Montagnaterapia? Un’invenzione di don Roberto Pennati

“La lettura in MountCity dell’articolo sulla montagnaterapia”, ci scrive l’amico Luigi Zanetti, “mi ha riportato a qualche anno fa (1985) quando ho incontrato don Roberto Pennati e la sua comunità di Cascina Agro di Sopra, a Bergamo. Oltre a lavorare la campagna e ad accudire animali, l’altro pezzo forte della sua terapia era proprio la montagna. Organizzava uscite quasi settimanali con i ragazzi su e giù per le Orobie ma anche Dolomiti, Monte Bianco, Monte Rosa, escursioni, arrampicate. Il tutto si svolgeva con naturalezza. Non esisteva il termine montagnaterapia, però il senso dell’andare per i monti ripagava sia sotto la forma fisica che quella spirituale. Ora, questa comunità ha chiuso a causa di una grave malattia che ha colpito il sacerdote, ma la montagna è rimasta nel cuore del Don a tal punto che alcuni anni fa ha descritto in un bel libro le gite e salite che più lo hanno entusiasmato, sempre in compagna dei suoi ragazzi”.

A proposito di montagnaterapia va segnalato che nel 1999 il periodico “Famiglia Cristiana” titolò: “Quando la montagna diventa un aiuto alla vita”. Era l’esordio pubblico di questo approccio terapeutico. Il termine montagnaterapia era stato elaborato primariamente nel Lazio e proposto poi in un convegno a Pinzolo in Trentino (cfr “Famiglia Cristiana” n 40/1999 di Matteo Serafin).

Don Roberto, a quanto segnala cortesemente Zanetti, è anche lo “scopritore “di un laghetto alpino posto alla base della parete nord del Monte Cigola sulle Alpi Orobie, denominato per l’appunto laghetto Pennati.

Meta oltre la vetta
La copertina di una raccolta di racconti di don Roberto Pennati che, nella foto sopra il titolo, appare nel suo studio.

Di don Roberto Pennati (roberto.pinaz@alice.it), vicesuperiore del Patronato San Vincenzo, è da tempo noto l’impegno esemplare. Basta consultare Internet. Quarant’anni di sacerdozio li ha spesi nella famiglia del Patronato in favore dei giovani, soprattutto quelli caduti nel tunnel della tossicodipendenza. Colpito dalla Sla, la sua missione è ora offrire consiglio ai tanti che ricorrono a lui.

Nato a Bottanuco il 14 aprile 1946, do Roberto rimase orfano di padre e venne mandato nel Patronato San Vincenzo di San Paolo d’Argon, dove ha frequentato le scuole, ha conosciuto il fondatore don Bepo Vavassori ed è sbocciata anche la vocazione sacerdotale.

Nel 1974, dopo un incontro con don Luigi Ciotti, don Bepo affida a don Pennati una nuova frontiera di solidarietà: il soccorso dei giovani tossicodipendenti. Questo impegno si concretizza verso la fine di quel decennio nella comunità Agro di Sopra, in una casa a Redona dove don Pennati risiede dal 1980. “In questa missione non facile”, racconta un amico, “don Roberto ha salvato veramente tanti giovani dalla schiavitù della droga”.

La sua passione è la montagna e la sua realtà di scalate, camminate, sentieri, torrenti, flora e fauna. Per questa passione e per la fedeltà al club, nel dicembre 2007 il Cai gli ha conferito un premio. Ha pubblicato “La meta oltre la vetta (2005), “Una striscia di terra” (2007), “Il canto sottile del fieno mauro. Storia di Patrizio” (2008), “Autoritratti” (20010”, “Un intrigante laghetto” (2012). Nel 2007 ha prodotto un dvd con la storia della Madonnina che è posta sulla Torre Maria, in Alta Val Bremnbana.

“E’ come se lui andasse ancora in montagna, sentisse i sentieri sotto le scarpe, vedesse i luoghi, i paesaggi, i fiori, sentisse i profumi. La vita continua”, scrive nella presentazione di un suo libro una compagna di escursioni che non si rassegna a non vederlo più accanto a se lungo i sentieri della Bergamasca.

 

 

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