La seconda giovinezza di Gianni Rusconi, classe 1943, esempio di tenacia e passione

copertina rusconi copia
Il libro scritto con Andrea Gaddi per Alpine Studio.

Gianni la mente, l’ideatore, Antonio il braccio forte, generoso e altruista, un cuore grande così. Dei famosi fratelli Rusconi di Valmadrera (Lecco) che Gianbattista Magistris, sull’annuario “Vertice”, descrive con queste esemplari parole, è Gianni che continua a proporsi come testimone di un alpinismo forse irripetibile, dopo la scomparsa di Antonio nel 2008. La bella rivista “Orobie” ci porta nel numero di novembre buone notizie sull’intrepido Gianni, classe 1943, per merito di Carlo Caccia che cura la pagina alpinistica.

Si apprende dunque che Gianni continua ad andare in montagna con l’entusiasmo di un ragazzino. Così durante l’estate con l’amico Stefano Colombo, ha messo in bacheca diverse scalate impegnative cominciando da “Marica” sul Monte Piezza (val Masino) e passando anche ad “Anche per oggi non si vola” sul non lontano Precipizio degli Asteroidi. Restando in zona, Rusconi ha salito “Beerna” sulla Cima dell’Averta e, con Andrea Mariani, “Macroglossum Stellatarum” sulla Punta Antonio Boscacci. In Dolomiti, nel regno della Civetta, ha ripetuto la “Ratti Panzeri” e la “Andrich Faè” sulla Torre Venezia, mentre nel gruppo della Moiazza ha salito la “Decima” sulla Pala delle Masenade. Niente male per un settantunenne!

All’alpinista di Valmadrera che, tra il 1968 e il 1977 ha realizzato una serie di impressionanti ascensioni invernali sulle più grandi pareti delle Alpi, molti ancora si rivolgono per capire come può nascere e svilupparsi questa passione per l’era glaciale, passione che ha condiviso con il compianto fratello Antonio e che ha raccontato anche in un dvd intitolato “Gli anni dei lunghi inverni” (2007).

Può darsi che nei suoi bivacchi con 30-40 sotto zero lo abbia sorretto il pensiero di poter presto tornare al tepore della sua casa. Ma è solo un’ipotesi su cui il vecchio alpinista evita di sbottonarsi. “Quello che più conta nelle invernali è il valore della sfida”, spiega. “Che è sempre ai massimi livelli, anche quando la montagna si presenta in buone condizioni. Per noi invece le rinunce non rappresentavano una sconfitta, ma il migliore incentivo a riprovare. La ‘Via del fratello’ al Badile ci ha respinto nove volte. Nove tentativi senza i quali però non avremmo colto, Antonio e io, uno dei più grandi successi della nostra carriera”.

Rusconi e Gaddi
Gianni Rusconi con Gaddi, compagno di scalate non solo cartacee. Nella foto sopra il titolo, particolare di un ritratto che gli ha dedicato il fotografo Marco Mazzoleni per la rivista “Orobie”.

Come racconta nel libro “Il grande alpinismo invernale” (Alpine Studio) scritto a quattro mani qualche anno fa con Andrea Gaddi, il segreto era l’avere sviluppato un gruppo, quello di Valmadrera, dove si condividevano allenamenti e tempo libero fino a raggiungere i massimi risultati in termini di coesione. Con in più l’incentivo di riuscire a dare chiare dimostrazioni di forza agli amici-rivali di Lecco, “perché non c’è niente di meglio o di peggio dell’alpinismo per sviluppare certi antagonismi”. E se nelle prime pagine aleggia lo spirito-guida di Carlo, il fratello maggiore ammesso nei Ragni di Lecco e caduto ancora giovane precipitando sui Magnaghi, nelle ultime è il fratello Antonio “insostituibile compagno di vita” a suggellare sul letto di morte l’epopea dei Rusconi.

E’ visibilmente contento Gianni di questo libro che gli ha dato giustificate soddisfazioni, a 38 anni di distanza da “Pareti d’inverno” scritto anche quella volta a quattro mani con lo storico e giornalista Aurelio Garobbio, all’epoca redattore dello Scarpone. “Era il numero uno nel raccontare storie di montagna. Aveva uno stile semplice, chiaro e incisivo”, racconta Gianni che considerava Garobbio, anche per ragioni anagrafiche, come un padre.

Ma nel bilancio di questa vita di scalate di Gianni Rusconi non può mancare un cenno di gratitudine al Club Alpino Italiano, una specie di seconda famiglia a Valmadrera, il piccolo centro aggrappato ai Corni di Canzo, dove Gianni ha realizzato il sogno di diventare guida alpina e dove Antonio l’hanno voluto nell’Accademico. Una curiosità. Appassionato di cinema fin da ragazzo, deve la sua apprezzabile attività di film-maker alla cinepresa 16 millimetri che Renato Gaudioso, direttore della Cineteca del CAI, gli ha messo tra le mani offrendogli fondamentali istruzioni per l’uso. Sconfitte? Una sola, quando la Nord dell’Eiger ha respinto i Rusconi dopo otto giorni di tentativi e di micidiali scariche di pietre. Anche se è stata una bella soddisfazione riportare a casa la pelle. (R.S.)

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