Incontriamo Elio Guastalli, premio Meroni 2015

La cultura della sicurezza è stato un tema portante alla recente edizione, l’ottava, del Premio Marcello Meroni organizzato dalla Società Escursionisti Milanesi e consegnato il 14 novembre 2015 a Palazzo Marino a cinque benemeriti della montagna. Merito di Elio Guastalli, uno dei premiati, che nella sua veste d’istruttore di alpinismo e tecnico del Soccorso alpino da tempo si adopera per una frequentazione consapevole della montagna. Alle domande di MountCity, Elio ha risposto con la sua abituale bonomia toccando ovviamente il tasto delicato della sicurezza, concetto complementare della libertà che tanto ci sta a cuore, la cui ricerca a livelli ragionevoli – ha voluto precisare – è un obbligo morale delle persone e fa capo alla loro cultura.

Te lo aspettavi, Elio, questo premio?

“Senza dubbio non me lo aspettavo. Ho avuto il piacere di conoscere Marcello Meroni e di condividere con lui diversi momenti nell’ambito delle Scuole di alpinismo del CAI. So bene quali valori Marcello possedeva e sapeva trasmettere; altrettanto bene so come il premio a lui dedicato, questi valori così elevati li sa rappresentare. Al pari, so che esistono molte persone che si dedicano alla montagna, promuovendone la passione, la cultura, la sicurezza e altro; lo fanno in silenzio, senza cercare clamori e lontano da qualsiasi interesse personale. Io sono solo uno fra i tanti che, certo con un po’ di convinzione e una discreta dose di caparbietà, ma insieme a tanti amici, cerco di fare la mia piccola parte”.

Che cosa ti ha fatto più piacere nel riceverlo?

“Nelle motivazioni ho ritrovato brevemente riassunte, pressoché senza esclusioni, tutte le attività che mi legano alla montagna, nell’ambito delle Scuole di alpinismo del CAI, dello studio dei materiali nel Centro studi materiali e tecniche, nel Soccorso alpino e speleologico e, soprattutto, nel progetto Sicuri in montagna del CNSAS, dedicato alla prevenzione degli incidenti in montagna. Attraverso le motivazioni ho avuto l’opportunità di percepire, prima di tutto, la vicinanza di tanti amici con i quali ho la fortuna e il privilegio di condividere i miei impegni. Non voglio negare che ricevere un premio così importante per i valori che rappresenta mi impensierisce per gli impegni che implicitamente mi assegna e, nello stesso tempo, mi commuove”.

piani di bobbio lombardia copia
Al centro Elio Guastalli, istruttore di alpinismo e insegnante di Pavia, con un gruppo di ragazzi. Alla sua sinistra il collega istruttore Enrico Volpe, ingegnere milanese che contribuisce a dare vita al progetto “Sicuri in montagna”.

Vuoi aggiungere qualche considerazione a quanto hai detto in occasione della premiazione giovandoti di un esauriente slide show?

“La premiazione, tenutasi nel contesto pregevole del salone Alessi di Palazzo Marino del Comune di Milano, è stata suggestiva non solo per questo ma anche grazie alla presenza di un pubblico competente e di prim’ordine. Sono stato presentato da Enrico Volpe, amico carissimo, fraterno. Enrico è il “patron” dei campi neve dei Piani di Bobbio organizzati dalla FALC di Milano; con lui condivido quest’impegno ma innanzitutto condivido il modo di interpretate la nostra passione per la montagna. Nella breve presentazione ho cercato di riassumere velocemente le mie attività legate alla montagna, in particolare al Soccorso alpino e speleologico e al progetto Sicuri in montagna. Tutte queste attività mi sono costate del tempo, sottratto specialmente alla mia famiglia, ma mi hanno permesso di conoscere moltissime persone, note o meno note ma per me tutte importanti, meravigliose. Da tutti ho imparato qualche cosa. A tutti volevo rivolgere pubblicamente un sincero ringraziamento, in modo meno frettoloso come l’inevitabile conduzione della cerimonia ci ha imposto di fare”.

Il Premio Meroni è stato anche un riconoscimento alla bontà del progetto “Sicuri in montagna”. Prevedi qualche novità in questi incontri che in tutta Italia riscuotono grande successo?

Elio premiato
Con la targa del Premio Meroni 2015, settore Cultura.

