“Monte Bianco”: Cesa Bianchi ringrazia le Guide alpine

Sull’esito del reality “Monte Bianco” si esprime in un comunicato stampa del 10/12/2015, che riceviamo e volentieri pubblichiamo, il presidente delle Guide alpine italiane particolarmente impegnate con professionalità nella realizzazione dello show.

“E’ passato un forte messaggio sul nostro lavoro”

“Ora che ‘Monte Bianco Sfida Verticale’ è finito, voglio ringraziare le Guide Alpine Valdostane per aver mostrato al grande pubblico televisivo chi è una Guida alpina e aver fatto passare il messaggio, soprattutto rivolto ai neofiti, che in montagna non ci si improvvisa, ma si impara ad andare seguendo la guida e gli insegnamenti di un professionista”. Questo il ringraziamento di Cesare Cesa Bianchi, presidente delle Guide Alpine Italiane, a conclusione del programma televisivo di Raidue.

“Al di là del gradimento personale di quello che è e rimane un prodotto di spettacolo”, dice Cesa Bianchi, “quello che mi interessa sottolineare è la professionalità delle Guide Alpine, che hanno mostrato cosa significa accompagnare una persona in montagna. È passato un forte messaggio sul nostro lavoro al grande pubblico, che forse per la prima volta ha capito chi è una Guida Alpina, cosa fa e che cosa lo spinge a fare un mestiere così difficile. Certo non tutto poteva emergere della nostra professione, quello che si è visto è solo un assaggio, in parte forse anche viziato dai tempi e dalle dinamiche televisive. Eppure quell’assaggio è stato importante anche a far capire che l’andare in montagna non è un’attività da improvvisare e che serve quindi affidarsi alla competenza e all’esperienza di un professionista”.

“Non pensiamo a chi in montagna ci va già, a chi la conosce, la vive e la ama”, continua il presidente delle Guide Alpine Italiane. “Pensiamo a chi la montagna l’ha guardata solo dal basso all’alto, magari dalle vie dei paesi o da poco più su. Per costoro ‘Monte Bianco’ è stata una finestra che ha permesso di affacciarsi a un mondo che non conoscono, da cui magari sono stati anche incuriositi e affascinati e verso cui decideranno di avvicinarsi. Un’opportunità quella che è stata offerta alla montagna di comparire in prima serata nelle case di migliaia di persone. Un bene da non sottovalutare, nonostante i compromessi richiesti dallo show”.

“Concordo con il presidente del Cai Umberto Martini”, conclude Cesa Bianchi. “Il reality è uno spettacolo televisivo, non un documentario e pertanto sarebbe sbagliato cercare qui la verità assoluta relativamente all’alpinismo e alle Terre alte. Ammesso che qualcuno la conosca quella verità assoluta”.

Info: www.guidealpine.it

4 thoughts on ““Monte Bianco”: Cesa Bianchi ringrazia le Guide alpine

  • 13/12/2015 at 14:29
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    Ma qualcuno è ancora disposto a credere e a sostenere che un così detto reality possa avere un valore educativo? Parliamo di guide alpine, che sono anche operatori culturali… o sono più genericamente tra gli stakeholders della montagna quelli dal palato meno raffinato, disposti a mandar giù anche la mappazza residuale del grande fastfood della kultura itagliana, la monnezza delle monnezze? Apriamoci gli occhi, è come pretendere di suonare un quartetto di Mozart in una discoteca.

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  • 13/12/2015 at 14:11
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    io, come Popi, conosciamo un delizioso alpinista colto simpatico e bravo che per anni ha portato una famosa e facoltosa cliente sotto le cime da scalare… Non mi pare allora nessuno avesse nulla da dire…

    Comunque, come il Gonella ha chiuso prima del previsto proprio per l’impraticabilità della via italiana al Bianco! E, mi preme dirlo, no, il messaggio che è passato non era “tanto c’è l’elicottero” ma, secondo me, “non bisogna esporsi a rischi inutili e potenzialmente mortali”.

    Ho il vago sentore che molti credano troppo spesso che gli spettatori televisivi/web/stampa siano una massa di decerebrati che non capiscono nulla… Io, sinceramente, non ci crederei… Ho sentito i pareri di qualche amico tutto-mare-niente-montagne, delle mogli/compagne, dei figli. Il messaggio li ha colpiti è: ci vuole fatica e allenamento, esperienza e conoscenza. Il fisico non basta.

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  • 10/12/2015 at 14:34
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    Boh!! Non ero per principio contrario al reality anche perché era occasione di lavoro per qualche guida. Non l’ho seguito e ciò che scrivo è frutto di sentito dire. Se è vero che Moro ha detto che con il caldo che c’era non si poteva salire in sicurezza al Gonella e quindi si sarebbe usato l’elicottero, se è vero che gli “alpinisti” sono poi stati recuperati in vetta, devo dire che tutto quanto affermato prima della trasmissione e poi ora nel comunicato in stile “regime” dell’AGAI, dimostrano il fallimento di gran parte della linea che ha sostenuto l’operazione. Nulla da dire nei confronti delle ottime e preparatissime guide alpine che han fatto benissimo il loro lavoro, molto da dire invece circa il messaggio finale giunto al pubblico. Se una guida valuta pericoloso accedere ad una cima ha almeno due alternative: proporre la salita lungo un versante più sicuro o, addirittura, cambiare obiettivo. Mi sembra un concetto di saggezza e di sapienza che può essere (ed è) apprezzato anche dal cliente. Un atto di rispetto che forse poteva essere comunicato anche attraverso il reality. Ha prevalso invece la logica dello spettacolo o forse del business fine a se stesso e quindi se n’è è persa l’occasione. Cosa impara il neofita o “chi la montagna l’ha guardata solo dal basso all’alto, magari dalle vie dei paesi o da poco più su”? Che chissenefrega se per arrivare in un posto si devono attraversare luoghi pericolosi: basta prendere l’elicottero e scavalcarli. Che una volta in cima se si è stanchi basta riprendere lo stesso mezzo e tornare a casa senza rischio. Che a volte la rinuncia e l’intelligente (montanara) scelta di cambiare via d’approccio, o meta, sono fatti per i poveretti (che non possono pagare il velivolo) o per i paurosi. Il professionista che ci viene presentato sembra più uno zelante, ma un po’ grigio, travet (con tutto il rispetto per coloro che nel lavoro, quale esso sia, mettono Qualità) che una sapiente guida, la quale non deve essere solo in grado di usare ad arte gli strumenti e di insegnarne l’uso. Visti i miei “precedenti” mi preme concludere che in questo caso il “povero” elicottero diventa solo l’involontario simbolo dei tanti possibili escamotage più o meno motorizzati che, forzando la realtà delle condizioni, avvicinano le montagne anche quando se ne potrebbe fare a meno e specchio di una forma mentis che nel terzo millennio appare palesemente obsoleta. Ma tant’è!!

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  • 10/12/2015 at 11:59
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    Senza dimenticare d’aver mostrato fieramente l’utilizzo dell’elicottero in attività “alpinistiche” come se fosse un taxi ….

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