A chi tocca rimuovere i relitti alla fine della “vita tecnica”?

“Promuovere il turismo sostenibile e compatibile” recita al quarto punto lo statuto dell’Associazione nazionale impianti a fune (fonte: anef.it). Impossibile non ricordarsene passando sul sentiero accanto al relitto dell’impianto che dal Pian del Tivano,  in Lombardia, saliva un tempo alla Colma di Sormano. Siamo tra gli splendori del Triangolo Lariano dove la neve è ormai un ricordo di antiche stagioni invernali, quando si veniva quassù anche per fare il fondo nella bella pista tracciata da Giorgio Invernizzi. Ora le mucche pascolano il 7 dicembre, Sant’Ambroeus, dove un tempo passavano le piste e un tiepido sole respinge le mefitiche nebbie della pianura.

A chi spetta allora, in nome di un turismo “sostenibile e compatibile”, rimuovere quell’ignobile ferraglia che fa da cornice all’incantevole visione delle Grigne? Si riteneva che un pensierino dovesse farlo il gestore dell’impianto, ma ora si ha notizia che il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha firmato il provvedimento che “salva” da questa incombenza numerose società di un settore cardine per l’economia delle terre alte. Se non si è capito male, il provvedimento elimina l’obbligo di demolizione degli impianti di risalita al termine della vita tecnica.

Mucche al pascolo 6 dicembre 2015
Mucche al pascolo durante il ponte dell’8 dicembre nel Triangolo Lariano, dove un tempo c’erano le piste di sci. Nella foto sopra il titolo, la stazione di arrivo in stato di abbandono di un vecchio ski-lift con le Grigne sullo sfondo (ph. Serafin/MountCity)

Nessun obbligo, dunque. E bisogna prendere atto (fonte: anef.it) che andare incontro alle esigenze degli impiantisti, anche se non coincidono esattamente con quelle di un turismo considerato “sostenibile e compatibile”, è quasi un dovere sociale. Stando alle statistiche europee, infatti, ogni euro di fatturato delle società in larga parte a partecipazione pubblica ne genera da cinque a sette nell’indotto (alberghi, ristoranti, scuole di sci, negozi), con effetti analoghi anche sull’occupazione: per ogni addetto degli impianti ve ne sono cinque nella filiera.

Ma chiamare tutto ciò una “vittoria della montagna” forse risente di qualche approssimazione. E in ogni modo non esclude che qualcuno possa ancora fare qualcosa per bonificare le montagne non solo lombarde dalle tonnellate di piloni, carrucole, piattelli di ski lift dismessi abbandonati quaellà.

Vale la pena di additare, come già è stato fatto in MountCity, l’esempio di Mountain Wilderness Francia che ha deciso di fare un repulisti nelle “Grandes Alpes” anche per evitare che questi relitti, affiorando nella neve, possano trasformarsi in trappole pericolose per sciatori ed escursionisti. In tre successive missioni sono stati raccolti 3 mila relitti da 180 volontari in diverse aree appartenenti a parchi nazionali. Ne hanno beneficiato in particolare la zone dal Parco del Mercantour, con 172 tonnellate di “rifiuti” evacuati dai settori della Vésubie, della media e alta Tinée, dell’Ubaye e della Roya.

Per evitare ulteriori danni, in Francia è stata avanzata una proposta: rilasciare la concessione di nuove autorizzazioni e di eventuali finanziamenti pubblici solo dietro adeguate garanzie finanziarie in grado di assicurare il ripristino del sito una volta terminato lo sfruttamento degli impianti. Questa sarebbe davvero una “vittoria della montagna”.

http://www.anef.ski

http://www.mountainwilderness.fr

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