“Il progetto Sicuri in montagna promosso dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico del CAI è nato in Lombardia nell’oramai lontano anno 2000; non perdo mai l’occasione di ricordare Daniele Chiappa perché lui ne è stato il promotore. L’indimenticabile Daniele, Ciapin per gli amici, era una persona fenomenale; chi l’ha conosciuto non può fare a meno di portarselo dentro, insieme alle sue convinzioni, quasi delle ossessioni: “bisogna fare prevenzione”, “la prevenzione è un fatto di cultura personale non delegabile”, “il Soccorso alpino deve fallire”, “dobbiamo dire a tutti cosa si prova a mettersi in spalla un bambino di sette anni morto in montagna per una banale imprudenza”. Il progetto, come sai, viene proposto dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico che ha forze ridotte, e molti problemi, e intende sollecitare buone collaborazioni. Per fortuna in tutta Italia si è consolidata oramai una cordata apprezzabile di persone e organizzazioni, nel CAI e non solo, che credono nel progetto e portano avanti la giornata invernale, la terza domenica di gennaio, e la giornata estiva, la terza domenica di giugno. Certo non basta perché tutto questo rimane comunque una piccola cosa dentro all’infinita necessità di richiamare tutti gli appassionati a momenti di riflessione e sensibilizzazione sulla prevenzione degli incidenti. Sicuri in montagna continua ad avere una vocazione squisitamente informativa tesa a sollecitare attenzioni, prudenze, rivolgendosi, almeno nelle intenzioni, ai grandi numeri; a volte si mettono in campo anche semplici momenti didattici ma la formazione, per definizione, è in capo alle Scuole del CAI, alle Guide Alpine, ai corsi di formazione che a vari livelli si organizzano. Sicuramente continueremo a proporre le due giornate nazionali, quella invernale e quella estiva; poi, valutando di volta in volta le possibilità, purtroppo mai consistenti come vorremmo, cercheremo di incentivare la produzione di materiale informativo e l’organizzazione di eventi sempre sul tema generale della prevenzione in montagna, a 360° per quanto riguarda tutte le attività. In definitiva, serve migliorare le collaborazioni potenziandole fino a farle diventare sempre più un sistema consolidato sotto la convinzione che la prevenzione è di chi la fa”.

E per concludere: hai puntualizzato che “montagna sicura” può essere un’illusione per tanti. Che cosa intendevi dire?

“Volevo dire quello che abbiamo sempre detto fin da quando il progetto è nato tanto che non lo abbiamo chiamato “Montagna sicura” ma Sicuri in montagna: la differenza non è irrilevante. La montagna è semplicemente un ambiente naturale meraviglioso: la montagna non può essere definita in assoluto “sicura” come non può essere definita “assassina”, “amica” o “nemica”. Al pari, serve a poco parlare di pericoli oggettivi se prima, in modo forte, non mettiamo al centro del discorso la persona e le sue responsabilità di comportamento; la prevenzione e la ricerca di un livello ragionevole di sicurezza è un obbligo morale delle persone e fa capo alla loro cultura, sempre e ovunque, quindi anche in montagna. Per questo, abbiamo intitolato il progetto con “Sicuri …” legando il concetto di sicurezza, forse in modo implicito ma sufficientemente chiaro, alla persona e non alla montagna. Credo che da una semplice analisi sintattica, tutto ciò si percepisca in modo evidente. Tuttavia, non nascondo che abbiamo ricevuto alcune critiche, peraltro sporadiche, che cercano di sostenere che il titolo può creare false illusioni; in verità trovo queste critiche sciocche e, forse, dettate da chi giustamente critica la nostra società “sicuritaria” ma rimane al contempo vittima della paura di poter utilizzare serenamente il termine “sicurezza”. Per nostra fortuna parliamo sempre più di sicurezza sul lavoro, in strada, ovunque; importante è farlo con la giusta misura senza creare illusioni e false garanzie. Credo che tutti noi che parliamo di prevenzione con Sicuri in montagna, che oltre a parlare ci impegniamo ad insegnare nei corsi di alpinismo ed altro, che ci sporchiamo le mani negli interventi di Soccorso alpino, interpretiamo la sicurezza verso sé stessi e i compagni come un dovere irrinunciabile che rispetti prima di tutto le persone e la loro incolumità. Anche per questo amiamo e difendiamo la libertà di frequentare la montagna. La libertà è complementare al concetto di sicurezza che ci sta a cuore poiché sollecita l’assunzione di responsabilità: la libertà di comportarsi bene, appunto”.

Ser

www.caisem.org/premiomeroni2015

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