Un cubo da… incubo. La location alpina dell’ultimo 007

Dal momento che questo è un blog di montagna non c’è altro motivo per parlare di “Spectre”, ventiquattresimo film di James Bond trionfalmente arrivato sugli schermi italiani, se non quello della presenza delle montagne. Che, del resto, rappresentano uno sfondo quasi abituale per le sue mirabolanti imprese. Prima osservazione: Bond tradisce la Svizzera solatia e opta per delle montagne curiosamente incupite in Tirolo, lungo le piste da sci di Sölden e il villaggio di Obertilliach in Osttirol. Seconda osservazione: Daniel Craig-Bond non ha gli sci ai piedi come precedenti colleghi della serie le cui controfigure sfoggiavano doti acrobatiche non comuni.

Bond Spectre
James Craig in una scena di “Spectre”. Nel rendering sopra il titolo un’immagine dell’Ice-Q nelle Ötztaler Alpen di Sölden in cui sono ambientate alcune sequenze.

Ci sarebbe una terza osservazione da fare, ma qui si rischia di scoprire sgradevolmente gli altarini. Per ragioni di famiglia, questo Bond non può che avere un pessimo rapporto con la montagna. Che risulta causa indiretta del suo essere 007 nonché di certe sue frustrazioni. Forse lo è anche della sua avversione per i mafiosi e i prepotenti. Ma questo potrebbe essere un tema da proporre a sfaccendati studiosi di psicologia.

La trama? Un messaggio criptico dal passato porta l’agente 007 a seguire una pista per smascherare una minacciosa organizzazione. Mentre forze politiche tentano in patria di azzerare i servizi segreti, Bond cerca a sua volta di svelare i segreti che si celano dietro alla potente Spectre. L’inizio a Città del Messico è sfolgorante, grande cinema…Poi la vicenda si sposta a Roma e subito dopo nelle Ötztaler Alpen di Sölden. In una baita che nasconde un antro tecnologico Bond incontra un personaggio-chiave. Poi sale a incontrare la sua bond girl a 3.048 metri di quota, e la trova in un impressionante cubo di cristallo posto su una vetta, una struttura che ospita una clinica specializzata.

Pura fantasia degli sceneggiatori? Macché, quel desolante (nel film, perlomeno) cubo di cristallo esiste davvero, andatevelo a cercare su Google. Si tratta dell’Ice-Q, il ristorante “di design” sulla montagna del Gaislachkogl collegato direttamente alla cabinovia che vi sale.

Spectre in Tirolo
Un aspetto del Tirolo come appare in “Spectre”.

“Una struttura di vetro e acciaio per garantire un effetto di trasparenza in grado di mimetizzare i volumi”, la definiscono i progettisti. All’interno del fabbricato, dislocato su quattro piani, a quanto si apprende, si trova oltre al ristorante e alla cantina anche una Top-Lounge, uno spazio dotato di apparecchiature multimediali per poter accogliere presentazioni, meeting e altri eventi. Che cosa chiedere di meglio per una location bondistica?

Sono due in effetti gli Ice Q del film. Alcune riprese in azione della scenografia originale, spiegano le note di produzione, sono state completate a Londra e si trattava di una ricostruzione in gran parte dovuta al computer. Nel film, assicurano, non si nota la differenza. Sta di fatto che Bond (e noi con lui) non vede l’ora di squagliarsela da quel cubo da… incubo.

Pensierino finale. Forse questi non luoghi che sempre più “allietano” le nostre montagne luna park sarebbe meglio che esistessero solo nella fantasia degli sceneggiatori. Ciò detto, “Spectre” è sicuramente uno dei migliori film di Bond e Craig è uno 007 impagabile: soprattutto quando si aggiusta i gemelli della camicia dopo una furibonda scazzottata. (R.S.)

Altre informazioni sul film e sull’Ice-Q

http://www.scattidigusto.it/2013/09/25/ice-q-il-design-del-nuovo-ristorante-sulle-alpi/

http://www.comingsoon.it/news/?source=cinema&key=49062

http://www.neveitalia.it/austria/news/lo-sciatore-james-bond-sceglie-le-piste-del-tirolo-per-il-nuovo-film-spectre

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