Giulia Maria, la signora del paesaggio

Cover Filo rossoFin dall’infanzia la montagna è stata la grande passione di Giulia Maria Crespi, “la signora del paesaggio”, presidente onoraria del Fondo Ambiente Italiano (FAI). Ne dà conferma lei stessa nella sua autobiografia fresca di stampa (“Il mio filo rosso”, Einaudi, 472 pagine, 22 euro) in cui racconta della sua presenza nella proprietà del Corriere della Sera e di altre storie della sua vita d’imprenditrice nata a Merate nel 1923, da sempre impegnata nella difesa dell’ambiente e dell’agricoltura in Italia. Il libro viene tenuto a battesimo, presente l’autrice, a Milano mercoledì 18 novembre alle ore 18 al teatro Franco Parenti (via Pier Lombardo 14) da Andrée Ruth Shammah, con l’intervento di Fabio Brescacin, Ferruccio de Bortoli e Salvatore Settis. Verso le vette della Lombardia Giulia Maria era guidata dal padre Aldo (che con i fratelli Mario e Vittorio ereditò nel 1910 la quota di Corriere della sera del primo proprietario Benigno Crespi). Lo raccontò lei stessa nel corso di un’intervista che le chiesi e ottenni per Lo Scarpone l’altro secolo in corso Venezia a Milano, nel palazzo settecentesco di proprietà di questa grande famiglia milanese che ha dato vita nell’800 all’industria cotoniera e che per quasi un secolo, dal 1882 al 1975, ha mantenuto la proprietà del Corriere della Sera.

Giulia Maria Crespi copia
Giulia Maria Crespi  presidente onoraria del Fai. Nella foto sopra il titolo in un’immagine giovanile durante una scalata (da “Il mio filo rosso”, Einaudi, per gentile concessione).

A sancire il legame di Giulia Maria Crespi con la montagna è il rifugio che il padre Aldo le dedicò in val Seriana nell’anno della sua nascita, il 1923. “Lassù i fratelli Crespi avevano costruito delle centrali elettriche e in quella zona da ragazza passavo ben volentieri le mie estati”, mi raccontò. Non senza rammaricarsi che a un certo punto il rifugio fosse stato espropriato. “Ho passato tanto di quel tempo lassù… E adesso tornarci mi farebbe troppo male. Papà Aldo? Un alpinista appassionato. Debbo a lui il mio amore per le montagne. I primi anni del Novecento si dedicava a importanti scalate. Io stessa da giovane ho compiuto diverse ascensioni nel Gruppo di Brenta. Anche sul Bianco me la sono cavata, affrontando vie di ghiaccio e di misto con guide alpine di valore: i Pellissier, i Rey…”.

Questa dedizione alle montagne si è poi integrata per Giulia Maria con altre passioni. “Ho avuto la fortuna di conoscere le isole del Mediterraneo”, mi spiegò, “quando erano quasi intatte. E perciò anche il mare lo ho amato d’un amore intenso e ancora lo amo. Però niente in confronto con il mio amore per la montagna. Niente che mi abbia dato altrettante emozioni, che mi abbia comunicato un eguale senso di elevazione. Anche se la montagna talvolta si oppone, si mostra dura e rude, impone grinta e coraggio. Ciononostante il mare mi fa molta più paura, ma ciò dipende dal fatto che per abitudine, per educazione, sono sempre stata più in sintonia con la montagna e quindi più disposta ad accettarne le incognite”.

Capanna G. Maria
La capanna “Giulia Maria” nelle Orobie (ph. M. Salinas)

Che bambina è stata Giulia Maria? “Irruenta, libera, allegra e con un preciso senso di cosa sia stata l’ingiustizia”. Così si è descritta in un’intervista ad Antonio Gnoli pubblicata il 1° novembre da La Repubblica. Delle sue vacanze in Val Seriana conserva della sua autobiografia un ricordo struggente: “Partivo in agosto felice per la montagna…A Gromo tutto mi proteggeva e mi colmava di una gioia totale. Tutto era discreto e a misura d’uomo, un piccolo mondo appartato”.

La signora Giulia Maria mi chiese  al termine dell’intervista, che si svolse al cospetto delle due tele del Canaletto nel suo appartamento di corso Venezia a Milano, di verificare se esisteva ancora la capanna Giulia Maria. L’amico Massenzio Salinas del Cai Bergamo salì a controllare. Si, la rustica capanna di sassi esiste ed è perfettamente conservata anche se le porte sono sprangate da tempo. E lì accanto è ancora tirata in secco la barchetta con cui la piccola Giulia Maria remava nelle placide acque del bacino idrico.

Barchetta Giulia Mria
La barchetta della piccola Giulia Maria rimasta intatta sulle sponde del bacino idrico (ph. M. Salinas)

Cercammo senza risultato con Massenzio di convincere la signora a salire con noi in teleferica o in elicottero per ritrovare quel piccolo mondo antico che nell’autobiografia emerge dalle sue parole. “Numerose volte da giovinetta”, è il suo racconto , “mi recavo lassù con alcune amiche, tra rododendri e genziane così folti e colorati quali raramente si vedono. Quanti memorabili ricordi! Passeggiate, nel silenzio interrotto talvolta dal rombo del carrello che trasportava il materiale per la diga e derrate per i nostri alimenti”. Le strenue battaglie di Giulia Maria Crespi per l’ambiente e il paesaggio non concessero evidentemente alla signora ultraottantenne di concedersi questa breve pausa per tornare tra i rododendri che rallegrarono la sua infanzia. (Ser)

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