La “rinascita” in montagna dei ragazzi leucemici nell’esperienza del professor Giuseppe Masera, vincitore di un Premio Meroni

Sono due quest’anno i medici insigniti con il Premio Meroni arrivato all’ottava edizione. Entrambi sono milanesi: Annalisa Fioretti è un medico pneumologo e abituale scalatrice di ottomila che in Nepal si prodiga per i terremotati, mentre il professor Giuseppe Masera cura i bambini colpiti dalla leucemia anche portandoli in montagna. Scriveva Gianni Brera: non agiscono per pietà ma per orgoglio di casta, sono veri angeli. La consegna avviene sabato 14 novembre alle ore 16 a Palazzo Marino.

Nel corso di un incontro preliminare alla Società Escursionisti Milanesi che organizza il premio, il professor Masera, tra i maggiori esperti mondiali nel campo della leucemia infantile, racconta di come abbia visto guarire centinaia di piccoli malati da una malattia un tempo ritenuta incurabile.

Posani e Masera
Il professor Giuseppe Masera incontra Laura Posani, medico e alpinista, presidente della Società Escursionisti Milanesi (ph. Serafin/MountCity). Nella foto sopra il titolo, l’impegno dei ragazzi avviati alla conquista… del loro Everest.

La leucemia registrava all’inizio della carriera del professore un tasso altissimo di mortalità. “Oggi invece sono molti i casi di guarigione e si può condurre una vita normale”, racconta il professor Masera, 78 anni, che anche l’estate scorsa ha seguito i giovani pazienti in una delle abituali escursioni in Valle Camonica accompagnati dalle guide alpine, generosamente impegnate come volontari in questo progetto. “Mi è costato una certa fatica alla mia età questa volta, lo ammetto”, confida il professore che è stato direttore della Clinica pediatrica dell’Università Milano Bicocca all’Ospedale San Gerardo di Monza. “Perché il percorso è sempre duro e accidentato e perché c’è l’impegno di camminare a lungo, anche per sei o sette ore. E questo serve per mettere alla prova i ragazzi, sollecitando le loro risorse, la loro voglia di vivere”.

Alcune di queste persone che oggi godono di una vita normalissima e hanno a loro volta dei figli sanissimi si sono ripromesse di partecipare sabato 14 novembre alla cerimonia della premiazione a Palazzo Marino per testimoniare il loro affetto e la loro gratitudine a questo medico sorridente e affabile che, giunto al termine della carriera, ha appeso il camice al chiodo ma è ancora impegnato sugli aspetti psico sociali della malattia. L’encomio speciale della giuria viene attribuito al professore in particolare per l’impegno speso in favore del progetto “Conquistare il proprio Everest in Valle Camonica” che da una dozzina d’anni prevede un periodo di vacanza terapeutica nei rifugi della valle. Il gruppo di bambini può gioire e meravigliarsi a contatto con l’ambiente alpino e provare grande soddisfazione nel trovarsi in situazioni che mai avrebbero immaginato nei momenti bui del ricovero in ospedale. Un messaggio di speranza che di anno in anno si ripropone grazie al generoso contributo di persone come Andrea Bulferetti presidente dell’Associazione Mirella Cultura (http://www.mirellacultura.it) per il sostegno offerto all’iniziativa, o di Rosanna Lupieri, immancabile nelle escursioni accanto ai ragazzi, che si è ripromessa di partecipare alla cerimonia del Premio Meroni e che sicuramente merita un caloroso applauso.

Come risulta dal programma del progetto a cura del Comitato Maria Letizia Verga (039.2333526), la vacanza “avventurosa” e completamente gratuita a Ponte di Legno è riservata a ragazzi dai 9 ai 18 anni in stop terapia da 12/18 mesi assistiti da un medico dell’Ospedale San Gerardo di Monza.

”Un’attenzione crescente”, tiene a spiegare il professor Masera, “viene dedicata alla promozione del benessere psicofisico meglio definito Resilienza o Crescita Post-Traumatica grazie a un’ampia gamma di interventi di sostegno psicologico, sociale, educativo”.

Resilienza è in effetti una parola quasi magica, oggi di moda. Origina dalla fisica e rappresenta la capacità di un corpo di attutire i colpi mediante deformazioni elastiche, tramite le quali assorbe energia che poi restituisce quando riacquista la propria struttura originaria. “La psicologia ha fatto suo questo concetto”, spiega ancora il professor Masera, “a partire dalla constatazione che alcuni individui, pur essendo esposti a situazioni di grave disagio, non solo non riportano sintomi di malessere e disadattamento, ma ottengono risultati positivi nella vita personale e sociale”.

Per capire quali benefici effetti derivino dalla citata esperienza in Valle Camonica, basta leggere le testimonianze di alcuni pazienti, ragazzi che non esitano a definirsi “molto cambiati”, di avere ritrovato un’insperata serenità. Ma forse più di tutte è significativa questa frase di un quattordicenne: “Quando salgo in montagna è come se si fermasse il tempo e ho l’impressione di entrare in un mondo parallelo, in cui comanda la natura, dove tutto nasce e muore per lasciare il posto a cose ancora più belle”.

Informazioni sul Premio Meroni con il profilo di tutti i premiati sul sito: http://www.caisem.org/premiomeroni/ 

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