Continua il penoso reality sul Monte Bianco

MonteBianco logo“Stiamo vedendo il reality sul Monte Bianco e siamo allibiti. Ma dove è la montagna? Perché hanno così strapazzato quel povero MB come se fosse una spiaggia per esibire fisici scolpiti? Aiutateci a protestare”. Il messaggino arriva sul cellulare verso le dieci di sera di lunedì 9 novembre 2015, quando la modella brasiliana che partecipa a queste insensate “sfide verticali” ha appena scaldato l’adventure show “Montebianco” su Raidue sbattendoci in faccia il suo tanga e guadagnandosi il titolo di “ghiaccio bollente”. A mandare a noi di MountCity queste parole accorate sono Laura e Giorgio Aliprandi che da anni dedicano studi e ricerche al Monte Bianco. Ma il coro delle proteste è in crescendo, basta leggere i blog la mattina di martedì 10 novembre.

Si capisce subito, anche senza farsi condizionare dai “meschini pregiudizi” di cui parla nel suo autorevole sito il presidente del Comitato EV K2 CNR Agostino Da Polenza, che una volta ricollocate sullo scenario del Monte Bianco diventano penose e insopportabili le banalità, le battute, le iperboli a cui ci hanno abituati, si fa per dire, i sopravvissuti sull’isola, le stelle ballerine e gli avventurieri pechinesi on the road.

Reality (b)
Ma io che ci faccio qui? Il gigantesco spot è stato realizzato senza risparmio di mezzi al solo scopo di banalizzare sempre più la montagna.

Con tutta la buona volontà di farlo, c’è da vergognarsi a restare all’ascolto di questo primo e speriamo ultimo reality montanaro costato chissà quanti milioni pagati da noi e supportato da campagne pubblicitarie sui canali della Rai e dalla trasmissione dell’ilare alpinista-presentatore Fabio Fazio.

Puntuale arriva così la conferma dei pessimi giudizi espressi in precedenza sulla base del trailer.

Come il parere educato della guida alpina valtellinese Michele Comi che ritiene “rischioso dare la montagna in pasto al sottoprodotto della tv, dove si fatica a non vederla ridotta a piccolo scenario di ‘imprese’ umane, troppo umane” e trova “agghiacciante” il trailer del programma, preludio di avventure alpestri “non propriamente in sintonia con il carattere ‘alto’, appartato e selvatico delle vette”.

O come il giudizio assai meno sfumato, ma assolutamente condivisibile alla luce di questo esordio, di Fabio Palma presidente dei Ragni di Lecco. “Devo dire”, dice Palma, “che finora ero stato neutrale e superficiale, ma così… beh, una roba vomitevole. Passo dalla parte dei critici a dismisura e a questo punto alla prima guida alpina che mi dice che è promozione della montagna le sputo in un occhio”.

Già questa estate durante le riprese erano divampate le polemiche circa l’opportunità di un reality show, per di più competitivo, in altura. Perché – lo sanno tutti perfino alla Rai – la montagna non è un terreno di gara: va tutelata e rispettata, non banalizzata, come hanno obiettato alcuni ambienti del Club Alpino Italiano, Mountain Wilderness, alpinisti celebri come Reinhold Messner ed Hervé Barmasse che si è rifiutato – dimostrandosi quella persona intelligente che è – di partecipare.

Contro questa sconsiderata mercificazione spettacolare dell’alta montagna si sono levate le voci delle associazioni ambientalistiche, e si spera che continuino a farlo anche se Alessandro Gogna nel suo blog, dopo un’attenta e ponderata analisi della prima puntata, palesemente schifato, promette di non occuparsene più.

Una volta di più, per dirla con il Comitato etico-scientifico di Mountain Wilderness, “sconcerta chiunque abbia a cuore il ‘senso’ dell’esperienza alpinistica, constatare che le guide valdostane, pur essendo eredi di una nobile tradizione, si prestino a contribuire – senza arrossire – a una simile umiliante farsa”.

Reality (c)
Duro il giudizio del Cai. “E’ una follia. Stiamo perdendo il buon senso e il rispetto per la montagna, che non è un palco per fare audience”.

Le conseguenze di questa improvvida incursione della Tv nel regno delle altezze potrebbero rivelarsi gravi per l’immagine stessa della montagna. In questa prospettiva le parole pronunciate questa estate da Carlo Alberto Pinelli, presidente di Mountain Wilderness, possono apparire oggi profetiche. “Il reality anche ove fosse stato realizzato con le migliori intenzioni (cosa di cui mi permetto di dubitare, forte della mia lunghissima esperienza professionale in televisione), porterà due risultati negativi: contribuirà alla diffusione dell’idea che l’alta montagna non sia altro che un fondale pittoresco di fronte al quale è possibile e lecita qualsiasi operazione commerciale; e, secondo, che l’alpinismo sia in sostanza solo una grottesca gara messa in atto per regalare al pubblico seduto in poltrona un effimero  brivido. Nessuno di noi pensa che la montagna sia ‘sacra’ di per se stessa; però crediamo che sia doveroso rispettare i sentimenti di chi, sulla montagna incontaminata, ha fatto e fa un importante investimento affettivo e morale. Anche se costoro fossero una minoranza”.

Meglio, la sera del 9 novembre, sarebbe forse stato passare su Raitre dove pure c’era poco da stare allegri con l’esordio del programma “L’erba del vicino” in cui il solito brillante giornalista ha avuto l’idea di mettere a confronto due paesi europei con stereotipi, vizi e virtù: cosicché il pubblico veniva chiamato a decidere da casa se è meglio andare a fare i turisti a Roma o Berlino. Come dire se preferiscono la polenta o la pastasciutta. Ma questo è quanto passa mamma Rai. E noi paghiamo…

3 thoughts on “Continua il penoso reality sul Monte Bianco

  • 13/11/2015 at 10:15
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    Premetto che la TV la guardo pochissimo.
    Concordo al 100% con Marshall McLuhan quando dice che “Il medium è il messaggio”.
    Quindi so che se si va in TV in prima serata le regole del gioco sono quelle. Perciò non ha senso lamentarsi – come fanno molti – che la TV parli poco d’alpinismo, e poi quando la fa, con le caratteristiche del medium, scandalizzarsi.
    Se avessero trasmesso – ad esempio – la Ninì Pietrasanta, la gente avrebbe pensato a Fantozzi col Potemkin.
    Quel minimo di informazione sull’alpinismo è meglio del silenzio o delle solite notizie TG di valanghe, disgrazie etc.
    Lorenzo

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    • 13/11/2015 at 12:17
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      Sì ma il “meno peggio” non va mai confuso con il “bene”, e qui c’è il peggio… dei clichet, della pochezza lessicale, dell’emotività esibita a bella posta, della mediocrità della fotografia, del mosso delle immagini. Specchio del livellamento verso il basso della cultura nella televisione i stato, specchio della pochezza delle strategie comunicative della VDA, che però è ricca perché è a statuto speciale e può cofinanziare ste boiate… e anche questo dà da pensare

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