Righini, mezzo secolo di avventure sugli sci

Sciare in salitaIn mezzo secolo migliaia di tracce sono state “disegnate” sulla neve vergine dagli allievi della Righini, gloriosa scuola di sci alpinismo del Cai Milano. L’evento viene ricordato con un film realizzato da Chiara Brambilla (Sciare in salita – 50 anni della Scuola Righini) e un libro che raccoglie le impressioni degli allievi: un documento interessante per i cultori di storia dello scialpinismo.

Con il coordinamento di Angelo Brambilla, ingegnere milanese che ha guidato a lungo la Righini compiendo centinaia di escursioni ad alta quota, sono stati raccolti gli scritti di coloro che hanno frequentato la Scuola, hanno trovato amici, mogli, mariti, fidanzate, fidanzati. La Scuola ha infatti cambiato la vita di molti influendo su abitudini e comportamenti.

Locandina
La locandina della serata celebrativa al San Fedele. Nella foto sopra il titolo Stefano De Benedetti scende in sci dalla parete dell’Innominata.

“Nel libro”, spiega Brambilla, “diamo spazio anche al ricordo dei fondatori: cinque accademici di rango, protagonisti dell’alpinismo lombardo della seconda metà del Novecento: Gansser, Romanini, Gallotti, Negri, Contini. Ricordiamo anche l’impresa del K2 con Gallotti, la nascita del Servizio Valanghe italiano con Gansser. Poi raccontiamo il mondo della buona borghesia sportiva amante dello sport con Romanini ed entriamo nel mondo delle scuole di alpinismo con Negri e Contini. Ricordiamo infine i fatti sci alpinistici più importanti come la mitica traversata a staffetta delle Alpi del 1982”.

Fra i tantissimi amici che sabato 7 novembre all’Auditorium San Fedele (piazza San Fedele 4, Milano) hanno partecipato, con la benedizione del sindaco Pisapia e dell’assessore Chiara Visconti, alla festa della Righini c’era anche il milanese Stefano De Benedetti, fuoriclasse dello sci estremo negli anni Ottanta.

Gansser e Romanini
Fritz Gansser ed Emilio Romanini, tra i “padri” della Righini (ph. Serafin/MountCity)

Storiche rimangono le quattro ore di discesa da brivido di De Benedetti dall’Innominata, celebre parete sul versante sud del Monte Bianco con pendenze fino a 60 gradi. Ai suoi piedi erano saldamente legati in quel giugno del 1986 due sci neri Dynastar lunghi 2.03, perfettamente calibrati per la sua altezza e il suo peso (1,98 m – 68 kg). Ma per maggior sicurezza nel montare gli attacchi Stefano aveva usato viti passanti, scavando nella soletta le sedi per il controdado. Gli scarponi erano normali, da pista. Con questa attrezzatura De Benedetti si è distinto negli anni Ottanta in una serie di discese al limite dell’impossibile, rivaleggiando con alpinisti come Boivin, Valeruz, Vallançant.

Di sci alpinismo fuori traccia si è conversato a lungo al San Fedele con il brillante coordinamento di Marco Albino Ferrari, direttore di Meridiani Montagne, con atleti e tecnici del Gruppo Sportivo esercito, con i discesisti estremi Davide Capozzi (snowboard) e Luca Rolli (sci) e con un gruppo di istruttori e allievi della Scuola CAI “Guido Della Torre” che nell’estate 2015 ha ripercorso la traversata dell’Oberland con slitte e tende realizzata nel 1897 da Wilhelm Paulke, un pioniere dello scialpinismo.

www.caimilano.eu

 

Commenta la notizia.