Così opera silenziosamente l’associazione Eco Himal

Eco Himal, associazione per la Cooperazione Alpi-Himalaya con sede in via Crispi 134 a Varese, nella sua newletter natalizia dedica ampio spazio, peraltro giustificato, alla situazione del Nepal sconvolto dal sisma della scorsa primavera. Ecco quanto scrivono Tona, Patrizia, Maria Luisa e gli altri soci di Eco Himal Italia.

logoPriorità agli interventi di uso comunitario

La situazione in Nepal con il sisma è diventata drammatica ed anche ora, nonostante il silenzio dei media, non è affatto risolta. Molta gente vive ancora nelle tende, sotto stuoie, lamiere o teli di plastica, sotto la pioggia durante l’estate e in attesa del gelo alle soglie dell’inverno. A ciò si aggiunge il recente blocco dei rifornimenti provenienti dall’India – con una conseguente profonda crisi della mobilità nel paese. Al momento la grande maggioranza dei rifornimenti sta avvenendo da nord, vale a dire dalla Cina, con le relative difficoltà dei collegamenti stradali. Una situazione politicamente complicata che genera speculazioni e tensioni civili, e che colpisce il Nepal nel momento molto difficile della ricostruzione.

Come sapete il sisma di aprile è stato molto violento sia in Nepal che sul versante tibetano dell’Himalaya, in particolare nelle vallate di Kyirong (a nord di Kathmandu) e nell’area di Nyalam e Zhangmu. In questa zona passa la strada principale, scoscesa e tortuosa, che collega il Nepal con il Tibet. La frontiera di Zhangmu-Khodari è tuttora chiusa al turismo a causa dello smottamento di questa strada, mentre le notizie sui collegamenti delle merci sono giornalmente contraddittori.

Ad aprile, al momento del sisma, la nostra vicepresidente Patrizia era in Nepal e stava concludendo un percorso di monitoraggio dei nostri progetti. A proposito di questi possiamo dire che continua il sostegno degli insegnanti della scuola di Mitcha alla quale sono stati consegnati anche due computer e una stampante. A Janakpur 150 donne hanno concluso il corso di taglio e cucito e alcune di loro hanno iniziato una piccola attività in autonomia, un vero successo! A Pokhara sono stati individuati due nuovi ragazzi non vedenti che inizieranno a breve il corso, mentre tre proseguiranno con il secondo livello.

Patrizia
Patrizia al monastero femminile di Deboche. Nella foto sopra il titolo un villaggio sperduto tra i monti.

Procedono anche i lavori alla Scuola per Francesco nel villaggio di Nalidanda in ricordo di Francesco d’Alberti, istruttore del CAI deceduto sul Monte Rosa nel 2014. I lavori sono stati avviati ed è stato completamente rifatto il pavimento in pietra; le pareti e il soffitto, previsti in legno, sono il prossimo obiettivo.

Sono stati consegnati anche due computer, uno alla scuola di Panauti già aiutata alcuni anni fa e uno alla piccolissima scuola di Jogeswhari. Il 25 aprile, mentre Patrizia rientrava da questo luogo, sulla strada verso Kathmandu, gli edifici e il suolo hanno cominciato a tremare. Appurato che nelle zone e nelle strutture da noi sostenute non ci sono state perdite umane, ci siamo immediatamente dati da fare per raccogliere fondi destinati all’emergenza; e tanti generosi amici ci hanno supportato.

Siamo riusciti a mandare in Tibet alcune donazioni, in un modo come sempre informale – chi volesse saperne di più ci può contattare in privato. Dopo un’attenta analisi, in Nepal abbiamo deciso di non operare a Kathmandu (dove sono attive le grosse organizzazioni), bensì nei villaggi di alcune zone impervie colpite dal sisma.

Sulla base all’esperienza da noi accumulata in molti anni d’impegno e di collaborazione con le comunità locali, abbiamo scelto alcuni canali per far pervenire gli aiuti. In particolare ci siamo rivolti alle associazioni Flame of Hope Nepal, Friends of Nepal, Amici Foundation Nepal, Paudel Savings, e Progetto Damar cui abbiamo mandato direttamente i fondi e dai quali abbiamo ricevuto riscontro come risulta sul nostro sito nella voce Emergenza Nepal.

Sono stati inviati in un primo tempo generi di prima necessità, tende, teli, acqua, riso e quanto altro necessario a tamponare una situazione difficilissima, anche perché molte vie di comunicazione sono state spazzate via. Nella complicata situazione politica nepalese, il governo ha promesso aiuti, ma finora poco o nulla è arrivato.

