Una cordata per salvare il faggio del Cornizzolo. Sotto i cui rami sostò (forse) Giovanni Segantini

Sono cominciati i lavori per cercare di salvare il famoso “faggio del Segantini” sui pascoli alti del Cornizzolo a 1100 metri, divelto il 23 settembre da una bufera. Intanto un apposito comitato sta raccogliendo i fondi necessari per finanziare l’impresa. I Comuni di Eupilio nel cui territorio si trova l’albero, di Longone e di Pusiano, hanno stanziato 4000 euro, contribuendo al finanziamento.

Ruspe al lavoro
Ruspe al lavoro per salvare il faggio, noto in dialetto come “el piantun”. Nella foto sopra il titolo, il patriarca verde abbattuto il 23 settembre da violente raffiche di vento.

Intanto nella vicenda è intervenuta la critica d’arte Annie Paule Quinsac, considerata la massima esperta dell’opera di Giovanni Segantini. Del quale ha curato, tra l’altro, il catalogo pubblicato anni fa da Electa e l’edizione critica su documenti del pittore pubblicata da Cattaneo Editore di Oggiono. L’anno scorso questa grande esperta di arte ha curato l’allestimento della mostra di Segantini al Palazzo Reale a Milano. Laureata alla Sorbona, è stata titolare per 25 anni della cattedra di Storia dell’Arte dell’Ottocento all’University della South Carolina.

“Sarebbe davvero bello e importante che si riuscisse a rimettere in piedi questo stupendo e vecchio albero”, questo l’auspicio della Quinsac. Perchè un personaggio tanto importante si appassiona alla sorte del prezioso e abbattuto “piantun” del Cornizzolo? Le abbiamo chiesto anche se c’è una regione concreta perché per tradizione popolare a questo albero sia legato il ricordo del grande maestro del Divisionismo.

Quinsac
Annie Paul Quinsac, studiosa del maestro del Divisionismo.

Lasciandosi scappare un cenno di commozione, Annie Paule Quinsac ha risposto: “Prima di tutto sono davvero molto dispiaciuta che l’albero sia stato divelto. Perché questo legame con Segantini? Non vi è documento alcuno in cui si evince che il pittore sia salito al Cornizzolo e abbia sostato accanto all’albero quando ha abitato per un po’ a Corneno, ora Eupilio: come molti sostengono. Però occorre dire che Segantini scriveva pochissimo, e solo al suo amico Grubicy de Dragon il quale di certo non sapeva nulla del Cornizzolo. Il fatto però che da sempre questa storia sia sulla bocca di molte persone e si tramandi, sta a significare che in essa vi è della realtà, insomma che è vera. Io stessa sono salita, qualche volta, fino al faggio e mi sono resa conto che il luogo era tale da appassionare ed emozionare veramente un artista come Segantini”.

L’insigne studiosa ha poi più volte ribadito, appassionandosi mentre portava avanti il dialogo, che l’assenza di una documentazione non impedisce di credere realmente che il grande pittore abbia sostato accanto al faggio. La professoressa è partita per New York prima di essere a conoscenza della creazione del comitato per salvare il faggio. Sicuramente vi avrebbe subito aderito.

Emilio Magni

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