Sui grandi temi dei beni culturali e ambientali i giornali tacciono. E gli intellettuali invece pure

“Nella grama categoria dei gufi”, argomentava giorni fa il quotidiano Il Foglio, “gli ecologisti sono tra i più agguerriti: forse in virtù della metafora zoologica che li tiene in gabbia, sono più predisposti alla conservazione piuttosto che all’evoluzione”. Già, ma quali tribune hanno a disposizione i gufi ecologisti, a parte il web che dispone anche di un’ampia costellazione di siti montanari? Sarà capitato di osservare che sui grandi temi dei beni culturali e ambientali i giornali tacciono da tempo. Un argomento scottante che non possiamo non riprendere dal blog di Franco Abruzzo, illustre attivista del buon giornalismo. L’articolo intitolato Gli intellettuali che si oppongono ci sono. Ma non hanno più giornali né tribune tv, che pubblichiamo per gentile concessione, è firmato da Vittorio Emiliani già inviato speciale del Giorno e direttore del Messaggero.

EmilianiQuell’articolo sui parchi mai pubblicato

Vivere i parchi della Lombardia
Una pubblicazione sui parchi della Lombardia. Nella foto in alto sopra il titolo, una manifestazione per la sopravvivenza del parco dello Stelvio. Quanti giornali o telegiornali ne hanno parlato?

Da mesi va di moda fra quanti hanno tribune giornalistiche e televisive a iosa sostenere che gli intellettuali italiani non parlano più, non si oppongono più ad una linea di governo disastrosa per la cultura e i suoi beni, insomma stanno chiusi nelle classiche torri d’avorio o sono ammutoliti. L’ultimo di questi dibattiti a “Otto e mezzo” da Lilli Gruber con Andrea Scanzi e Michele Serra. A me pare che a questa discussione – che rischia di risultare accademica – manchi una cosa fondamentale: quelli che democraticamente fanno opposizione al governo ci sono, e parlano, e scrivono, ma…non hanno più tribune giornalistiche e nessuno o quasi li invita a quelle televisive. Vecchi o giovani che siano. Ho scritto per Articolo 21 un commento di questo tipo: sui grandi temi dei beni culturali e ambientali anche tanti anni fa ci esercitavamo in pochi, Antonio Cederna, sul Corriere e poi su Repubblica (con più fatica), Mario Fazio sulla Stampa, Vito Raponi sull’Avanti!, Alfonso Testa su Paese Sera, chi scrive prima sul Giorno e poi sul Messaggero (più recentemente sull’Unità di Colombo, Padellaro, Sardo e Landò). Tuttavia non soltanto scrivevamo e denunciavamo, ma quegli articoli divenivano la linea stessa del giornale. Cos’è rimasto di questo? Quasi nulla. Ma non è che i vari Settis, Montanari, Erbani (quando può), Asor Rosa e pochi altri (fra i quali mi metto pur essendo in là con gli anni) non si oppongano, non critichino, non polemizzino. Non li fanno più scrivere o li fanno scrivere sempre meno.

A me è capitato col “Venerdì” di Repubblica: mi viene chiesto un paio di anni fa un editoriale sui Parchi Nazionali semi-abbandonati, porto cifre, dati, ecc. Non è mai uscito e senza che mi venisse spiegato alcunché. E’ di questi giorni la notizia ferale della divisione a spezzatino del Parco Nazionale dello Stelvio fra Province Autonome e Regione Lombardia. Fine della storia. Qualche giornale o telegiornale ne parla? Nemmeno per sogno.

Allora, tutti quelli che come Lilli Gruber, Andrea Scanzi, Michele Serra, ecc. hanno una, due o magari tre rubriche culturali, hanno tribune giornalistiche e televisive, perché non sollevano questo problema di fondo? Gli intellettuali, gli scrittori, i giornalisti di ogni età che vogliono continuare a fare opera di denuncia, di critica, di proposta ci sono, ma sono come imbavagliati, ridotti al silenzio, non hanno tribune né voce. Altro che chiacchiere da salotto.

Vittorio Emiliani

 

2 thoughts on “Sui grandi temi dei beni culturali e ambientali i giornali tacciono. E gli intellettuali invece pure

  • 18/12/2015 at 10:20
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    La cultura del silenzio imposto alla informazione è reale. Non si devono disturbare i manovratori. Ma è anche vero che l’ambientalismo si è afflosciato. lavora su slogans, non dialoga con le popolazioni locali, decidono sempre i cittadini sui destini delle località montane. Così facendo l’ambientalismo scompare anche per responsabilità dirette dei suoi dirigenti legati alle dinamiche valide cinquanta anni fa e incapaci di interpretare il presente. Luigi Casanova di CIPRA Italia

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  • 13/12/2015 at 17:47
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    I giornali tacciono perché i padroni dell’informazione sono tutti industria e finanza. E gli intellettuali sono ormai spariti in questo paese, salvo pochissimi a cui non viene data parola. E’ la nuova forma di democrazia, una oligarchia che riproduce se stessa.‬‬‬ ‪(Luciano Ferrario il 10 dicembre 2015, nel sito FB di Mountain Wilderness)‪

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