Nel frattempo in Italia ci siamo attivati attraverso conferenze, incontri, cene, il tutto per continuare a raccogliere fondi non solo per la prima emergenza, ma soprattutto per la ricostruzione.

I primi fondi sono stati inviati al monastero femminile di Deboche, quasi completamente distrutto dal sisma, soprattutto quello del 12 maggio. Da diversi anni era da noi sostenuto, ma ora i bisogni delle sei monache che vi risiedono sono molti di più. Sul sito potete trovare le immagini dei lavori di ricostruzione già iniziati; esse state scattate da Patrizia Broggi che in ottobre, con Federico Bianchessi e Silvia Antonini, si è recata in Nepal per monitorare la situazione. Precedentemente, in settembre e con lo stesso scopo, altre due socie, Hildegard e Yancen Diemberger, insieme con Ngima Sherpa, responsabile del Progetto Damar, si sono recate nell’area di Damar e Nalidanda.

Tutti ci hanno riportato notizie di una situazione davvero difficile soprattutto perché molta gente vive ancora sotto tende e stuoie, anche se quasi ovunque gli abitanti hanno iniziato il processo di ricostruzione. I problemi sono però enormi: eccessivo taglio di legname, costi dei materiali alle stelle sia per la richiesta sia per il blocco dei rifornimenti di carburante provenienti dall’India, difficoltà per reperire la mano d’opera specializzata che è naturalmente limitata e richiesta ovunque.

In questo non facile contesto Eco Himal ha scelto di intervenire su strutture di uso comunitario, vale a dire oltre al monastero già citato, scuole e presidi medici, facendo capo agli abitanti riuniti in assemblea, sotto la guida del capo villaggio, e attraverso fidate associazioni locali che monitorino le singole situazioni.

Ricostruzione Nepal
Fervono i lavori, ma la ricostruzione è tuttora problematica.

Non è stato facile scegliere, e purtroppo scegliere è necessario, ma grazie all’indispensabile presenza degli amici nepalesi e ai loro consigli sono stati identificati in particolare:

– La scuola primaria Ramilo Joati nell’area di Salleri, zona Gaidu, una delle 7 completamente crollate nella zona. Normalmente è frequentata da circa 150 studenti che ora fanno lezione nelle tende. Sembra che molti di loro siano così scioccati da non volere più seguire le lezioni, e per loro è in atto un lavoro di supporto psicologico da parte della comunità.

– Un presidio sanitario nella zona di Maidane, a un paio d’ore da Salleri, dalla parte opposta delle valle rispetto a Nalidanda. Esso serve un bacino abitato da circa 6000 persone distribuite in piccoli villaggi o case isolate, molte crollate o lesionate dal terremoto. Sono presenti un paio di ragazze volontarie, la situazione è disastrosa, mancano medicine e attrezzature di base.

A queste due strutture verranno destinati i fondi finora raccolti per la ricostruzione, fondi che attualmente ammontano a circa 20.000 euro. Nei prossimi mesi cercheremo con tutte le nostre energie di aumentare tale cifra, continuando naturalmente anche il supporto dei nostri progetti ‘storici’.

Vorremmo anche riuscire a sostenere negli studi tre bambini, figli di sherpa morti sotto la frana del Langtang. L’impegno è di 500 euro all’anno per almeno 5 anni. Uno di questi è già stato “adottato” da Patrizia, se qualcuno volesse collaborare per gli altri ci contatti.

Inoltre il nostro collaboratore Paudel ha proposto di attivare un sostegno per nove bambini orfani in Kathmandu, raggruppati da una donna nepalese che è riuscita a mettere insieme un posto decoroso, molto essenziale ma pulito, dove loro possono dormire e mangiare. Si vorrebbe anche riuscire mandarli a scuola.

Come vedete il Nepal necessita ancora del nostro aiuto, per le scosse di terremoto che, seppure meno violente, continuano, per la disorganizzazione a livello dirigenziale, e al presente anche per il blocco dei rifornimenti.

É un paese che ha bisogno di essere sostenuto e noi, insieme e solo grazie a voi, cercheremo di continuare a farlo!

Namasté, Buon Natale e Felice

anno nuovo da 
Tona, Patrizia,

Maria Luisa e dai soci tutti di Eco Himal Italia

http://www.ecohimal.it

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