Hervé Barmasse intervistato da Urban Post

Il valdostano Hervé Barmasse ha rifiutato a suo tempo il ruolo di conduttore del reality “Monte Bianco”. Visti gli opinabili risultati della trasmissione sotto il profilo etico e dell’audience, l’alpinista di Valtournenche non può che essere soddisfatto di questa sua scelta come si può dedurre tra le righe di questa intervista che Corinna Garuffi gli ha dedicato in Urban Post e che con piacere riproponiamo per gentile concessione.

“Sempre di più si diffonde l’idea di arrivare primi ovunque”

“In montagna non si vince e non si perde: si vive solo una grande passione”: questa frase riassume la filosofia di Hervè Barmasse, l’alpinista valdostano che venerdì 13 novembre 2015 ha incontrato il pubblico di Bologna. UrbanPost c’era e l’ha intervistato

Se dovessimo descrivere Hervé Barmasse in poche parole, potremmo chiamarlo solo “figlio del Cervino”: lo sa bene il numeroso pubblico di Bologna che venerdì 13 novembre l’ha accolto in occasione di una grande serata-evento al Teatro Antoniano, pensata e organizzata dalla Fondazione per lo Sport Silvia Rinaldi Onlus in collaborazione con la palestra Up Urban Climbing di Bologna. Leggendo i passi del suo libro “La montagna dentro” e sfogliando immagini di una bellezza commovente, Barmasse ha accompagnato il pubblico alla scoperta della “sua” montagna: una compagna di vita capace di regalare e al tempo stesso di togliere, un’amica che invita ora a rischiare ora a calibrare la razionalità, sempre a misurarsi con i propri limiti. In montagna, a differenza di quello che l’immaginario collettivo potrebbe suggerire, “non si può competere”, “in montagna non si vince né si perde”: ma le grandi emozioni che ci regala, suggerisce Barmasse, hanno la bellezza di essere sempre le stesse, sia che ci si cimenti in una grande impresa, sia che si partecipi a una qualunque arrampicata vicino a casa.

Ecco perché l’incontro all’Antoniano ha avuto un altro importante obiettivo: dare visibilità a esperienze che hanno al centro lo sport per tutti, e innanzitutto lo sport per persone con disabilità o disagio sociale, come gli 850 ragazzi che recentemente sono stati coinvolti in un progetto di arrampicata che attraverso metodi e strategie non convenzionali ha fatto vivere loro emozioni uniche.

Barmasse
Hervé Barmasse

Barmasse racconta al pubblico tutto se stesso, senza omettere episodi legati alla salute “perché le paure della vita comune sono molto più grandi di quelle della montagna”. E al termine dell’incontro non si nega, ma autografa libri e domanda a tutti qualcosa, scrivendo lunghe dediche e incontrando volentieri anche UrbanPost.

Che cosa sognavi di fare da grande?

“Volevo sciare. Come ho spiegato stasera, la mia prima passione è stata lo sci, anche se questa avventura è durata poco a causa di un brutto infortunio che mi è costato sei operazioni al ginocchio, costringendomi a dire addio a quel mondo. Ma poi c’è stato l’incontro speciale con il Cervino in inverno, e quella prima ascensione fatta con mio padre, che mi hanno cambiato la vita”.

Ti sei soffermato molto a parlare delle solitarie in montagna, ma poi, nel corso dell’incontro, hai sottolineato “la gioia della condivisione” che sa regalare la cordata. Quale “vince” tra le due, o ti rappresenta di più?

“Sono due esperienze differenti. Nel corso dell’incontro, ho parlato molto delle scalate fatte con mio padre, ma avrei potuto parlare anche delle esperienze vissute con i miei amici, quindi delle cordate. Io non posso dire se la solitaria sia migliore o peggiore: alcuni la vedono peggiore perché si rischia di più, altri la considerano migliore perché si gioca “1 a 1” (da un lato la montagna, dall’altro l’uomo, che è la sfida più corretta). Sono esperienze di vita, tutto qui”.

Sport e disabilità sono stati alcuni degli argomenti della serata. Quali sono i valori che comunicano l’arrampicata e l’alpinismo? A chi consiglieresti questo genere di sport?

“Il consiglio è quello di provare a confrontarsi con i propri limiti. In realtà l’alpinismo non è uno sport: non ha delle regole e non ci dovrebbe essere un vincitore, motivo per cui si avvicina molto all’idea originaria di disciplina sportiva, ovvero al principio “l’importante è partecipare”. L’alpinismo dovrebbe essere davvero così: ma adesso purtroppo si sta trasformando, si è diffusa sempre di più l’idea di arrivare primi ovunque, anche in montagna. Per questo motivo, pur non prendendomela tanto, ho rifiutato la conduzione del reality del Monte Bianco, dove i partecipanti possono essere solo dei gareggianti che rispondono al principio “pronti, partenza e via!”. In montagna trovare un vincitore è sbagliato”.

Mi riesci a riassumere in poche parole qual è il significato che ha per te la montagna? 

“Secondo me in tre parole potrebbe essere ‘Vita, amore e speranza’”.

 

Fonte: http://urbanpost.it/herve-barmasse-intervista-allalpinista-montagna-trovare-un-vincitore-e-sbagliato

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