Rischiare “per celebrare la vita” o per dare spettacolo?

Un funambolo celebra la vita sugli schermi nell’affascinante film “The Walk” di Robert Zemekis. E’ la storia (vera) di Philippe Petit, il più famoso funambolo del mondo, l’uomo che ha passeggiato fra le famose twin towers poi rase al suolo dai terroristi di Al Quaeda. L’esperienza è ricostruita nei minuti particolari. Mentre gli operai sono al lavoro per completare le due torri, Petit riesce a salire clandestinamente sulle terrazze sommitali e a tendere con l’aiuto di amici la corda con le relative briglie per evitare che ondeggi a 400 metri di altezza. E’ un fuorilegge, un reietto: sa benissimo di esserlo e questo lo affascina.

The Walk scena 2
Qui e nella foto sopra il titolo due immagini del film “The Walk” di Robert Zemekis.

Conosce però il fatto suo, Petit. “La paura c’è quando manca il controllo, la conoscenza. Prima di salire su un filo io ho imparato tutto quello che succede da un punto di vista tecnico”, racconta nel libro “The Walk – Toccare le nuvole”, edito da Ponte alle Grazie (interessante anche questo).

Rischia comunque parecchio, ma quello è il suo modo di esorcizzare la morte e quando gli chiedono perché lo fa, il piccolo “conquistatore dell’inutile” non sa rispondere. Se fosse un alpinista assetato di cime, per darsi un contegno risponderebbe “perché le montagne son là”.

E’ il 7 agosto del 1974 quando realizza il suo sogno. Qualcosa d’impossibile e, ciò che conta, irripetibile. Per quasi un’ora cammina avanti e indietro su quel cavo teso tra le torri gemelle di New York, e senza alcuna protezione come viceversa gli aveva raccomandato il suo maestro. Lo fa sotto lo sguardo dei policemen che nel frattempo sono accorsi e se potessero acchiapparlo lo metterebbero subito in manette. Lo guardano invece incantati dal basso la sua donna, gli amici che lo hanno aiutato, una piccola folla che si raduna e fa il tifo per lui. Un po’ come quando nelle Dolomiti, alla Torre Trieste, certi scalatori si mettono “a fare il circo” non appena si accorgono di essere osservati dal rifugio sottostante.

Non ha sponsor Petit, non c’è You Tube a diffondere la sua prodezza nel web. Nessuno è mai stato e forse sarà più “puro” di lui. Il carisma di questo ragazzo è assoluto e fa pensare a un altro ragazzo dei nostri giorni che allontana lo spettro della morte rincorrendola su una parete: quell’Alex Honnold campione di free solo che nei video sponsorizzati da una ditta di abbigliamento sportivo sembra rasentare la più cupa incoscienza, sospeso con i polpastrelli e senza protezioni sugli abissi delle big wall americane.

Come Petit, anche Honnold prepara minuziosamente l’impresa ripulendo i passaggi e studiando ogni movimento. Ma l’ansia che riesce a trasmettere nasce dal fatto che le riprese sono dal vero e non ricostruite con il computer. Non c’è insomma effetto digitale che tenga. Un motivo in più per ammirarne la determinazione, lo stile, fors’anche la filosofia di vita?

Honnold
Alex Honnold

Chi aveva dei dubbi su questo ragazzo e sull’opportunità che dia spettacolo mostrando sprezzo del pericolo dovrebbe però ricredersi leggendo quanto una persona colta e alpinisticamente competente come Davide Torri, mente illuminata dell’associazione “Gente di montagna”, scrive in Facebook a proposito di Honnold. Meritevole, a suo dire, di avere messo a frutto, come il Prometeo incatenato, l’oblio della morte. Con cui comunque Honnold gioca a rimpiattino citandola anche nelle promozioni dei suoi exploit, mentre Petit – nel film, perlomeno – evita per principio di nominarla.

Ma è proprio vero come sostiene Torri che Alex, più di altri, ci aiuta a tener lontana l’idea della morte? E ha considerato il nostro amico quanto pesa nel comportamento dei ragazzi lo spirito di emulazione? E quanto l’indisciplina? A Milano, due studenti in gita per l’Expo sono precipitati sfracellandosi nottetempo dal balcone dell’albergo in cui alloggiavano e facevano bagordi. L’ultimo episodio è di mercoledì 14 ottobre.

“E giusto che un adolescente trasgredisca, ma la mancanza di educazione dei ragazzi sta diventando fuori controllo”, spiega a un giornale la preside di un liceo classico romano. Certo, si può amare e celebrare la vita anche inseguendo la morte. Ma occorre avere la tempra e la disciplina di un Philippe Petit o di un Alex Honnold per poterlo fare in modo convincente. E possibilmente non inquadrati dalla telecamera per il sollazzo dei follower.

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