Boivin, il falco del Bianco. A Lecco lo ricordano i Gamma che lo ebbero ospite agli esordi

BoivinIl 17 febbraio 1990 cessava tragicamente di vivere uno dei più grandi alpinisti di ogni tempo, il francese Jean Marc Boivin. E’ trascorso un quarto di secolo, come non ricordarlo? Alla montagna Jean Marc ha dedicato tutta la vita, l’ha circuita in ogni maniera, precedendo tutti quelli che in definitiva presero poi da lui le mosse. Della montagna ha fatto il luogo dei suoi sogni e delle sue iniziative, a partire dagli spericolati voli con paracadute, parapendio, deltaplano e base jumping, alle pazzesche discese con gli sci. Si giocò la vita lanciandosi con il “parapente” dai 900 metri del Salto Angel in Venezuela, la cascata più alta del mondo, per soccorrere un suo compagno. Un gesto di generosità, perché lui quell’importante successo l’aveva già conseguito in precedenza: ma anche quella volta non poté resistere, nell’aprire la vela, al suo istinto di cercare il limite estremo, e atterrando morì dissanguato, dopo aver invitato i soccorritori a occuparsi dell’amico, prima di lui. Quel giorno la sua storia divenne leggenda.

Boivin, che era nato a Digione il 6 aprile 1951, aveva studiato da perito tecnico, ma volle essere subito professionista dell’avventura. Lo troviamo come guida alpina, maestro di sci, maestro di volo libero e produttore di film. La sua storia fino al 1986 è raccontata nell’autobiografia dal titolo “L’uomo dei ghiacci” (Dall’Oglio editore, 1983) e in una decina di film. Fu solo a partire da inizio degli anni ‘80 che cominciò a essere apprezzato dal grande pubblico, grazie alla presentazione che fece di lui Ambrogio Fogar in una delle sue storiche trasmissioni del ciclo “Jonathan” su Italia 1.

Boivin vola dal Gasherbrum II
Boivin (1951-1990), detto il falco del Bianco, scende in deltaplano dal Gasherbrum II. E’ il 1979. (ph. Toru Nakano).

Un personaggio di questa levatura non era però sfuggito al gruppo Gamma di Lecco già quando Jean Marc era poco oltre i suoi esordi: il gruppo del resto aveva sempre avuto un fiuto straordinario per comprendere le qualità e le potenzialità degli alpinisti che iniziavano ad affacciarsi su questo palcoscenico. Boivin fu invitato a Lecco dai Gamma (tra i primi in Italia) per una serata che certamente rimane ancora memorabile per la folla di appassionati che erano accorsi ad ascoltarlo al Cinema Marconi, in una sala gremita all’inverosimile.

Si era nel 1980, proprio l’epoca in cui Boivin si apprestava a compiere il prodigioso balzo verso le sue imprese più importanti, conquistando quei primati che indussero Roberto Mantovani, uno dei più competenti storici di alpinismo, a scrivere a sei anni dalla sua scomparsa: “E’ materia troppo fresca per dire se sia stato il più grande in assoluto, ma è stato un grande atleta in un periodo che sembra già lontano. Quasi nessuno dei record di Boivin è stato imbattuto, ma questo non ha importanza, perché se in questi anni il mondo della montagna è progredito, molto del merito è suo”.

Ora i Gamma riprendono, nel solco della loro tradizione, a proporre incontri con i grandi dell’alpinismo. A cominciare, mercoledì 11 novembre presso il Cine teatro Palladium di Lecco, da Simon Yates, personaggio arcinoto, tra i protagonisti dell’alpinismo inglese negli ultimi trent’anni. Una serata da non mancare.

Renato Frigerio

Commenta la notizia.