Quando lo sci era scic. Le eleganti statuine “ciapa pulver”

Pupazzetti dall’aria birichina fanno le capriole sulla credenza del salotto in un improbabile freestyle. Graziose bimbe con il foulard sciano tenendo il bastoncino fra le gambe “a raspa” e, quando smettono di sciare, infilano gli attrezzi sotto le ascelle e se ne vanno in giro fischiettando. Fra le statuine di ceramica che fanno capolino nella collezione di Silvana, commercialista milanese, non sfigura il meglio dello sci scic: sciatrici con attillati giubbetti che sembrano avere altro per la testa e contemplano quel mondo di matti dall’alto, con ostentata indifferenza. Non tutte però. Una sta sciolinando, la sciarpa blu accuratamente annodata al collo.

Palla di neve copia
Una buffa teiera. In apertura una poco eroica sciatrice di ceramica. (ph. Serafin/ MountCity)

Sono pezzi raccolti in tutto il mondo, segni inequivocabili di una grande passione che la padrona di casa riserva agli sport invernali. Una passione che viene da lontano, quando papà la portava in Val Gardena e ai piedi del Sella le insegnava a prendere confidenza con i due “inseparabili gemelli”. Alle pareti dell’attico che a Champfer si affaccia sugli splendori del Corvatsch le cui piste risplendono di notte, sciatori anni Trenta si mostrano in dipinti di autori ignoti risalenti agli anni Trenta con qualche reminiscenza del futurista Depero. Testimonianze dei tempi in cui nascevano Cervinia e Sestriere, cittadelle della neve dove salivano rombando le prime Balilla. Lo sci come piacevole ossessione o come illusione di eterna giovinezza: questo emerge da queste squisite testimonianze di antichi inverni che si traducono anche in teiere a forma di palla di neve, in portasigarette con sciatori dipinti a smalto, in servizi di bicchieri serigrafati con lo stesso tema. I torinesi li chiamano “ciapa pulver” questi soprammobili da spolverare con attenzione, da guardare e non toccare. Oggetti che in parte appartengono alle squisite produzioni della Lenci, con i bambolotti dall’aria pacioccona e dalle guanciotte rosse che si tengono per mano. Silvana li ha ripescati sulle bancarelle dei mercatini in tutta Europa dove da anni sgrana gli occhi alla ricerca dei pezzi più allettanti.

Sciatori di gesso
Sciatori di gesso in azione anche nei reggilibri degli scaffali. Per inguaribili appassionati dello sci (ph. Serafin/MountCity)

La più divertente tra queste statuine di ceramica che hanno attraversato almeno nove decenni è una tenera sciatrice che ha perso l’equilibrio ma non la spensieratezza: se ne sta seduta sulla neve, le ginocchia raccolte, aspettando che un aitante giovanotto la soccorra offrendole il conforto di un tenero abbraccio: da prolungare nei tepori del doposci, tra lo scoppiettio delle braci nel caminetto. (R.S.)

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