L’immigrazione straniera nelle montagne italiane

In una manciata di anni i pastori magrebini hanno sostituito i valdostani, senza clamori e con ottimi risultati. Le Alpi cambiano in fretta e le recenti notizie di cronaca sulle emergenze di persone sfollate da paesi in guerra verso paesi in grado di fornire loro un rifugio, Italia compresa, hanno portato i territori alpini alla ribalta anche come possibili aree in cui ospitare questi richiedenti asilo. Del fenomeno che ha provocato anche non pochi disagi e dissensi nelle località alpine si parla mercoledì 25 novembre 2015 in un seminario organizzato a Milano dall’Associazione Dislivelli e dall’Università Milano Bicocca: un fenomeno che si va a sovrapporre a quello di comunità straniere provenienti da paesi extraeuropei che da anni portano avanti i loro progetti di vita in comuni montani.

Ma come reagiscono i territori montani? Come si attrezzano gli amministratori locali? Che ruolo può giocare la società civile?

Mamma li turchi
Una ricerca di Maurizio Dematteis sulle comunità straniere nelle Alpi. Nella foto sopra il titolo un’immagine di “Il vento fa il suo giro”, film di Giorgio Diritti sui malesseri di un immigrato.

Per ragionare su questi e altri interrogativi, diversi studiosi, rappresentanti di enti locali e soggetti del mondo del non profit si incontrano mercoledì 25 novembre presso il Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Milano-Bicocca, in via Bicocca degli Arcimboldi, 8 (Edificio u7 – aula Pagani, 3° piano) (per iscrizioni: info@dislivelli.eu, andrea.membretti@unimib.it).

Il programma del seminario prevede un’introduzione sull’immigrazione straniera nelle montagne italiane (Andrea Membretti) seguita dalle relazioni di Annibale Salsa (Le Alpi, terra di migrazioni, terra di rifugio: quali possibilità di “appaesamento” per i nuovi 
immigrati?) e di Maurizio Dematteis (Buone pratiche e situazioni critiche rispetto alla presenza straniera nei comuni alpini: una prima 
griglia di lettura).

Su accoglienza, inclusione, valorizzazione degli stranieri in montagna si ascoltano poi le esperienze di enti locali e soggetti non profit: l’Ufficio Pastorale Migranti della Diocesi di Torino (Sergio Durando, Direttore),
Comune di Ormea, CN (Giorgio Ferraris, Sindaco),
Diaconia Valdese di Torre Pellice (Massimo Gnone, Program Manager)
SPRAR Val Camonica (Michela Semprebon, Università Milano-Bicocca),
Associazione Pacefuturo, Pettinengo, BI (Andrea Trivero, Direttore Fondazione Pacefuturo), Consorzio Socio Assistenziale Monviso Solidale (Pietro Schwarz, Coordinamento e animazione interculturale),
Gruppo Abele, Torino (Mirta Da Prà, Responsabile Progetto Vittime del Gruppo Abele di Torino), FIERI, Forum Internazionale Europeo Ricerche Immigrazione (Pietro Cingolani, Ricercatore), UNCEM Piemonte (Marco Bussone, Vice Presidente).

Altre relazioni riguardano i temi L’immigrazione nelle “aree fragili”: minaccia o risorsa? (Giorgio Osti), Quale spazio per gli stranieri nella “Strategia Aree Interne”? (relatore da definire), Il neo-popolamento degli stranieri può favorire la creatività culturale nelle zone montane?
(Pierpaolo Viazzo), Quale contributo possono dare i migranti allo sviluppo agro-pastorale montano? (Michele Nori), Quali condizioni istituzionali e politiche sono necessarie per la valorizzazione degli immigrati nei 
processi di sviluppo locale in montagna? (Luca La Vaille).

http://www.dislivelli.eu

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