Eliski inconciliabile con i valori del Club alpino

Un inverno sostenibile nonostante gli interessi in conflitto? Sono stati in tanti a chiederselo al convegno sulle Alpi in inverno organizzato il 28 novembre 2015 a Sondrio dalle Guide alpine della Lombardia. Principali indiziati di attentare a un inverno sostenibile sono i mezzi motorizzati come l’elicottero e le motoslitte che, oltre a fare danno, sono diseducativi come ha sottolineato Alessandro Gogna, alpinista tra i più famosi, ambientalista (è tra i garanti di Mountain Wilderness) e scrittore.

Alta si è levata a Sondrio anche la voce del Cai la cui contrarietà all’utilizzo ludico di motoslitte ed elicotteri è testimoniata sia dal Bidecalogo approvato nel 2013 in occasione del centocinquantesimo anniversario dell’associazione, sia dalla recente presa di posizione del Club alpino accademico italiano che ha confermato il suo “fermo orientamento” contro l’eliski riservandosi di valutare volta per volta la partecipazione a iniziative che ritenga appropriate e in linea con tale indirizzo.

Prendendo la parola dopo Luca Rotelli, biologo faunista, che ha riferito come in Austria si siano delimitate alcune zone alpine dove i mezzi motorizzati non devono entrare per non creare danno agli animali, l’avvocato milanese Vincenzo Torti, già vice presidente generale del Cai, ha preso spunto da questa circostanza per specificare come in tal caso il divieto abbia rappresentato in Austria la logica conclusione di un conflitto d’interessi tra loro inconciliabili.

“Poteva esserci una diversa soluzione”, ha spiegato Torti, “se le parti si fossero sedute a un tavolo per dare vita a una convenzione. Ma ciò si verifica solo se gli interessi in gioco sono suscettibili di un’armonizzazione. Cosa non sempre possibile, come del resto si è constatato quando il Cai di recente ha cercato un accordo impossibile con la Federazione Motoclistica Italiana, portatrice d’interessi diversi e antitetici”.

“L’autoregolamentazione o autodisciplina”, ha precisato Torti, “è da sempre lo strumento privilegiato del Cai il cui rinnovato impegno per l’ambiente è testimoniato dal Bidecalogo approvato nel 2013 dopo un ampio dibattito. E’ stato il past presidente Annibale Salsa, antropologo, a fare appello in questo contesto alla cosiddetta intelligenza del limite. Un limite che può essere soggettivo oppure oggettivo quando occorre prendere atto dei livelli di tollerabilità di un’ambiente”.

Sono dunque tre, secondo l’avvocato Torti, le soluzioni possibili agli interessi in conflitto: il divieto puro e semplice, la convenzione là dove ci sia la disponibilità delle parti e infine l’autoregolamentazione. Ma autodisciplinarsi non significa forse una rinuncia alla propria libertà?

Torti copia
Vincenzo Torti, avvocato, personalità di spicco del Club Alpino Italiano di cui è stato vice presidente generale. Nell’immagine sopra il titolo la promozione di un’agenzia specializzata.

“Si tratta in realtà”, risponde Torti, “di una scelta di libertà intelligente che consiste nel non superare un certo limite, quella carrying capacity oltre la quale si ha l’effetto boomerang. Con coerenza il Cai ha sempre cercato di autolimitare le proprie attività escludendo dai corretti modi di frequentare la montagna quello di farsi calare sulle cime da un elicottero per poi scendere con gli sci. A questo proposito, recenti esempi virtuosi da parte del Cai non mancano. Lo dimostrano le prese di posizione della Sezione Valtellinese a fronte di un progetto di zonizzazione dell’eliski in alcune vallate e lo spirito di sacrificio della SEM che non ha voluto cedere, per sanare i conti, il rifugio Zamboni Zappa al Monte Rosa a una compagnia che lo avrebbe trasformato in un centro di soggiorno per freerider elitrasportati”.

“Mi piace pensare”, ha proseguito a Sondrio l’avvocato Torti, “a una montagna così come la descriveva Luigi Bombardieri il cui lascito ha consentito la nascita dell’omonima Fondazione in Valtellina: una scuola di carattere, onestà, solidarietà e rispetto dell’ambiente. La pratica dell’eliski non corrisponde ad alcuna di queste caratteristiche e per questo non si può che ribadire, come ha fatto il presidente generale in un recente editoriale, che l’eliski è contrario ai valori adottati dal Cai. Non è dunque pensabile di assumere un ruolo formativo verso i giovani coadiuvando il raggiungimento di una cima senza preparazione e senza fatica e, quindi, con scarsa competenza. Va ricordato che l’uso dell’elicottero è universalmente accettato in montagna, ma soltanto quale efficace strumento di soccorso, mentre viene tollerato per i rifornimenti ai nostri rifugi. Lo stesso non può dirsi per l’uso ludico e turistico dell’elicottero. Senza contare che è tutto da valutare il rapporto tra i benefici economici, ammesso che siano tali, e il costo per l’ambiente ma anche per la frequentazione di una vallata che viene abbandonata dagli scialpinisti quando le rotazioni superano un certo limite e si rivelano insopportabili”.

Quale può essere a tal punto la posizione delle guide alpine? “L’accordo su questi punti esiste”, conclude Torti, “libero chi la pensa diversamente di fare scelte diverse: ma allora per coerenza dovrà scegliere di non iscriversi all’Agai che è una sezione del Cai. Senza contare che un articolo inserito quest’anno nel Codice penale prevede sanzioni per chi danneggia gli ecosistemi, sanzioni che vanno ad aggiungersi alle pene da 5 a 12 anni per chi provoca cadute di valanghe. I piloti sono avvisati”.

E’ certo che per l’eliski servono regole, che occorre una legge, e non poteva che essere questa la conclusione del convegno di Sondrio che ha avuto lo scrittore Franco Brevini quale moderatore. Ma intanto sul futuro dello sci in Valtellina, dove gli impianti registrano 165 milioni di debiti, continuano a permanere forti incognite e non sarà l’eliski il toccasana per rimettere a posto i conti.

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