesso anno Maria José è sulla cresta Rey della punta Tzan, 3321 m, raggiunta da Valtournenche con una lunga marcia di avvicinamento (oggi esiste un comodo punto di appoggio delle guide alpine locali).

Nel libretto di Carrel, che l’accompagnò anche in questa delicata ascensione, la nitida grafia della Principessa di Piemonte ha tracciato il 9 settembre 1941 queste sobrie parole: “La guida Luigi Carrel mi ha ottimamente accompagnata, in qualità di prima guida, durante l’ascensione della punta Cian, fatta partendo dal Castello di Sarre con ritorno in giornata”.

Di placca in placca, elevandosi lungo la celebre cresta verso la cuspide granitica della Tzan, la principessa si è trovata di fronte la parete sud del Cervino e ha potuto valutare con il binocolo le difficoltà dell’impresa che l’attendeva pochi giorni dopo, evidentemente al meglio della sua preparazione.

E’ di quel 12 settembre ‘41 una significativa dedica, ancora a Carrelino: “Luigi Carrel è stato la mia prima guida nella salita al Cervino. Lo elogio vivamente per le sue doti di grande maestro dell’alpinismo”.

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