Marco Albino Ferrari presenta “Montecristo”. Silenzi e incontri inattesi

In 200 pagine Marco Albino Ferrari ci accompagna sull’isola più inaccessibile del Mediterraneo. Edito da Laterza, “Montecristo. Dentro i segreti della natura selvaggia” è il titolo del nuovo libro del giornalista e narratore, tra i più fertili scrittori e saggisti di montagna, avventure e viaggi, inventore e direttore nel firmamento della Domus di “Meridiani Montagne”. L’appuntamento per gli amici ed estimatori milanesi è fissato martedì 2 dicembre alle ore 20:45 al Cai Milano in via Duccio di Boninsegna 23.

20151202_MontecristoCom’è nato questo libro straordinario? Per la prima volta dall’istituzione della Riserva di Montecristo (1971) è stato  concesso a un ‘osservatore’ d’eccezione di vivere e muoversi liberamente sull’isola. Un’esperienza unica, fatta di silenzi e incontri inattesi. Osservando il suo tesoro naturale, Montecristo diventa l’occasione per riflettere sul rapporto tra l’uomo e l’ambiente ponendoci di fronte a temi che trascendono i suoi stessi confini fisici. Per trasportarci come su un’Arca di Noè in uno spazio universale. Ferrari (Milano, 1965) ha realizzato programmi radiofonici, documentari e spettacoli teatrali. Ha fondato e dirige la rivista Meridiani Montagne. Tra i suoi libri “Frêney 1961” (Vivalda 1996), “Il vuoto alle spalle. Storia di Ettore Castiglioni” (Corbaccio 1999), “Terraferma” (Corbaccio 2001), “In viaggio sulle Alpi” (Einaudi, 2009) e “Racconti di pareti a scalatori” (Einaudi, 2011). Per Laterza ha pubblicato “La via del lupo” (2013), “Alpi segrete, storie di uomini e di montagne” (2013), “Le prime albe del mondo (2014).


Per la prima volta un osservatore nella riserva di Montecristo

“Cri-sto!” rispose una voce di donna dal tono secco, scandendo curiosamente le sillabe ad una ad una.
Mi presentai e annunciai il mio imminente arrivo. “So tutto, ci hanno avvertiti”, rispose. “Ma aspetti a cantar vittoria. Qui fino alla sera prima non si sa se si arriva. Specie d’inverno. Magari le condizioni del mare cambiano e la motovedetta non riesce ad attraccare. Non c’è il porto, sa?”. “Sì, me l’hanno detto”.
”Ecco, appunto. In ogni caso prenda nota: lei sarà sistemato nella foresteria dove in genere vengono ospitati i ricercatori”, continuò la voce, un po’ roca e decisa. “Grazie…”.
”Pas de quoi. In casa c’è una stufa, poi dico a mio marito di farle trovare un po’
di legna. Lo sa vero che si deve portare da mangiare per tutto il periodo che rimarrà sull’isola? E il discorso dell’arrivo vale anche per la partenza: qui non si possono fissare date certe, se il mare è grosso nessuno la verrà a prendere. Dunque abbondare col cibo! E non si dimentichi anche olio, sale, zucchero perché non troverà niente”.

“La Forestale le ha detto dell’acqua?”.
”In che senso, scusi?”.
”Acqua da bere, intendo. Dal rubinetto non ne scende di potabile.
Perciò si deve ricordare le bottiglie di minerale. Per fare la pasta può usare le riserve nelle taniche portate dalla Forestale. Tenga anche conto che tranne un’ora o due
la sera, qui luce non c’è. Si porti dunque una lampada frontale e le candele. Ça va?”. “Va bene”.
”Ora ascolti bene ciò che le dico: non porti arance, per carità.
Qui non sappiamo più dove metterle. Ultima cosa”, e a quel punto la voce assunse
un tono più conciliante, “le chiedo una cortesia. Purtroppo due mesi fa mi è caduto lo spremiagrumi di vetro e si è rotto. Potrebbe gentilmente portarcene uno?”.

Da piccolo punto di luce che brillava in fondo al mare, Montecristo si è lentamente ingrandita, e durante la lunga zumata ha acquistato via via volume riempiendosi
di dettagli insospettati. Grandi diedri solcano pareti aggettanti; a destra si staglia una collina semisferica interamente rocciosa. A sinistra un ampio promontorio è proteso verso l’esterno sovrastato da enormi massi depositati da chissà quali titaniche frane, e ora in bilico e pronti a rotolare schiantandosi tra le onde.
 Nel suo insieme la forma appare regolare, cono quasi perfetto che sale con ampi salti rupestri. È esattamente come me la immaginavo, un perfetto scoglio ellissoidale, come la cima di una montagna, il che mi fa sentire a casa. Il regno minerale
domina su quello vegetale, la verticalità sulle zone in piano. La roccia
è un granito rosa-arancio cosparso di enormi e luminosi cristalli
di ortoclasio, la stessa che nelle Alpi troviamo sull’Adamello
intorno ai ghiacciai più estesi d’Italia”.

Nessuno – dato il grado di protezione integrale cui l’area è sottoposta – si può avvicinare a meno di un chilometro dalle sue coste. I soli a vivere in solitudine a Montecristo, nell’unica cala riparata, sono una coppia di custodi alle dipendenze dello Stato Italiano. La lontananza dal continente ha garantito a questa terra emersa condizioni di isolamento anche durante le regressioni marine avvenute in corrispondenza delle ere glaciali. Sull’isola, antichissime specie animali altrove scomparse hanno attraversato i millenni conservando lo stesso patrimonio genetico dei loro progenitori arcaici. Montecristo è dunque a buon titolo ciò che in biologia si definisce un’‘Arca di Noè’. Per questo motivo, da qualche anno, è diventata oggetto di studi e di azioni sul terreno, anche spettacolari, che puntano a conservare gli speciali equilibri ecologici.


Per la prima volta dall’istituzione della Riserva biogenetica di Montecristo (1971) è stato concesso a un ‘osservatore’ non coinvolto nelle ricerche scientifiche di permanere e di muoversi liberamente sull’isola per un periodo prolungato di circa due settimane, nel gennaio 2015. Queste pagine sono il racconto di quell’esperienza: le escursioni, le notti passate all’aperto, gli appostamenti per osservare gli animali. Esperienza solitaria, accompagnata dalla coppia dei custodi e dagli incontri, a volte singolari, di diversi tipi umani – soprattutto scienziati – che gravitano a Montecristo.

Marco Albino Ferrari

 

Leggi qui la scheda del libro

Commenta la notizia.